Così parlò il Vecchio dell’Alpe”: un racconto di coraggio, ricordi e legami che restano nel cuore

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Così parlò il Vecchio dell’Alpe di Vittorio Rombolà è un libro che sorprende per delicatezza e profondità.

È una storia che sa unire montagne, silenzi, dialoghi intensi e ferite nascoste, restituendo al lettore una sensazione rara: quella di essersi fermato davvero ad ascoltare.

Il romanzo si sviluppa attorno all’incontro tra Thomas, il Vecchio dell’Alpe, e Valeria, caporedattrice di un magazine, donna abituata ai ritmi serrati e all’apparenza della vita moderna. Il loro confronto – fatto di riflessioni, ironia e piccole illuminazioni – diventa una bussola preziosa per riscoprire priorità smarrite.

L’atmosfera del libro è quella di un racconto che insegna senza mai mettersi in cattedra. I paesaggi di montagna, descritti con grande lucidità emotiva, diventano quasi personaggi: compagni silenziosi che ascoltano, accolgono e spingono a guardarsi dentro. Il sapore di una zuppa calda, il fruscio degli alberi, il volo di un’aquila… ogni dettaglio sembra avere la funzione di rallentare il tempo e ricordarci che “molti esistono, ma pochi vivono”

vittorio rombolàParallelamente si snoda la storia di Gabriele, il cameraman che affianca Valeria nelle sue attività giornalistiche. Con lui il libro entra nel cuore del tema più forte dell’opera: il bullismo.

Gabriele ripercorre le violenze – psicologiche e fisiche – subite durante l’adolescenza, mostrando quanto quelle ferite possano segnare un’intera vita.

È qui che emerge un dettaglio potentissimo: la sua armonica, un oggetto caro, appartenuta al padre, che Gabriele porta sempre con sé.

Non è solo un ricordo: è un’ancora emotiva, uno strumento attraverso il quale ritrova coraggio, equilibrio e una parte di sé che il bullismo ha tentato di spegnere.

Ogni volta che la sfiora, sembra riemergere un legame profondo, quasi una voce che lo accompagna nel suo percorso di rinascita.

Rombolà affronta questi temi con grande sensibilità, anche grazie al supporto tecnico-professionale di Vincenzo Vetere, presidente dell’Associazione Contro il Bullismo Scolastico, garanzia di attenzione e autenticità nella trattazione.

La prefazione di Massimo Wertmüller arricchisce ulteriormente l’opera, riconoscendo la forza narrativa e sociale del libro.

Così parlò il Vecchio dell’Alpe non è solo un romanzo: è un invito a rallentare, a osservare, a ritrovare il senso dell’essenziale.

È una storia che parla alle fragilità di ciascuno, che mostra come anche il dolore possa trasformarsi in consapevolezza. E lo fa con la delicatezza di un suono d’armonica che arriva da lontano, come il ricordo di chi ci ha insegnato a non arrenderci.

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Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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