“Dosaggio ormonale”

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TEATROVID-19 Il teatro ai tempi del Corona (quarta ondata, terza dose)

Teatro Lo Spazio

Con Giuditta Cambieri e Lorella Pieralli, insieme per una serata “Drammaticamente comica ad alto tasso di progesterone”.

Una serata tutta al femminile, ricca di scariche ormonali, in cui Giuditta raccontata la sua vita tra riflessioni e mancate occasioni, tutto in chiave comica e con una spruzzata di retrogusto drammatico.

Uno spettacolo che gioca con i luoghi comuni sulla menopausa e sul particolare comportamento delle donne in questa fase della loro vita, tutto in perfetto “stile Cambieri”. L’artista è supportata da Lorella Pieralli alla chitarra, che l’accompagna costantemente con un sottofondo musicale a volte arricchito da canzoni i cui testi sono sempre in tema con l’argomento della serata. Lorella spalleggia e scambia con lei battute tragico divertenti.

Nonostante l’argomento, tutto rimane sempre su toni delicati e deliziosi, non si scivola mai nel triviale. Questo è nelle corde di Giuditta, rispecchia la sua personalità genuina e sempre raffinata, è il suo “marchio” di fabbrica.

Lei è sempre molto elegante ed educata nel suo modo di fare spettacolo, strappa sorrisi e mette di buon umore con la sua spiccata ironia. Una persona adorabile che seguo da tempo. Encomiabile il suo progetto InCORONAte comiche, con cui coinvolge una trentina di artiste, tutte donne a parte qualche eccezione, per dare vita a spettacoli che coinvolgono le persone sorde, grazie anche alla partecipazione di bravissime traduttrici LIS, anche loro simpatiche attrici. Anche lo spettacolo di stasera a breve subirà questa trasformazione e sarà riadattato per essere fruibile alle persone sorde, pur rimanendo adatto per noi udenti. Un’ esperienza che consiglio di fare; è infatti emozionante essere in sala e fruire, assieme a persone sorde, delle simpatiche proposte di Giuditta e compagni.

ormoniNonostante l’età che la nostra artista nello spettacolo sottolinea di aver raggiunto, è una donna piacevole, molto attiva, giovanile e ricca di energia. Lo dimostra muovendosi con disinvoltura ed elasticità, saltellando e rotolandosi sul palco ed interagendo di continuo efficacemente con Lorella, ma soprattutto con il pubblico. Una cosa che apprezzo molto di lei, perché ogni volta che lo fa, gli spettatori reagiscono sempre positivamente e differentemente, permettendole di improvvisare scatenando così tutte le sua capacità di adattamento.

A proposito dei luoghi comuni, molto divertente la sua entrata in scena all’inizio dello spettacolo, in cui imbraccia tutta una serie di oggetti che divertentemente continuano a caderle di mano. Ad ogni “distrazione” manifesta un’ampia gamma di esilaranti espressioni imbarazzate. È una macchietta quando gioca con questi atteggiamenti e con la sua espressività ricca di sfumature, tutte divertentissime. Ci racconta alcuni suoi aneddoti che coinvolgono lei e la mamma, o momenti quando era piccola con le sue compagne, o con le suore che l’hanno istruita, con gli uomini che ha incontrato e con la sessualità, soprattutto ammiccando con naturalezza e ironia all’omosessualità, ma sempre con profondo rispetto. Ci racconta la sua vita attraverso le esperienze personali fino all’età fatidica, quella impregnata di picchi ormonali e caldane, gli stessi che manifesta Lorella, anche lei in quella “particolare” fase della vita, insieme afflitte dallo stesso “problema”. Sempre insieme, inscenano tutta una serie di gag e cantano alcune canzoni da loro composte o cover, riadattate per l’occasione con testi basati sulle problematiche ormonali. E’ il caso del brano di Jarabe de Palo “Depende” che si trasforma in “Ti pende”, con chiara allusione alla ciccia di troppo, quella che si accumula negli anni sul corpo di una donna matura.

ormoniNella parte finale, sempre accompagnata dalla fedele Lorella, Giuditta utilizza dei rotoloni di carta per le mani o semplice carta igienica per creare vestiti e coreografie, cantando e ballando ed eseguendo deliziosi cori con la chitarrista.

Alla fine della serata il palco sarà inondato di carta. In questa parte finale Giuditta mi ha riportato alla mente quegli spettacoli fatti per bambini o dai bambini stessi. L’ho percepita come una sorta di ritorno alle origini, a quella gioiosa infanzia quando con un po’ di carta, dello scotch, una forbice e tutta la nostra fantasia, riuscivamo a creare di tutto con niente per divertirci con semplicità. Giuditta in questa parte finale “gioca” nel vero senso della parola, proiettandoci in quella dimensione dimenticata ma che è ancora presente in tutti noi; basta cercarla. Quel mondo fantastico che tutti abbiamo abitato e vissuto e che lei ricostruisce con un pizzico di quell’ energia infantile che evidentemente ha ritrovato in se stessa. Un momento delicato, dolce, introspettivo e seppur carico di ironia, profondamente toccante. Tante le figure che la sua fantasia partorisce in questa scena finale che trasuda dolcezza, semplicità e serenità interiore. Il suo crescendo finale è davvero originale e manifesta tutta la sensibilità di questa splendida donna.

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