Arena 11 a Roma: cinema e comunità tornano protagonisti al Parco Tevere

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Arena 11, il cinema incontra la comunità di Viale Marconi

Sette serate per guardare Roma attraverso il cinema, ma anche per fermarsi, incontrarsi e riscoprire il valore delle relazioni. Dal 31 agosto al 6 settembre 2026, il Parco Tevere Marconi, nel Municipio XI, ospita la seconda edizione di “Arena 11 – Cinema e Comunità”, rassegna di cinema transculturale curata da Cultural Pro ETS.

L’appuntamento propone una selezione di film italiani e internazionali capaci di raccontare il territorio e la sua comunità attraverso prospettive differenti, mettendo in luce continuità storiche, sociali e culturali tra Viale Marconi, Roma e altri contesti del mondo.

L’ingresso è gratuito e il pubblico avrà a disposizione 150 posti a sedere senza obbligo di prenotazione, oltre a un punto ristoro e alla suggestiva vista sul fiume.

Il progetto è promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico “Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno” ed è realizzato in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Il tema della seconda edizione: l’alienazione

Al centro della nuova edizione c’è il tema dell’alienazione, intesa come quella distanza che può crearsi tra le persone a causa delle disuguaglianze sociali e di genere.

La città e il quartiere in cui viviamo dovrebbero essere luoghi nei quali sentirsi a casa. Eppure paura, isolamento e narrazioni che rappresentano le persone come naturalmente diverse e separate possono finire per indebolire proprio quelle relazioni che tengono insieme una comunità.

Arena 11 prova a osservare questa realtà attraverso il cinema, riscoprendo il quartiere e mettendo in evidenza la poetica delle sue molteplici relazioni.

Le opere selezionate affrontano temi come disuguaglianze, razzismo, identità, genere, potere, tecnologia, solitudine e solidarietà, proponendo una riflessione sulla necessità di sostenersi reciprocamente per costruire un mondo più ospitale e solidale e contrastare avidità, sfruttamento e violenza.

La rassegna nasce quindi anche come luogo di incontro e socialità, dove trascorrere del tempo insieme attraverso le storie raccontate sul grande schermo.

Il programma di Arena 11

Lunedì 31 agosto – La commare secca

La prima serata comincia alle 20:30 con la presentazione della rassegna e un talk dedicato al film della serata con Sofia Dati, Nensi Bego e Fabio Bego.

Alle 21:00 spazio a “La commare secca”, opera prima di Bernardo Bertolucci, realizzata in Italia nel 1962.

Il film è ambientato sulle rive del Tevere e numerose scene sono state girate tra Parco Schuster e Ponte Marconi. Il soggetto è di Pier Paolo Pasolini e racconta il misterioso omicidio di una donna e le vicende che si intrecciano intorno alla sua morte.

Lo sguardo di Bertolucci e la colonna sonora di Piero Piccioni trasformano le rive del fiume in una sorta di spazio sospeso, quasi un residuo di vita naturale al quale si cerca di tornare per sfuggire al controllo e alla conformità della città.

Il Tevere diventa una terra di confine attraversata da personaggi apparentemente lontani ma legati tra loro, figure che spesso si incrociano senza realmente vedersi.

Il titolo stesso suggerisce un’assenza di empatia e una rassegnazione nei confronti di quelle categorie di persone, come le donne emarginate, costrette a confrontarsi con una dura lotta per la sopravvivenza ai margini del progresso.

Martedì 1° settembre – Adam

Alle 21:00 sarà proiettato “Adam”, diretto da Maryam Touzani e prodotto in Marocco nel 2019.

La protagonista è Samia, una ragazza incinta, sola ed emarginata che cerca lavoro come domestica nelle case dei quartieri popolari di Casablanca.

I pregiudizi rendono le persone diffidenti e indifferenti, ma Samia incontra Abla, una panettiera che vive con la figlia e decide di accoglierla.

Tra le due nasce un forte legame affettivo capace di mettere in discussione le norme sociali.

La storia porta così a interrogarsi sul significato stesso di famiglia e comunità: non necessariamente qualcosa determinato dai legami di sangue o da rituali che possono riprodurre gerarchie patriarcali, ma soprattutto un rapporto di sostegno reciproco che si manifesta quando arriva il momento del bisogno.

L’ospitalità diventa quindi un gesto di rottura nei confronti di una società che rischia di trasformare l’egoismo in una regola, chiudendo le persone dentro le proprie mura domestiche e mentali.

Mercoledì 2 settembre – Fiume o morte!

Alle 20:30 è prevista la presentazione di “Fiume o morte!” con il direttore della fotografia Gregor Božič.

Alle 21:00 seguirà la proiezione del film di Igor Bezinović, produzione Croazia, Italia e Slovenia del 2025.

L’opera racconta l’occupazione di Fiume nel 1919 da parte di Gabriele D’Annunzio e dei reparti militari da lui guidati.

Il film utilizza materiali d’archivio e ricrea alcune scene storiche attraverso la partecipazione di attori amatoriali, interrogandosi sul modo in cui gli eventi di Fiume sono stati elaborati dalla memoria collettiva sui due lati dell’Adriatico.

Il racconto mette in evidenza il rapporto tra passato e presente e i miti della forza e della mascolinità legati all’estetica proto-fascista, sottolineandone la dimensione ambigua e tragica.

La vicenda di Fiume diventa inoltre l’occasione per riflettere sul concetto di colonialismo, non soltanto come conquista di territori lontani, ma anche come tentativo di sottomettere una popolazione e un territorio attraverso un progetto di sfruttamento sostenuto da un’ideologia imperiale, nazionalista e razzista.

Dietro l’apparente componente giocosa della ricostruzione, emerge così una domanda sul peso che la violenza e la guerra continuano ad avere nel nostro patrimonio politico e culturale.

Giovedì 3 settembre – R.M.N. (Animali selvatici)

Alle 21:00 arriva “R.M.N. (Animali selvatici)”, film di Cristian Mungiu, prodotto in Romania nel 2022.

Ambientato in Transilvania, regione multiculturale della Romania, il film affronta uno dei temi più persistenti dell’Europa contemporanea: il razzismo.

Matthias, operaio romeno di etnia tedesca, ha lavorato in Germania, dove ha sperimentato il razzismo dei tedeschi cosiddetti “autoctoni”. Tornato nel suo villaggio in Transilvania, si ritrova in una comunità nella quale molti abitanti sono partiti alla ricerca di stipendi più alti.

La situazione cambia quando un’impresa locale assume alcuni lavoratori cingalesi e parte della popolazione interpreta il loro arrivo come una minaccia.

Ispirato a una storia vera, il piccolo villaggio diventa una metafora di un continente attraversato dalla xenofobia.

Il film invita inoltre a riflettere sull’origine del razzismo, che non nasce necessariamente da elaborate “teorie scientifiche”, ma può essere alimentato dal culto dell’identità nazionale intesa come qualcosa di geneticamente e culturalmente chiuso e immutabile.

Venerdì 4 settembre – Souad

Alle 21:00 sarà proiettato “Souad”, di Ayten Amin, produzione egiziana del 2021.

Souad, studentessa di Zagazig, vive una relazione sentimentale a distanza che finisce per sconvolgere la sua routine familiare e il rapporto con le amiche.

Il film apre una riflessione sull’influenza dei social media nella vita quotidiana e sul modo in cui possono generare ansie e aspettative capaci di modificare il rapporto con noi stessi e con gli altri.

La protagonista vive in una realtà sospesa tra un continuo sviluppo tecnologico e urbano e il mantenimento dell’ordine sociale.

Il rapporto con gli altri passa sempre più attraverso identità costruite e rappresentate online, contribuendo, secondo la prospettiva proposta dal film, ad accentuare disuguaglianze sociali e di genere.

I social possono diventare paradossalmente “anti-sociali”, sostituendo i rapporti faccia a faccia con relazioni mediate da filtri e algoritmi.

La risposta alle sfide contemporanee viene allora ricercata nella possibilità di recuperare relazioni dirette, capaci di restituire valore alla nostra umanità e a quella degli altri.

Sabato 5 settembre – All we imagine as light (Amore a Mumbay)

Alle 21:00 sarà proiettato “All we imagine as light (Amore a Mumbay)”, film di Payal Kapadia, prodotto in India nel 2024.

La storia parte da una condizione apparentemente paradossale: si può vivere per oltre vent’anni in una città e continuare a sentirsi stranieri, anche a causa della paura di essere espulsi.

Il film racconta come i confini visibili e invisibili legati a classe, genere e religione influenzino la vita in una metropoli cosmopolita come Mumbai.

Al centro ci sono Pabhra e Anu, due amiche infermiere originarie del sud dell’India che condividono la stessa casa.

Entrambe affrontano complicate vicende sentimentali che finiscono per isolarle dai colleghi e dalle famiglie.

Mentre grandi interessi economici globali incidono su territori, vite e relazioni, l’amicizia diventa una forma di luce nel buio: una presenza capace di offrire conforto e gioia di fronte all’angoscia per un futuro ancora incerto.

Domenica 6 settembre – Medusa

La seconda edizione di Arena 11 si conclude alle 21:00 con “Medusa”, film di Anita Rocha da Silveira, prodotto in Brasile nel 2021.

La protagonista, Mariana, appartiene a una setta religiosa guidata da un carismatico predicatore che impone il rispetto rigoroso di quelli che vengono definiti valori cristiani e vieta comportamenti non conformi ai propri principi.

Di notte, alcune credenti organizzano ronde per punire donne accusate di comportamenti immorali.

Il film, ispirato in parte a “Suspiria” di Dario Argento, riflette sull’oppressione femminile e sulla costruzione stessa dei concetti di “femminilità” e “mascolinità”, così come sulle istituzioni che contribuiscono a definirli.

Ma la riflessione si allarga ulteriormente: tutti, in qualche modo, possono essere costretti a indossare una maschera costruita ancora prima della nascita, un’identità funzionale all’ordine sociale e politico.

Una maschera che assegna un ruolo e che può imporre obbedienza e silenzio.

La ribellione, attraverso la festa, la fuga e l’autodifesa, viene rappresentata come possibilità di rompere una violenza diventata strutturale e accettata.

Un cinema che diventa spazio di incontro

La forza di Arena 11 sta anche nella scelta del luogo.

Per sette giorni il Parco Tevere Marconi non sarà soltanto lo spazio destinato alle proiezioni, ma un punto di incontro nel quale cinema, quartiere e comunità possono entrare in dialogo.

La rassegna porta a Viale Marconi storie provenienti da realtà differenti, ma accomunate da interrogativi che attraversano la società contemporanea: come conviviamo con chi è diverso da noi? Quanto pesano le disuguaglianze? Chi definisce la nostra identità? E cosa accade quando smettiamo di incontrarci davvero?

È proprio attraverso queste domande che Arena 11 cerca di riscoprire il quartiere, valorizzandone il carattere interculturale e le molteplici relazioni.

Come arrivare al Parco Tevere Marconi

Il Parco Marconi è raggiungibile con la Metro B, scendendo alla fermata Basilica San Paolo, da cui sono necessari circa 10-15 minuti a piedi.

Le linee bus ATAC che servono Viale Marconi e Piazza della Radio, con fermate tra cui Meucci, Fermi e Righi, comprendono 170, 766, 775, 780, 781, 791 e 792, oltre alla linea notturna N781.

Per chi arriva in treno, i principali riferimenti sono le stazioni Roma Trastevere e Roma Ostiense, con possibilità di proseguire in autobus o Metro B.

È possibile raggiungere l’area anche a piedi o in bicicletta attraverso Ponte Marconi.

Arena 11 – Tutte le informazioni

Arena 11 – Cinema e Comunità
Parco Tevere Marconi
Lungotevere di Pietra Papa – Roma 00146

Dal 31 agosto al 6 settembre 2026
Dalle 20:30 alle 23:30
Ingresso libero
150 posti a sedere senza prenotazione
Infoline: 0699500

Il progetto è promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, vincitore dell’Avviso Pubblico “Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno”, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Per conoscere il progetto e tutti gli aggiornamenti:

https://culturalpro.art/

https://www.facebook.com/culturalpro

https://www.instagram.com/iculturalpro/

Per una settimana il Tevere diventa una sala cinematografica a cielo aperto. Ma Arena 11 prova a fare qualcosa di ancora più ambizioso: usare il cinema per rimettere le persone al centro, riportando lo sguardo sulle relazioni, sulle differenze e sul quartiere come luogo da vivere insieme.

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Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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