Teatro Roma
Di Antonello Costa, Gianluca Irti e Gianfranco Phino
Con Antonello Costa, Annalisa Costa, Giampiero Perone e il Corpo di ballo
Nel marzo 1987 Antonello esordiva per la prima volta su un palcoscenico. Oggi, il nuovo spettacolo racchiude tutta l’esperienza di oltre quattromila serate in tutta Italia, con circa due milioni di chilometri percorsi e trentacinque diversi Varietà, dieci album con brani originali e otto DVD colmi delle sue performance. In questi anni l’artista non ha perso neanche un grammo della sua energia e del suo entusiasmo.
Non si contano più i personaggi che ha creato e che la sua fertile mente continua a partorire, implementando il suo già vasto repertorio che, credo, abbia raggiunto i centocinquanta caratteri.
Non mi stancherò mai di osannare questo grande artista italiano, che ancora oggi riesce a proporre il Varietà e l’ Avanspettacolo in una chiave contemporanea e moderna, mantenendo inalterato quel sano retrogusto dal sapore passato.
Come al suo solito, Antonello porta sul palco tutta la sua travolgente allegria attraverso monologhi, macchiette, tormentoni, parodie, canzoni e balletti.
È accompagnato da uno splendido corpo di ballo formato dalle deliziose e brave Agata, Ylenia, Eleonora ed Elisa, che propongono i più disparati stili di ballo nei loro sfavillanti costumi, dimostrando una bella preparazione tecnica e professionalità.
Con loro l’immancabile Annalisa, dotata ballerina, soubrette, coreografa, nonché braccio destro, oltre che sorella di Antonello, da sempre con lui sul palco.
Poi c’è l’insostituibile, grande e fraterno amico di palco Giampiero Perone, che con la sua personale e sobria comicità sposa elegantemente quella proposta da Antonello.
Giochiamo al Varietà minuto per minuto
La presentazione è presto fatta: tutti insieme sul palco aprono la serata con uno scambio di feroci freddure. Parte così una sorta di gara tra Antonello, Annalisa e Giampiero a chi la spara peggio. Un’introduzione divertente che dura ben quindici minuti e riscalda il pubblico preparandolo all’intensa serata che lo aspetta. Ben due ore di grande spettacolo.
Il primo personaggio interpretato è lo stravagante Romino con il suo persistente mal di testa. Un buffissimo soggetto con un improbabile quanto assurdo parruccone in stile afroamericano, che propone anche una simpatica canzone, supportato allegramente dal partecipe pubblico.
È il momento del calembour. Antonello è un maestro in questa disciplina. Attraverso la sua comicità, interpreta un dolcissimo personaggio che racconta una favola composta con giochi di parole, assonanze e omonimie, utilizzando termini prettamente culinari. Argutamente geniale.
Piccolo stacchetto con Annalisa con un balletto che oltre ad arricchire lo spettacolo, permette ad Antonello di prepararsi per il numero successivo: un bel tributo a Napoli e a sette tra gli artisti più rappresentativi del panorama partenopeo, come Totò, Pino Daniele, Renato Carosone, Sergio Bruni, Nino Taranto, Roberto Murolo, Aurelio Fierro.
Si esibisce così in un bel medley, accompagnato dal pubblico, che conoscendo questi brani famosi li canta insieme a lui. Un tocco d’autore è la bella scenografia che presenta le immagini degli artisti citati ricreate con l’intelligenza artificiale.
Segue lo sketch al parco con Giampiero ed Antonello. Racconta di un singolare incontro al buio farcito con equivoci, doppi sensi e fraintendimenti. Semplicemente esilarante. Sopraffine la mimica e la gestualità dei due che stimolano risate ed applausi.
Neanche il tempo di riprendersi da questo sketch, che arriva l’esaurito Sergio, una ormai mitica macchietta. Per la prima volta Sergio, disturbato da buffi tic ed insolite nevrosi, viene presentato non in forma di monologo ma in compagnia del suo stravagante psicologo impersonato da un travolgente Giampiero. Assolutamente esilarante.
È il momento del centone. Si tratta di un’altra tecnica in cui il nostro artista si dimostra un campione. Con la sua esuberante fantasia, Antonello cambia il testo di alcune canzoni famose, lasciandone solo il motivo inalterato.
Si tratta di brani che hanno accompagnato la nostra infanzia: Goldrake, Jeeg robot, Candy Candy, Heidy, Lady Oscar, Tiger man Lupen III…
I testi si trasformano in esilaranti inni alla vecchiaia e agli acciacchi che porta con sé. Un’attenta scenografia ricrea i personaggi dei citati cartoni animati in là con gli anni, proponendoli in una versione malinconica ma particolarmente divertente.
Ci aspetta ora un bel balletto in pieno stile anni Venti al ritmo di Charleston, eseguito da Annalisa e il corpo di ballo. Una riuscita performance presentata con dei bellissimi costumi.
Arriva l’immancabile Don Antonino che tra battute e un balletto mette in mezzo uno spettatore strappando risate sia a lui che al pubblico.
Arriva ora Annalisa nei conturbanti abiti di Jessica Rabbit in versione calabrese; è accompagnata da Giampiero, maltrattato dall’avvenente femme fatale per la sua scarsa sensualità. Movenze e costume di Annalisa sono perfetti, uguali a quelli della famosa diva del cartone animato.
Novità assoluta
Ironicamente, Antonello mette a confronto i nostri balli di gruppo con quelli più eleganti e coinvolgenti diffusi nel mondo.
Annalisa e il corpo di ballo eseguiranno impeccabilmente quelli stranieri, mentre Giampiero e Antonello si cimenteranno goffamente in quelli italiani.
Si parte dagli anni Cinquanta, muovendosi nei decenni a seguire. Così si passa dal Limbo, la Dance, la Lambada, la Macarena, il Gangnam Style, a Lola, i Vatussi, il Tuca Tuca, il Ballo del Qua Qua e il Pulcino Pio…
Immaginate lo sprizzante, sensuale e cronometrico corpo di ballo capitanato da Annalisa a confronto con gli sconclusionati e impacciati Antonello e Giampiero… si ride a crepapelle.
Si arriva al finale della serata con una bella canzone interpretata da Antonello e con i primi saluti.
Ma non è finita, perché arriva impetuosamente un bis presentato con l’ennesima riuscita macchietta che canta “Buonanotte” di Renato Carosone, accompagnata dall’ormai immancabile coro del pubblico.
Finisce così in bellezza la Prima di questo nuovo spettacolo che lascia soddisfatti artisti e pubblico.
Gli spettacoli di Antonello Costa si rivelano sempre dei veri toccasana per l’animo e il corpo, rinvigorendo e ritemprando.
Si trascorrono due ore in allegria gustando l’inventiva e la classe di questo grande artista che in ogni esibizione, oltre a riproporre alcuni suoi cavalli di battaglia, inserisce anche grandi novità.
Le idee di Antonello e dei suoi colleghi autori sono sempre di alto livello, geniali ed originali.
Chiudo con una sua frase che racchiude il suo pensiero:
“Non si smette di giocare perché si invecchia, ma si invecchia perché si smette di giocare…”
E se ve lo dice un talento che da quarant’anni è sulla cresta dell’onda e riempie i teatri, dovete solo seguire il suo consiglio.
Andate a vedere al Teatro Roma il suo “Giochiamo con il varietà”, non ve ne pentirete! 🎭
Scrivi a: redazione@viviroma.tv







