Con “La memoria del cuore”, il suo settimo libro, Marilù S. Manzini firma una delle opere più intense e coraggiose del suo percorso artistico e letterario.
Un viaggio nell’anima alla ricerca di una possibile salvezza, pubblicato da Piemme e vincitore della XII edizione del Premio Zanibelli 2024, che conferma l’autrice come una delle voci più originali e profonde del panorama contemporaneo.
Scrittrice modenese che vive a Milano, Manzini è un’artista poliedrica: si occupa di scrittura, arte visiva, fotografia e regia cinematografica, muovendosi con naturalezza tra linguaggi diversi ma uniti da un’unica tensione: raccontare ciò che spesso resta nascosto.
Una carriera tra letteratura, cinema e arte internazionale
Tra i suoi maggiori successi letterari figurano “Io non chiedo permesso” e “Il quaderno nero dell’amore”, che ha superato le 100.000 copie vendute. Da quest’ultimo Manzini ha tratto anche la sceneggiatura e la regia dell’omonimo film, portando sullo schermo la sua visione intima e radicale dell’amore e delle sue ferite.
Parallelamente alla scrittura, l’autrice ha esposto le sue opere artistiche non solo in Italia, ma anche all’estero: a Miami durante Art Basel, presso il Mana Wynwood, e a New York, alla Unix Gallery, confermando una ricerca espressiva che attraversa confini e discipline.
La presentazione al Teatro Franco Parenti di Milano
“La memoria del cuore” sarà presentato venerdì 30 novembre a Milano, presso il Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo 14). A dialogare con l’autrice ci saranno Marco Garavaglia e lo psichiatra Gaspare Palmieri, mentre le letture saranno affidate alla storica dell’arte Alessandra Bertolè Viale.
A chiudere l’incontro, un momento musicale di grande suggestione: le canzoni di Gaspare Palmieri e Cristian Grassilli, autori del progetto Psicantria (psicopatologia cantata), accompagnati dal violoncello di Annalisa Di Leo. Una musica pensata come estensione emotiva del libro, capace di accompagnare il pubblico verso la scoperta della propria memoria del cuore.
Cos’è la memoria del cuore?
Ogni essere umano possiede una memoria che va oltre quella razionale. Spesso non ne è consapevole.
È da qui che parte Marilù S. Manzini: dalla memoria dei sentimenti, da ciò che abita l’intimo più profondo, dai ricordi che non vogliamo affrontare ma che continuano a esistere, nascosti, pronti a riaffiorare in modo improvviso o a restare rannicchiati dentro di noi per paura di tornare alla luce.
Sono sentimenti autentici, custoditi nel cuore, che emergono involontariamente nella vita quotidiana. L’autrice conduce il lettore in un percorso che mette in discussione il confine tra ciò che è reale e ciò che viene etichettato come follia, arrivando a suggerire che proprio ciò che definiamo “pazzia” possa essere, in alcuni casi, una risposta a un mondo irrisolto.
I “senza pelle” e la fragilità come verità
Attraverso un’analisi attenta e un lavoro basato anche su interviste, Manzini racconta le storie di chi la vita non è riuscito ad accettarla: per fragilità, per eccessiva sensibilità, per una ricerca di risposte che il sistema sociale non è in grado di offrire.
Sono i “senza pelle”, persone che sentono troppo, che non sono state comprese e che finiscono per cercare una forma di guarigione all’interno di case di cura psichiatriche private. Ognuno con la propria storia, il proprio martirio, il proprio fardello, la propria ferita.
Un libro che non lascia indifferenti
L’impatto de “La memoria del cuore” è forte e diretto. Non concede zone di comfort. Chi legge si ritrova a mettere in discussione certezze apparentemente solide, costretto a interrogarsi sul proprio modo di sentire, ricordare, vivere.
Ogni scossone emotivo, ogni sussulto durante la lettura diventa un’occasione per aprire gli occhi e la mente, offrendo una nuova forza a chi è imprigionato o annebbiato nella routine del proprio pensiero. Un libro che non si limita a raccontare, ma che accompagna, destabilizza e — soprattutto — resta.
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