Di Miria Maiorani
Uno spazio essenziale, tra prova e rappresentazione
Ieri sera sold-out al Pigneto Off, in via Carlo Errera 44 a Roma.
Un tavolo, un materassino, qualche sedia, bastano questi pochi elementi per mettere in piedi “Questa stanza. Il processo come performance”, il laboratorio aperto al pubblico di Gracemoon Italia, diretto da Michèle Lonsdale Smith.
L’idea è mostrare il lavoro teatrale mentre si costruisce, senza tenere separate prova e rappresentazione.
Gli attori entrano ed escono dal palco e sistemano gli oggetti scena dopo scena, così lo spazio cambia con loro. Chi guarda non assiste a uno spettacolo vero e proprio: vede la ricerca e la costruzione dei personaggi mentre accadono.

Lo speak out e il lavoro sugli interpreti
I testi appartengono alla tradizione drammatica anglosassone e si recitano nelle parole originali; a tradurre, ogni tanto, sono gli stessi attori. Anche la regista parla in inglese quando guida il gruppo.
Tra le pratiche c’è lo speak out: la regia chiede di migliorare il percorso emotivo di un personaggio, si interrompe la scena e si riparte da prima, finché non si trova la direzione giusta. Dubbi, correzioni e scelte interpretative restano sotto gli occhi del pubblico.
Le scene toccano temi diversi: la fatica di esprimersi, i sentimenti repressi, i conflitti morali, le convenzioni sociali. Tutte mettono i personaggi di fronte alle proprie fragilità.

Modigliani e Beatrice Hastings: il blocco creativo
Uno degli episodi è dedicato a Modigliani. Il pittore livornese è bloccato e non riesce a trovare una soluzione al suo lavoro. Beatrice Hastings, poetessa e sua compagna, prova ad aiutarlo e arriva a posare nuda per lui. La scena ruota attorno a loro due, tra arte, intimità e difficoltà personali, e a come sia sottile il confine tra sostenersi a vicenda ed esporsi troppo.
Il confronto tra suor Aloysius e suor James
Tutt’altra atmosfera in quello ambientato in una scuola cattolica, dove si fronteggiano suor Aloysius e suor James. La direttrice, rigida e severa, ritiene inutili le lezioni d’arte e le attività ricreative.
La più giovane, insegnante, difende il disegno e la creatività come parte della formazione. Lo scontro mette a confronto due idee di educazione e di autorità, e due modi di intendere la libertà espressiva a scuola.
The Red Address e le contraddizioni nascoste
The Red Address ha toni da noir. Un uomo d’affari rispettabile, con la passione per il travestimento, incontra una prostituta, e in lei l’incontro fa emergere empatia e vulnerabilità che non si aspettava.
In un altro atto si resta in un clima teso con il colloquio di selezione pensato per mettere alla prova la tenuta psicologica della candidata, davanti a un’esaminatrice gelida e provocatoria.

I rapporti personali e il peso del conformismo
La scena sui rapporti personali e sul conformismo: i sentimenti cedono alle aspettative degli altri, e chi sceglie per sé viene giudicato da chi non riesce ad accettarlo. Anche qui il conflitto nasce dalla distanza tra ciò che si sente e ciò che gli altri si aspettano.
Gli artisti in scena e il lavoro del collettivo
Sul palco del Pigneto Off si sono alternati Chiara Alonzo, Cristina Cappelli, Bianca Ceravolo, Sarah Sammartino, Nathalie Podbielski, Riccardo Pieretti, Chiara Tomei, Chiara Mercurio e Mak Antoine Kelertas, insieme ad Adrienne Wells, membro stabile della compagnia newyorkese, e ad Alessandro Riceci. Collaborano al progetto anche Giuditta Pascucci, Marcella Faraci Rukavina e Giovanni Scotti, che in questa fase lavorano fuori dalla scena.
Gracemoon Italia: nuovi progetti e collaborazioni
Gracemoon Italia vuole rafforzare lo scambio artistico tra Italia e Stati Uniti. Per dare continuità al laboratorio e programmare le prossime attività, la compagnia cerca nuove collaborazioni e, perché no, un sostegno economico.
Informazioni sui prossimi appuntamenti e sulle iniziative del gruppo si trovano sui canali ufficiali di Gracemoon Arts.
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