In occasione della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” – APS riporta al centro del dibattito pubblico il tema delle discriminazioni e delle violenze contro le persone LGBTQIA+.
Un fenomeno che, secondo quanto evidenziato dall’associazione, continua a essere troppo spesso sottovalutato nonostante i numeri raccontino una realtà ancora profondamente segnata da paura, esclusione sociale e hate speech.
A intervenire è Mario Colamarino, che sottolinea come la violenza contro le persone LGBTQIA+ non sia un fenomeno marginale, ma una condizione quotidiana vissuta da moltissime persone in Italia e in Europa.
“Una persona LGBTQIA+ su due ha subito molestie”
Secondo i dati dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), citati dal Circolo Mario Mieli, una persona LGBTQIA+ su due avrebbe subito molestie nell’ultimo anno.
Un dato che comprende non soltanto aggressioni fisiche, ma anche insulti, intimidazioni, discriminazioni sul lavoro, episodi di esclusione sociale e hate speech online.
“È un dato enorme, che racconta un clima sociale ancora profondamente ostile”, dichiara Mario Colamarino.
In Italia molte persone evitano di vivere liberamente i propri affetti
Nel comunicato diffuso in occasione della giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia vengono citati anche dati ISTAT secondo cui oltre una persona LGBTQIA+ su due limiterebbe la propria espressione affettiva in pubblico per paura di molestie o violenze.
Secondo l’associazione, questo si tradurrebbe spesso nella rinuncia a gesti quotidiani semplici come tenersi per mano, parlare liberamente del proprio partner o vivere apertamente la propria identità.
Una situazione che, secondo il Circolo Mario Mieli, continua a generare isolamento, disagio e paura.
“La paura nasce da un clima culturale ostile”
L’associazione evidenzia inoltre il peso del contesto culturale e politico nel favorire discriminazioni e stigmatizzazione.
“Ogni parola pubblica che alimenta stigma, ogni attacco ai diritti, ogni campagna contro le persone transgender o contro l’educazione alle differenze contribuisce a creare un clima in cui la violenza diventa possibile”, sottolinea Colamarino.
Un tema che continua ad alimentare il dibattito pubblico sui diritti civili e sull’inclusione sociale.
Crescono le richieste di aiuto al Circolo Mario Mieli
Nel corso dell’ultimo anno il Circolo Mario Mieli ha registrato 480 contatti attraverso i propri servizi di supporto e ascolto, mentre i contatti complessivi da agosto 2022 sarebbero stati 2.478.
Dietro questi numeri, spiega l’associazione, ci sarebbero storie di:
- discriminazione sul lavoro
- bullismo scolastico
- giovani allontanati dalle famiglie
- isolamento sociale
- difficoltà economiche
- sofferenza psicologica
Particolarmente significativo anche l’aumento delle richieste di supporto da parte di persone molto giovani, spesso prive di reti familiari o scolastiche considerate sicure e inclusive.
“La violenza è spesso invisibile”
Secondo il Circolo Mario Mieli, molte persone LGBTQIA+ scelgono di non denunciare episodi di violenza o discriminazione per paura di esporsi ulteriormente o per mancanza di fiducia nelle istituzioni.
Per questo motivo, l’associazione definisce il fenomeno “sistemico, quotidiano e spesso invisibile”.
Nel comunicato viene inoltre ribadita la richiesta di strumenti concreti di tutela contro l’omolesbobitransfobia.
L’appello: “Servono azioni concrete”
In occasione del 17 maggio, il Circolo Mario Mieli chiede che il tema venga affrontato non soltanto attraverso messaggi simbolici, ma anche con interventi concreti.
Tra le richieste avanzate:
- investimenti nei centri antidiscriminazione
- sostegno alle associazioni sul territorio
- formazione nelle scuole
- campagne contro l’hate speech
- maggiori strumenti di tutela per chi subisce discriminazioni e violenze
“Difendere i diritti delle persone LGBTQIA+ significa difendere la qualità democratica del nostro Paese”, conclude Mario Colamarino. “Nessuna società può definirsi davvero libera se milioni di persone continuano a vivere nella paura di essere sé stesse”.