Roma, aggressione alla mostra di Laika: opere imbrattate e gallerista minacciato

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Aggressione alla mostra di Laika a Roma: imbrattate le opere di “The Collapse of Democracy”

Tre uomini incappucciati, le minacce al gallerista e le opere imbrattate. È quanto accaduto nel pomeriggio del 27 ottobre alla Galleria Rosso20sette di Roma, in via del Sudario 39, dove è in corso The Collapse of Democracy, la mostra dell’artista di street art Laika.

Secondo quanto riferito nel comunicato, gli uomini avrebbero costretto Stefano Ferraro, responsabile della galleria, a rimanere fermo mentre danneggiavano tutte le opere esposte.

Un episodio che colpisce non soltanto uno spazio espositivo, ma anche il progetto artistico al centro della mostra: un percorso che affronta le ingiustizie, le contraddizioni della società americana e le questioni legate ai diritti civili.

Laika ha reagito pubblicamente all’accaduto con parole nette, ribadendo la volontà di continuare a esprimersi attraverso la propria arte.

Laika dopo l’aggressione: «È il tempo del coraggio e non della paura»

L’artista non nasconde la gravità di quanto accaduto e collega l’episodio al tema della libertà di espressione, denunciando quello che considera un clima di crescente intolleranza nei confronti del dissenso.

«Ciò che è accaduto ieri pomeriggio è un fatto gravissimo», dichiara Laika.

«L’aggressione squadrista ai danni della galleria, in pieno giorno, da parte di un gruppo di persone incappucciate che hanno immobilizzato e minacciato Stefano, il gallerista, è qualcosa che ci deve far riflettere.

Viviamo in un tempo in cui violenza, censura e repressione sono all’ordine del giorno, in cui una parte politica di questo Paese normalizza e legittima il comportamento di certe persone, che credono di poter agire nella più totale impunità».

Parole che esprimono la lettura politica dell’artista sull’accaduto e sul contesto in cui si inserisce la sua attività.

Per Laika, l’arte non è soltanto una forma di espressione, ma anche uno strumento per mettere in discussione il potere, denunciare le ingiustizie e difendere la possibilità di manifestare idee scomode.

«Questo gesto è la conferma che l’arte è un mezzo potentissimo, che fa paura a chi non crede in un futuro fatto di libertà e di uguaglianza», prosegue l’artista.

«Questa aggressione è la prova che è in atto un processo di deterioramento e di collasso dei valori democratici, ed è stato un attacco al dissenso e alla libertà di espressione».

L’opera dedicata a Martin Luther King tra quelle danneggiate

Tra i lavori colpiti durante l’irruzione c’è anche un’opera dedicata a Martin Luther King, figura centrale nella storia della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti.

Sul lavoro compare una frase che assume un significato particolare alla luce dell’accaduto: «L’odio distrugge chi odia».

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È proprio da questa immagine che Laika rilancia la propria posizione, rivolgendosi direttamente agli autori del gesto.

«Se il vostro intento era quello di spaventarmi, non solo non ci siete riusciti, ma non avete fatto altro che confermare la mia convinzione di essere dalla parte giusta della storia.

Tra le mie opere danneggiate c’è quella di Martin Luther King, sulla quale appare la scritta “L’odio distrugge chi odia”, e io sono più forte di prima.

È il tempo del coraggio e non della paura. La gente come noi non molla mai. Ci vediamo nelle piazze, sui muri e nelle gallerie».

La risposta dell’artista è una dichiarazione di continuità: non rinunciare agli spazi pubblici, alle gallerie e alla possibilità di utilizzare l’arte per affrontare temi controversi. Un messaggio che si lega direttamente ai contenuti di The Collapse of Democracy.

Stefano Ferraro: «Una galleria deve poter essere un luogo di confronto»

A raccontare le conseguenze dell’irruzione è anche Stefano Ferraro, gallerista della Rosso20sette,

che sottolinea di essere stato minacciato per impedirgli di intervenire mentre gli uomini imbrattavano le opere.

«Hanno usato le minacce per impedirmi di intervenire mentre imbrattavano le opere.

È un’aggressione a chi lavora in questo spazio e alla libertà degli artisti che ospitiamo.

Una galleria deve poter essere un luogo di confronto, anche attraverso opere scomode», dichiara Ferraro.

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Il suo intervento riporta l’attenzione anche sulla funzione degli spazi culturali indipendenti: luoghi in cui possono trovare posto linguaggi, immagini e posizioni che non necessariamente incontrano

il consenso di tutti. La possibilità di ospitare opere capaci di suscitare discussioni e contestazioni è parte del ruolo stesso di una galleria.

L’episodio, per come viene descritto dall’artista e dal gallerista, ha quindi coinvolto sia le opere sia chi si trovava a lavorare nello spazio espositivo.

“The Collapse of Democracy”: la mostra di Laika alla Rosso20sette

Inaugurata il 10 ottobre e prevista fino al 14 novembre 2026, The Collapse of Democracy – States of Injustice, Chapter 2 è curata dal Team 1954 e riunisce una ventina di opere tra tele, lavori su carta e installazioni.

Il progetto nasce dal secondo viaggio di Laika negli Stati Uniti e affronta le contraddizioni della società americana, le ingiustizie strutturali e le politiche dell’amministrazione Trump.

Accanto ai lavori di denuncia trovano spazio omaggi a figure e movimenti impegnati nella difesa dei diritti civili, oltre a opere a sostegno della Palestina.

La mostra prosegue il percorso avviato nel 2023 con States of Injustice, Chapter 1, mantenendo al centro l’attenzione verso le disuguaglianze, i conflitti politici e le questioni che attraversano la società contemporanea.

Il titolo The Collapse of Democracy richiama il tema che attraversa l’intero progetto: la fragilità dei valori democratici quando vengono messi alla prova dalle ingiustizie e dalle limitazioni della libertà.

È in questo contesto che l’imbrattamento delle opere assume, per Laika, un significato che va oltre il danno materiale e investe direttamente la possibilità di esprimere il dissenso.

Solidarietà dal mondo dell’arte e dello spettacolo

Dopo l’accaduto, a Laika sono arrivati messaggi di solidarietà dal mondo della politica, dello spettacolo e dell’arte. Tra questi anche quello di Shepard Fairey, conosciuto come Obey, artista che Laika aveva incontrato a Los Angeles.

La vicenda riporta così al centro il rapporto tra arte, libertà di espressione e confronto pubblico.

Per Laika, la risposta all’intimidazione non passa attraverso il silenzio, ma attraverso la prosecuzione del proprio lavoro e la difesa degli spazi in cui l’arte può affrontare anche gli argomenti più divisivi.

La sua dichiarazione finale è un messaggio rivolto non soltanto agli autori dell’irruzione, ma anche a chi considera la cultura uno spazio di partecipazione e di discussione: «È il tempo del coraggio e non della paura».

La mostra The Collapse of Democracy – States of Injustice, Chapter 2 è prevista alla Galleria Rosso20sette di Roma fino al 14 novembre 2026, secondo il calendario comunicato prima dell’accaduto.

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Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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