“… Inesorabilmente arriva agosto”

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TEATROVID-19 Il teatro ai tempi del Corona (verso un’estate senza mascherine)

Teatro La Sorgente
scritto da Paola Settele
regia di Antonio Stregapede

cast: Oriana Amore (l’anziana Rosa), Settimio Cantina (l’anziano Giulio), Roberto Chinelli (il dottore), Rossella Dianetti (l’infermiera romana Giovanna), Veruska Gianni (Lara, la figlia di Rosa), Loredana Lombardi (Loredana, la figlia di Giulio), Roberta Settele (Irina, l’infermiera russa), Antonio Stregapede (l’anziano Amilcare), Daniele Stregapede (lo psicopatico Capponi).

Costumi di Anna Maria Bucci
Scene di Antonio Cassano
I tecnici: Antonio Zaccaria, Antonio Cassano

Tempo fa, in questo teatro del Quarticciolo, vidi un bellissimo spettacolo proposto da questa compagnia con a capo Antonio Stregapede: “Al di là del filo”, di cui ho ovviamente scritto su questa pagina. Emozionante e toccante, il tema era la Shoah. Davvero ben fatto.

Ci tengo a sottolineare che questo teatro è una vera e propria isola artistica felice. Situato in un quartiere problematico della periferia romana, diventa una preziosa ed ottima alternativa per chi vuole estraniarsi e allontanarsi da una realtà spesso difficile. Un teatro legato alla chiesa del quartiere, che diviene così una roccaforte di speranza e riscatto sociale in grado di unire in un’unica sinergia le forze altrimenti disperse dei singoli cittadini della zona; collaborando tra loro, scoprono in questo modo di poter avere un’alternativa ed un proprio riscatto sociale.

La compagnia è ricca di attori di ogni età, molti dei quali provengono dal quartiere. Stasera alcuni di loro riproporranno una commedia già presentata con successo a dicembre. La locandina è deliziosa e già da sola mette il buon umore. Stregapede poi è un marchio D.O.C., una garanzia; dunque mi aspetto una bella serata.

Il tema è attuale: arriva l’estate, le vacanze ed i genitori anziani diventano un peso; dove e a chi lasciarli? Con ironia la sceneggiatura affronta questo tema sociale per farci riflettere e allo stesso tempo sorridere.

Amilcare, Rosa e Giulio sono gli anziani “lasciati” dai rispettivi figli al pronto soccorso dove Giovanna, una verace infermiera romana, la sua schietta collega russa Irina e il dottore di turno cercano di tamponare le falle del nostro sistema sanitario accogliendo questi “abbandonati estivi” come fossero dei randagi.
Loro sono bravissimi a rappresentare questo spaccato di vita della nostra sanità. I loro caratteri burberi nascondono di fondo un forte umanità, che esprimono con frasi dirette e vernacolari, mentre con il poco che hanno a disposizione tentano di fare miracoli.

Nel primo atto conosciamo i tre anziani, che con la scusa di malattie inesistenti vengono lasciati al pronto soccorso dai rispettivi figli, che già con le valigie fatte per le vacanze cercano un modo elegante di abbandonare il loro fardello genitoriale.
L’ambientazione è molto efficace: scritte, avvisi, espositori riconducono inequivocabilmente all’entrata di un ospedale, dove uno schietto medico e due gagliarde infermiere fanno avanti ed indietro per svolgere il loro lavoro, non mancando al contempo di inveire verso i figli di questi disgraziati che li hanno abbandonati e che loro, per carenza di letti, non sanno dove collocare. Infermiere e medico sono ben consapevoli che i vecchietti non hanno nessuna malattia, ma che sono semplicemente un impaccio per i progetti estivi dei figli.

Tutti sono bravissimi nel riproporre la spontaneità, la naturalezza e la personalità di tutti i personaggi, dall’anziano della periferia alle infermiere fino alle figlie. Movenze, atteggiamenti, battute ed espressioni sono veri, reali, anche troppo, tanto da avermi lasciato un retrogusto amaro iniziale per quella tristezza di fondo che emanano i loro caratteri. Ma la ben pensata sceneggiatura riesce ad edulcorare la storia, strappandoci inevitabilmente un sorriso e qualche risata dal profondo dell’animo.
Non può non arricchire il piatto l’immancabile pazzo di turno che si aggira per l’astanteria creando confusione, prima nelle vesti di Batman e poi con quelle di Superman, facendo impazzire il personale sanitario ma divertendo la platea con le sue trovate.

I nostri anziani alla riscossa, allora, si organizzano per fuggire dal loro ricovero con l’intento di impensierire i figli e dargli una lezione che gli rovini anche le vacanze.

Nella seconda parte conosciamo più a fondo i caratteri delle figlie, che ritornano di corsa dalle ferie, avvertite della fuga dei genitori. Lo sfogo è realistico; senza paternalismi e ipocrisie, la sceneggiatura ci mostra anche le loro difficoltà nel gestire la vita dei genitori con la loro “vecchiaia ingombrante”.
Insomma, lo spettacolo è delizioso, molto simpatico, più ironico che comico, profondo, riflessivo e toccante.
La scenografia aiuta molto lo spettatore ad immergersi in questa realtà, risucchiandolo come stesse in attesa del proprio turno per la visita.
La compagnia di questo teatro è molto attenta ai dettagli scenografici, così come ai costumi. Tutto è sempre azzeccato.
I personaggi risultano convincenti, veri, efficaci. Ognuno di loro alla fine manifesta la sua profondità d’animo, e questo forse è il punto forte della commedia. Non c’è un cattivo, né un buono, ma solo persone che affrontano difficili circostanze con i limiti di ogni essere umano. Non c’è una morale né una rivalsa su qualcuno, ma il trionfo di tutto il genere umano con i suoi pregi e difetti.
Al contrario di come avviene solitamente in uno spettacolo, dove la “botta emotiva” arriva alla metà o alla fine, quando cioè non la si aspetta, qui avviene esattamente il contrario.

Tutto accade all’inizio, tanto che sembra di trovarci al cospetto di uno spettacolo più improntato sul dramma. Ci si trova immediatamente in una realtà talmente ben rappresentata che non si può non rimanere colpiti dalle difficoltà di Giulio con il suo inizio di demenza senile, dalla rassegnazione degli altri anziani alla loro situazione, o dall’esagerata spontaneità del corpo sanitario che sembra essere poco professionale, o dai subdoli espedienti adottati dai familiari per lasciare “parcheggiati” gli anziani. Durante la storia tutto si capovolge, la tensione iniziale si allenta e tutto diventa più dolce, più morbido, soprattutto più divertente e spensierato, con un finale che dà spazio ed accontenta tutti: i personaggi si riscattano e il pubblico si diverte. Questa trasformazione è talmente sottile e progressiva che matura in un crescendo lento ed inatteso, fino al piacevole lieto fine.

Mi auguro che chi legga queste righe sia incuriosito e pronto ad andare a conoscere questa particolare realtà teatrale. Troverà una grande famiglia composta sia da artisti che da un pubblico affezionato e sostenitore. Un’unica comunità che andrebbe conosciuta, seguita, supportata e sdoganata. C’è sempre bisogno di progetti come questo.

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