Ripensare la materia

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Un progetto ideato da Bauhaus-Universität Weimar e in collaborazione con Sala 1 Centro internazionale d’arte contemporanea, B100 Fonds, Kreativfonds der Bauhaus-Universität Weimar, Bauhaus-Universität Weimar, Università di Roma La Sapienza – Facoltà di Architettura, AMA e Goethe-Institut Rom

Conferenza di presentazione: 27 maggio 2019
Presso la Facoltà di Architettura, sede storica in Piazza Borghese Roma

Apertura mostra: 28 maggio 2019 ore 18
Presso Sala 1, piazza di Porta San Giovanni 10, Roma
Fino al 20 giugno 2019
Dal martedì al sabato dalle ore 16.30 alle ore 19.30

Ripensare la materia – Reassessing Material – Materie Neu Denken prosegue il suo viaggio nel 2019 in occasione del centenario della fondazione a Weimar del Bauhaus. Il progetto viene presentato in cinque diverse località: Barcelona, Khulna (Bangladesh), Roma, San Diego (USA) e Berlino. Come gli ormai lontani membri del Bauhaus, emigrati e disseminati nel mondo, presenteremo una selezione di lavori nomadi che dimostrano la ricchezza e la complessità dei materiali di scarto. Un progetto interdisciplinare che nasce nel Bauhaus e supera i limiti tra arte e ingegneria per mettere alla prova la percezione e costruire nuove prospettive.

Lo scopo del progetto Ripensare la materia è quello di comunicare i molteplici valori dei materiali usati, rifiuti, scarti o liquami, volendo dimostrare il loro potenziale estetico, narrativo ed energetico. Nella nostra società l’immaterialità, l’automatizzazione e il digitale sono caratteristiche sempre più presenti, ma come ci relazioniamo noi con gli oggetti? Come possiamo fermare quest’onda di consumismo? Potrebbero i “rifiuti” essere usati con maggiore consapevolezza e valorizzati nelle loro caratteristiche? Potremmo cominciare a chiamarli “risorse” invece di “scarti”?

Gli oggetti che ci circondano quotidianamente parlano della nostra epoca, la loro forma e struttura può essere considerata al pari di un artefatto dal valore archeologico: cosa ci rivelano sulla storia del loro uso? Come possono degli oggetti estrapolati da contesti di vita quotidiana essere utilizzati come opere d’arte? Tra questi la valigia è costantemente presente nella storia. Ogni opera è concepita per essere nomade nel mondo e sarà quindi trasportata in una valigia. Utilizzato come contenitore per la spedizione, il bagaglio diventa a sua volta una componente del lavoro, sarà come un “Baukasten”, una cassetta degli attrezzi contenente gli strumenti utili per realizzare in loco un’altra materia.

Gli oggetti selezionati hanno un’importanza biografica e politica per gli artisti che li hanno scelti.
Da opere dal carattere sperimentale ad assemblaggi di bizzarrie, gli artisti indagano oltre al valore intrinseco della materia per spostare l’attenzione su altri elementi dati dalle specifiche iconografiche del materiale. L’uso di materiali trovati/recuperati è anch’esso una forma di riciclo.

Al fine di aumentare la consapevolezza dei nostri modelli di consumo, gli ingegneri ambientali presentano una serie di poster volti a fornire al pubblico informazioni dettagliate sulle modalità grazie alle quali i rifiuti vengono riciclati o smaltiti. Con uno specifico approfondimento sull’argomento, l’attenzione dello spettatore sarà orientata da una panoramica generale ad una più complessa e dettagliata spiegazione della ricerca in questione: si entra così anche nelle sorti di una tazzina da caffè da asporto, comprendendo la sostenibilità di una materia definita biodegradabile.

Il lavoro congiunto di artisti e ingegneri ambientali presenta nuovi aspetti d’interesse estetico e ambientale/infrastrutturale in grado di alterare la percezione della vita di città. La conoscenza dei procedimenti di cambiamento e trasformazione dei materiali nei loro stadi evolutivi di cambiamento e trasformazione cambia le prospettive e comporta una maggiore consapevolezza ecologica.

Un gruppo di giovani artisti realizzerà delle opere in situ integrando materiali recuperati e artefatti giornalieri di Roma con una riflessione sulla topografia della Città Eterna.
Delle nuove opere prenderanno così forma per questa mostra.

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Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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