La Casina delle Civette di Villa Torlonia: storia, architettura e restauri a Roma

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La Casina delle Civette di Villa Torlonia a Roma

Sulla via Nomentana sorge questa bella villa in cui abitarono prima i proprietari principi Torlonia, poi Mussolini e tra il 1944 e il 1947 gli Alleati, che qui insediarono il loro Comando.

La villa rimase poi chiusa per molti anni per essere infine acquisita nel 1978 dal Comune di Roma che la aprì al pubblico.

In quel periodo la Casina delle Civette, era in disuso e ridotta ad un rudere. Circondata da una recinzione, questa veniva profanata da piccoli gruppi di adolescenti che vedevano in quella struttura fatiscente una casa abitata da streghe e fantasmi.

In seguito la struttura subì un attento ed accurato restauro e venne abbellita con delle vetrate create da Duilio Cambellotti.

L’edificio si affianca agli altri presenti nel sito: il Casino Nobile, il Casino dei Principi e la Serra Moresca. Tutti poli museali siti all’interno della villa, che oltre a raccogliere vestigia storiche e ruderi, è completamente immersa nel verde composto dalle più diverse specie di piante.

La casina che ospitò il principe Giovanni Torlonia jr. fino al 1938 (anno della sua morte), ha nel tempo subito una lunga serie di trasformazioni.

Così quella che era l’ Ottocentesca Capanna svizzera, che costituiva originariamente un luogo di evasione rispetto all’ufficialità della residenza principale, si trasformò in una singolare, accogliente ed elegante dimora.

La Casina nascosta da una collina artificiale collocata sul bordo sinistro del parco rispetto al Casino Nobile, posto all’entrata principale sulla via Nomentana, venne ideata nel 1840 da Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia.

Originariamente appariva come un manufatto rustico, con paramenti esterni a bugne di tufo, dipinto a tempera con l’intento di imitare delle rocce e dei tavolati di legno.

Due sono gli edifici che compongono il complesso: il villino principale e la dipendenza.

Questi sono collegati tra loro da una piccola galleria in legno e da un passaggio sotterraneo che si differenziano dal romantico rifugio di ispirazione alpestre ideato dallo Jappelli, se non fosse per le strutture murarie principali disposte ad “L”, per l’impronta volutamente rustica e l’uso dei diversi materiali costruttivi lasciati a vista come la copertura a falde inclinate.

Già dal 1908, la cosiddetta Capanna svizzera, cominciò a subire una progressiva e sempre più radicale trasformazione voluta dal nipote di Alessandro, Giovanni Torlonia jr, che ne trasformò l’aspetto in una sorta di piccolo fiabesco Villaggio medioevale.

I lavori furono diretti dall’architetto Enrico Gennari e l’edificio si tramutò nella raffinata residenza oggi visibile.

Grandi finestre, loggette, porticati, torrette, con decorazioni a maioliche e vetrate colorate la rendono suggestiva ed accattivante.

Dal 1916, l’edificio cominciò ad essere chiamato Villino delle Civette, questo per la presenza di una vetrata raffigurante due di questi rapaci stilizzati posti tra dei tralci d’edera.

Si tratta di un’ opera eseguita da Duilio Cambellotti nel 1914.

In tutta la struttura persiste costantemente il tema della civetta; questa viene raffigurata nella gran parte delle decorazioni e nel mobilio voluto dal principe Giovanni, un uomo dal carattere scontroso ed amante dei simboli esoterici.

Nel 1917, l’architetto Vincenzo Fasolo aggiunse al complesso le strutture poste sulla parte meridionale della Casina, arricchendola con una fantasiosa decorazione in stile Liberty a cui si aggiunge una grande varietà di materiali e particolari decorativi, tra cui la suggestiva tonalità grigia del manto di finitura delle coperture, composto da lavagna in lastre sottili diversamente sagomate, che si contrappongono elegantemente alla variegata cromia delle tegole in cotto smaltato.

casina delle civetteLo spazio interno si sviluppa su due livelli, tutti curati nelle opere di finitura con decorazioni pittoriche, stucchi, mosaici, maioliche policrome, legni intarsiati, ferri battuti, stoffe parietali e sculture in marmo.

I punti forti della dimora sono sicuramente le decorazioni delle vetrate, tutte installate tra il 1908 e il 1930, prodotte dal laboratorio di Cesare Picchiarini su disegni Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto.

Il degrado dell’edificio iniziò nel 1944, durante l’ occupazione delle truppe anglo-americane, che durò oltre tre anni.

Quando il Comune di Roma acquisì il complesso, la Villa, gli edifici e il parco erano in condizioni disastrose.

Il tutto venne aggravato da un incendio nel 1991.

Furti e vandalismi completarono l’opera di devastazione.

Solo dopo un lungo, paziente e meticoloso lavoro di restauro, eseguito tra il 1992 e il 1997, che sfruttò quanto conservato sulla base delle numerose fonti documentarie, si è potuto la restituire uno dei più singolari e interessanti manufatti dei primi anni del secolo scorso, qualcosa di unico che non ha eguali nel panorama nazionale.

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