Un viaggio nell’arte di Ennio Morricone
Un viaggio imperdibile e travolgente nell’arte di Ennio Morricone, uno dei più grandi compositori del Novecento.
Il Maestro non ha bisogno di presentazioni: la sua carriera straordinaria è costellata di riconoscimenti internazionali, tra cui due Premi Oscar, tre Grammy Awards, quattro Golden Globes, sei BAFTA, dieci David di Donatello, undici Nastri d’Argento, due European Film Awards, un Leone d’Oro alla carriera e il Polar Music Prize, oltre a oltre 70 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.
Le sue musiche hanno segnato la storia del cinema e dell’immaginario collettivo, emozionando intere generazioni e consacrandolo come uno dei più grandi autori di colonne sonore di tutti i tempi.
Il prossimo 27 marzo, questo straordinario patrimonio musicale rivivrà sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, in un concerto che promette di emozionare il pubblico con le più celebri composizioni del Maestro.
Protagonista strumentale sarà il prestigioso Ensemble Le Muse, formazione che vanta numerosi riconoscimenti internazionali.
Al pianoforte, nonché ideatore e direttore del progetto, il Maestro Andrea Albertini.
A rendere l’esperienza ancora più intensa, la partecipazione straordinaria di Susanna Rigacci, conosciuta in tutto il mondo come “la Voce di Morricone”. Dal 2001 è stata infatti la voce solista del Maestro, contribuendo a rendere indimenticabili le sue esecuzioni dal vivo.
Le interviste di ViviRoma Magazine
Noi di ViviRoma Magazine abbiamo intervistato Angelica De Paoli e Susanna Rigacci.

Susanna-Rigacci
Intervista a Susanna Rigacci
Susanna, che emozioni provi nel reinterpretare i brani iconici del Maestro?
Beh, puoi immaginare… sono stata vicino al maestro per 20 anni, e sono stata la sua cantante solista per tutto questo tempo, dal 2000 fino all’ultimo concerto che ha fatto prima di ritirarsi.
Cantare le musiche di Ennio Morricone è già di per sé emozionante, ma vivendo accanto a lui, conoscendo la sua sensibilità artistica e musicale, direi che l’emozione è doppia.
Com’era lavorare a stretto contatto con Morricone?
Prima di tutto si era avverato un sogno, perché lo conoscevo già da ragazzina: guardavo i suoi film e seguivo la sua musica.
Ma avevo anche studiato, e questo mi faceva davvero tanto piacere: avevo preparato dei brani della sua musica assoluta, cioè la musica contemporanea. Io mi sono avvicinata a Ennio Morricone tramite la sua musica assoluta, non attraverso le colonne sonore.
Infatti, il primo incontro con il maestro avvenne a Roma, mentre stavo interpretando un brano meraviglioso che si chiama Frammenti di Eros. Il maestro venne ad ascoltare quell’esecuzione, e da lì iniziò la nostra collaborazione.
Era un momento incredibile, perché avevo sempre sognato di incontrare il maestro Morricone eseguendo le sue opere contemporanee. Quando poi si presentò l’opportunità di collaborare anche con la sua musica da film, puoi immaginare… si era davvero realizzato un sogno, proprio come avevo detto prima.
Tra le tante colonne sonore di Morricone, c’è una a cui sei particolarmente legata?
Questa è una domanda difficile, perché ci si affeziona a tutto ciò che si canta.
Nel momento in cui uno esegue un brano, quel brano diventa tuo: lo fai tuo, non solo con la prestazione vocale, ma anche con il sentimento che ci metti.
La musica di Ennio Morricone, infatti, ti tocca nel profondo, arriva fino all’anima di chi l’ascolta. Perciò è difficile dare una risposta.
Certo, sono molto legata a due brani in particolare. Uno è il tema di C’era una volta il West, che è meraviglioso. Chi ha visto il film ricorda quei momenti, e naturalmente era anche il primo brano con cui generalmente iniziavamo la mia parte nel concerto, quindi era il primo approccio.
Ricordo anche lui mentre prendeva il respiro insieme a me, come fraseggiava, il modo in cui muoveva le mani… sono momenti che rimangono particolarmente impressi.
L’altro brano è diverso, perché lì c’è poesia, c’è un’emozione profonda, e poi c’è L’Estasi dell’Oro, che è davvero un momento straordinario, di grande potenza e drammaticità.
Qual è l’eredità più importante che Morricone ha lasciato nella musica?
Io credo che lui sia davvero un punto di riferimento, una pietra miliare.
Vedo molti giovani che prendono spunto da ciò che il maestro Morricone ci ha lasciato, non solo a livello musicale e artistico, ma anche umano.
Era un uomo straordinario: vederlo lavorare era una lezione di serietà, profondità e umiltà incredibile, che indubbiamente ha segnato anche noi giovani.
Osservare un uomo così dedito alla musica è qualcosa che, secondo me, ha influenzato e continuerà a influenzare le nuove generazioni.
Dai grandi maestri si impara sempre, non solo ascoltando la loro musica, ma anche guardandoli lavorare, con tutta la loro passione e dedizione.

Angelica Depaoli
Intervista ad Angelica Depaoli
Angelica, che emozioni provi nel reinterpretare i brani iconici del Maestro?
Sì, è uno spettacolo che portiamo avanti da parecchi anni, quindi è molto rodato e l’ho cantato tante volte.
Eppure, ogni volta per me è davvero emozionante, perché i temi ci riportano a momenti della vita, della storia, delle immagini.
Ogni esecuzione è diversa: dipende dal palco, dal pubblico, dai momenti che stiamo vivendo in quell’istante e dall’orchestra che suona con me.
Insomma, questo spettacolo è sempre vivo.
Tra le tante colonne sonore di Morricone, c’è una a cui sei particolarmente legata?
Tra i brani che canto, forse la mia “corona sonora” in questo periodo, che non è facile a livello politico e internazionale, è legata a Sacco e Vanzetti.
Parla della pena di morte e della storia di due italiani emigrati in America. Ogni volta che canto quella ballata, non riesco a trattenere le lacrime.
Qual è l’eredità più importante che Morricone ha lasciato nella musica?
Credo che ci sia un messaggio molto importante: si può partire davvero da zero.
Certo, gli anni erano diversi da quelli che viviamo oggi, ma il fatto che qualcuno possa cominciare in un contesto lontano dal mondo musicale e, con impegno, dedizione e talento, diventare uno dei più grandi compositori cinematografici del mondo è straordinario.
Secondo me questo è un messaggio potente per le nuove generazioni: incoraggia a credere nei propri sogni e nelle proprie inclinazioni.
È anche un invito all’impegno, perché lui è sempre stato una persona totalmente dedicata alla propria arte.
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