Roma ha fatto una cosa semplice e potentissima: ha trasformato un luogo della città in memoria viva.
Il 22 aprile 2026, in via Renato Fucini (all’altezza di via Umberto Fracchia), è stato inaugurato il Parco Remo Remotti, uno spazio che oggi non è più solo verde urbano, ma diventa identità, racconto e omaggio a uno degli artisti più liberi e irriverenti della cultura romana.
Una cerimonia che ha unito Roma tra emozione e risate
Alle 16.30 si è svolta la cerimonia ufficiale di intitolazione della targa toponomastica alla presenza di Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura del Comune di Roma, e della famiglia dell’artista.
Ma il momento ha preso vita davvero quando sul palco sono saliti i protagonisti della scena artistica italiana:
Federica Remotti, Sabina Guzzanti, Stefano Fresi, Massimiliano Bruno, Michela Andreozzi e Tommaso Zanella “Piotta”.
Non solo presenze istituzionali: voci, ricordi, energia. Un modo collettivo per riportare Remo Remotti nel cuore della città che ha sempre raccontato senza filtri.
Remo Remotti: l’uomo che ha raccontato Roma senza chiedere permesso
Attore, poeta, pittore, scultore. Ma soprattutto: uno spirito libero.
Remo Remotti, nato a Roma nel 1924 e scomparso nel 2015, ha attraversato il mondo dell’arte senza mai farsi incasellare. Le sue opere, i suoi monologhi e la sua ironia tagliente hanno raccontato una Roma vera, spesso scomoda, sempre autentica.

Il suo linguaggio diretto, provocatorio e profondamente umano lo ha reso una figura unica nel panorama culturale italiano.
Le voci che lo hanno ricordato
Durante la cerimonia, il ricordo di Remotti non è stato formale, ma vivo.
Sabina Guzzanti, Stefano Fresi, Massimiliano Bruno, Michela Andreozzi e Tommaso Zanella “Piotta” hanno portato sul palco frammenti di memoria, parole e interpretazioni che hanno restituito tutta la forza di un artista fuori dagli schemi.
Un omaggio collettivo che ha unito generazioni diverse nel segno della sua eredità culturale.
Un parco che non è solo un parco
Il Parco Remo Remotti non è soltanto una dedica toponomastica.
È un segnale forte: Roma sceglie di ricordare chi ha saputo raccontarla senza filtri, con poesia, ironia e verità.
Uno spazio che oggi diventa punto di incontro tra città, arte e memoria.
E soprattutto: un modo per dire che certe voci, anche quando tacciono, continuano a parlare.
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