Cristiano Rocchi è uno dei parrucchieri più apprezzati di Roma, con oltre vent’anni di carriera nel mondo dell’hairstyling.
Fondatore del salone Ti Amo Extension, situato in Via Ettore Rolli, è oggi un punto di riferimento nazionale per le extension, la tricotecnica e le consulenze tricologiche avanzate, grazie a un approccio che unisce estetica, cura ed etica.
Cristiano, ci racconti come è iniziata la tua carriera nel mondo dell’hairstyling e come è nato il
tuo salone a Roma?
La mia carriera è iniziata molto presto, quasi in modo naturale. I capelli per me non sono mai stati solo estetica, ma un mezzo per raccontare le persone. Fin dall’inizio ho unito tecnica, curiosità e ascolto, attirando anche l’attenzione dei media e collaborando con il mondo dello spettacolo. Dopo oltre vent’anni di esperienza e formazione continua è nato Ti Amo Extension, come laboratorio di bellezza dove immagine e cura convivono.
Quanto ha influenzato il tuo percorso il fatto di specializzarti nelle extension?
È stato fondamentale. Nei primi dieci anni, quando i centri specializzati in extension praticamente non esistevano, ero già un punto di riferimento. Questo mi ha portato a viaggiare molto, soprattutto in India, dove ho scoperto il valore dei capelli vergini indiani naturali sacri provenienti dal mercato etico induista.
Quali sono stati i momenti chiave della tua evoluzione professionale negli oltre 20 anni di
attività?
Capire che i capelli non sono solo bellezza, ma anche salute. L’approfondimento della tricotecnica e la collaborazione con medici e specialisti tricologi hanno segnato una svolta decisiva.
Cosa rende unico il tuo salone in Via Ettore Rolli rispetto ad altri centri a Roma?
Un approccio personalizzato e integrato. Non mi sono fermato alle classiche extension, ma ho sviluppato percorsi che uniscono estetica, cura e consulenza avanzata.
Hai uno stile particolare o una filosofia di lavoro che applichi con ogni cliente?
Valorizzare senza forzare. Ogni percorso nasce dall’ascolto e dal rispetto della persona.
Tra i servizi offerti, quali sono i più richiesti e perché?
Le extension in capelli vergini indiani naturali e le consulenze tricologiche personalizzate, perché le persone cercano soluzioni reali.
Come scegli i prodotti e i brand con cui lavori?
Qualità, sicurezza, etica e rispetto del capello sono imprescindibili.
Quali sono le tendenze hairstyle che preferisci oggi?
Naturalezza consapevole: colori morbidi, tagli su misura e capelli sani.
Con l’avvento dei social, come è cambiato il modo di concepire il look?
I social hanno accelerato la comunicazione, ma il mio lavoro resta rendere realistico ciò che spesso è solo immagine.
Che tipo di relazione si crea con chi entra nel tuo salone?
Un rapporto di fiducia profonda. Molti clienti mi seguono da anni.
Qual è il consiglio più importante che dai a chi ha paura di cambiare look?
Il cambiamento va accompagnato, non imposto.
Cosa significa lavorare a Roma?
È stimolante e impegnativo, una città che richiede personalità.
Che consigli daresti a un giovane parrucchiere?
Studiare, avere pazienza e rispettare il mestiere.
Quali abilità sono essenziali per avere successo?
Tecnica, empatia, disciplina e capacità di evolversi.
Hai nuovi progetti per il futuro?
Sviluppare ulteriormente la mia linea di capelli e rafforzare le collaborazioni con il mondo medico.
Come si evolverà l’hairstyling nei prossimi anni?
Sarà sempre più consulenziale e meno standardizzato.
C’è una trasformazione che ricordi con soddisfazione?
Quelle silenziose, quando una persona sorride allo specchio.
Hairstyling: arte o artigianato?
Entrambe: arte applicata con responsabilità artigianale.
Cosa ti emoziona a fine giornata?
Sapere di aver aiutato qualcuno a sentirsi meglio.
Hai scritto il romanzo “Diamante Nero”: cosa ti ha spinto a farlo?
Il bisogno di esprimere una parte di me attraverso le parole.
Di cosa parla il libro?
Identità, ombre, rinascita e forza interiore.
Ci sono elementi autobiografici?
Sì, soprattutto emotivi.
Scrittura e hairstyling: che differenze ci sono?
Strumenti diversi, stesso obiettivo: comunicare.
Che messaggio speri arrivi ai lettori?
Che anche nelle parti più scure può esserci valore.
Pensi di scrivere ancora?
Sì, la scrittura fa parte del mio percorso.
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