Una giornata particolare all’Archivio Museo Storico di Fiume a Roma

Pinterest LinkedIn Tumblr +
Ho saputo dell’esistenza di questo museo grazie alla trasmissione televisiva “Una giornata particolare” di Aldo Cazzullo dedicata all’Impresa di Fiume e a Gabriele d’Annunzio, il quale il 12 settembre 1919, partì da Ronchi con un manipolo di legionari per occupare Fiume e annetterla al Regno d’Italia.

Una parentesi breve, ma assolutamente interessante della trasmissione, mostrava l’interno dell’Archivio Museo Storico di Fiume in Roma, dove la deliziosa Claudia Benassi spiegava cosa vi fosse conservato.

Dunque, perché non andare a visitarlo?

Arrivato, sono stato accolto da due esperti disponibili e visibilmente appassionati responsabili che mi hanno accompagnato alla scoperta di questo piccolo gioiello ricco di storia, ubicato nella zona dell’Eur, all’interno di quello che la toponomastica romana chiama – a partire dal 1960 e non a caso – Quartiere Giuliano-Dalmata.

Giorgio Di Giuseppe ed Emiliano Loria, mi hanno mostrato la mostra permanente dell’ Archivio-Museo storico fiumano, composta da foto, decreti, volantini, pagelle, diplomi, certificati personali, manifesti, sculture, bandiere, gagliardetti e documentazione di ogni tipo.

Poi vi è al piano superiore la biblioteca (che conserva più di seimila libri), la pinacoteca con tante opere d’arte di autori fiumani, istriani e dalmati, manoscritti dannunziani, manifesti, giornali in italiano, croato, tedesco, ungherese e stampe dell’epoca, e addirittura la prima versione in italiano degli Statuti di Fiume, che risale al 1530 (in questi giorni l’originale è stato trasferito all’Archivio di Stato di Roma, in Corso Rinascimento, per una bella mostra dedicata proprio alla città di Fiume).

Tutti questi Reperti che raccontano la storia multiculturale di Fiume, e soprattutto l’identità italiana della città quarnerina, ma anche dell’Istria e della Dalmazia.

Una storia che continua, ma che alla fine della seconda guerra mondiale ha subìto un duro e triste colpo: l’esodo di gran parte della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia.

Quelle aree di straordinaria bellezza paesaggistica costituite dalla penisola istriana, il golfo del Quarnaro, il litorale dalmata con la città di Zara, che erano abitate da molti italiani autoctoni entrati a far parte dell’Italia in seguito alla vittoria della Prima Guerra Mondiale.

Sono terre che dall’inizio del ‘900 hanno conosciuto guerre, scontri etnici, politici e religiosi senza mai trovare pace fino agli inizi degli anni 2000.

Senza tornare troppo indietro nel tempo infatti, basti pensare alla dominazione austroungarica cessata con il crollo degli Imperi centrali nel 1918, l’avvento dell’Italia, ma anche del fascismo e poi del nazismo, cui fece seguito il regime comunista di Tito, per poi arrivare alle guerre balcaniche negli anni Novanta con la dissoluzione della Jugoslavia e la formazione delle odierne Repubbliche di Slovenia, Croazia (che fanno parte dell’UE), Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro.

La Società di Studi Fiumani gestisce questo piccolo scrigno di storia. E’ un’antica Società, costituita a Fiume nel 1923, e poi ricostituita in esilio a Roma nel 1960.

La Società di Studi Fiumani, insieme all’Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio (sorta nel 1995), conserva e valorizza un’eredità importante: testimoniare attraverso documenti e libri la cultura italiana alla frontiera giuliana, con particolare riferimento alla città di Fiume, una città particolarissima situata in uno dei golfi più suggestivi di tutto il Mediterraneo, il golfo del Quarnaro, tra l’Istria e la Dalmazia.

Promuove dunque la ricerca storica organizzando seminari, convegni, conferenze, mostre e aggiornamenti per docenti, e promuovere così la conoscenza nelle scuole di questo spaccato di storia.

A cadenza semestrale pubblica la rivista di studi adriatici “Fiume”, promuovendo un dialogo con la città di origine, la comunità italiana e le istituzioni croate.

Per altre curiosità e per poter scaricare molto materiale (anche didattico) consiglio di visitare il sito: https://www.fiume-rijeka.it/

La Società di Studi Fiumani oggi è presieduta dal prof. Giovanni Stelli, nato proprio nella Fiume italiana nel 1941, ed esule per molti anni con la sua famiglia a Napoli.

Qui è diventato un filosofo molto apprezzato per i suoi innovativi studi su Hegel. Ha scritto anche molti libri e saggi sulla storia di Fiume, l’irredentismo italiano in Adriatico e il nazionalismo europeo. Il suo volume Storia di Fiume è stato tradotto anche in croato.

Il Direttore dell’Archivio Museo Storico è il dr. Marino Micich, nato a Roma da una famiglia originaria di Zara. Autore anche lui di numerosi saggi, tra cui il fortunato Togliatti, Tito e la Venezia Giulia (Mursia 2025), e ora in libreria con il nuovo saggio storico Fiume Addio! (Mursia 2026)

Ho voluto fare qualche domanda al prof. Emiliano Loria, che è il conservatore della sezione archivistica e caporedattore della Rivista Fiume, diretta dal presidente Giovanni Stelli.

La domanda sembra scontata: perché costituire un museo di questo tipo? Cosa vi ha spinto a livello personale a interessarvi con tanta passione ad un argomento così difficile da trattare?

L’Archivio Museo Storico di Fiume è nato dall’iniziativa di alcuni esuli fiumani in Italia. Tra questi va sicuramente menzionato il grande storico e politico fiumano Attilio Depoli, che avanzò la proposta di costituire un Istituto con il preciso compito di raccogliere e conservare tutto quel materiale di grande rilevanza storica che molti profughi fiumani erano riusciti a portar via dalle loro abitazioni.

Si sentì l’esigenza di tramandare la secolare cultura italiana alle generazioni future quale tangibile memoria di Fiume e delle lotte dei cittadini fiumani in difesa dell’identità italiana della città, e contemporaneamente di dar vita un centro studi permanente. Il gravoso e ambizioso compito a cui pensava Depoli non poteva che essere accolto e sostenuto dalla gloriosa Società di Studi Fiumani, sorta a Fiume nel 1923 e rinata in esilio a Roma nel 1960.

L’Archivio Museo si colloca nel Quartiere Giuliano-Dalmata, nel nucleo originario del Villaggio giuliano che ospitò almeno duemila profughi da Fiume, dall’Istria e dalla Dalmazia (e in seguito anche dall’Egitto, dalla Libia, dall’Etiopia).

Quanto è sentito questo argomento?

Nel tempo l’interesse è cresciuto. Quando andavo all’Università Sapienza di Roma i temi legati alla frontiera adriatica erano un vero e proprio tabù.

La storia veniva raccontata a buchi e soprattutto fino all’Impresa fiumana di Gabriele d’Annunzio, argomento molto complesso, e assai divisivo. Le posso assicurare che la vivacità culturale, le tradizioni di carattere etnico, musicale, letterario di tutta quell’area erano totalmente misconosciute o del tutto ignorate sia dall’Accademia che dall’opinione pubblica in Italia.

L’interesse era molto di nicchia e aspettava solo di essere riscoperto dalla comunità accademica e dall’opinione pubblica. Grazie all’istituzione del Giorno del Ricordo avvenuta più di venti anni fa, e fissata per il 10 febbraio in memoria del Trattato di Pace del 1947, molte sono state le iniziative promosse e questa attenzione tanto dai media che dalle istituzioni pubbliche; quanto dalle accademie, dalle scuole e delle associazioni culturali.

Questo ha permesso che tutte le vicende della frontiera orientale italiana fossero riscoperte, discusse, studiate. Siamo stati inondati di visitatori, e tanti sono i progetti che portiamo avanti con le scuole e i dibattiti che promuoviamo in tante sedi, dagli enti locali ai dipartimenti universitari, come tra molte associazioni culturali sparse nel territorio italiano, ma anche in Croazia, a Fiume, nell’odierna Rijeka.

Cosa deve aspettarsi un visitatore che viene a trovarvi? E quelli che sono venuti che reazione hanno avuto? Soprattutto sono curioso di sapere se al museo sono venuti o vengono dei giuliano-dalmati e quali sono le loro reazioni.

Tutti i visitatori che vengono a trovarci si ritrovano in un luogo atipico. Roma è piena di posti davvero singolari e suggestivi, carichi di cultura e rimandi semiotici.

L’Archivio-Museo fiumano è sicuramente da inserire in questa lista. Organizzato su due piani, racchiude una mostra permanente, una pinacoteca, un’emeroteca, una biblioteca specialistica e un archivio ricco di fondi (in buona parte consultabile sul portale Lazio 900).

E’ come una grande casa, ricolma di oggetti di tutti i tipi, come le case di artisti e collezionisti. L’ordine con cui sono disposti i cimeli ha una sua ratio storicamente fondata che viene compresa durante il tragitto circolare, ma l’effetto che procuriamo nei visitatori, a maggior ragione se esuli o figli di esuli giuliani, è un salto emotivo, geografico, simbolico in un passato ormai scomparso.

Quale il vostro obbiettivo finale?

Il nostro obiettivo è tanto semplice quanto ambizioso: far conoscere attraverso gli studi e le ricerche i drammi a lungo dimenticati degli esuli giuliano dalmati, promuovendo nel contempo il dialogo interculturale con le terre di origine. E’ un obiettivo che testardamente stiamo portando avanti da molti decenni e che non ci stanchiamo di perseguire.

Vi invito a visitare questo museo e a conoscere questo spaccato di storia così importante e finora poco conosciuto.

Quando arriverete, vi sembrerà di entrare in un’abitazione in cui troverete degli affabili e disponibili padroni di casa che vi accoglieranno mettendovi a vostro agio ed aprendovi le porte su una realtà storica che vi sarà raccontata con passione e meticolosità.

Scrivi a: redazione@viviroma.tv
Share.

Leave A Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com