Quincy Jones alla conferenza stampa di Umbria Jazz 2018

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Il leggendario musicista e produttore discografico Quincy Jones ha tenuto a Roma una conferenza stampa per presentare la nuova edizione dell’Umbria Jazz 2018.

“Mi sento benedetto per aver potuto frequentare tutti i più grandi musicisti del mio tempo. Lo considero un dono divino. Coltivo l’idea di essere un erede di Michelangelo da questo punto di vista”. È un Quincy Jones in ottima forma, che dichiara tutto il suo “amore per la cultura e l’arte italiana” prima di partire per Perugia dove Umbria Jazz gli dedicherà la serata inaugurale della 45ma edizione all’Arena Santa Giuliana.

Un omaggio che si snoderà attraverso 60 anni delle sue produzioni e dei suoi leggendari arrangiamenti con omaggi e duetti affidati a grandi star, da Patti Austin a Dee Dee Bridgewater, da Ivan Lins a Noa. Il produttore 85enne, che iniziò a suonare la tromba da ragazzo a metà anni ’40 con un pianista non vedente che si chiamava Ray Charles e 40 anni dopo, nel 1982, produsse l’album più venduto di tutti i tempi, ‘Thriller’ di Michael Jackson (110 milioni di copie), continua a considerare fondamentale la sua formazione jazz: “Il jazz per me era e resta libertà.

Della collaborazione con Michael Jackson (interrottasi dopo il meno felice esito di ‘Bad’, che vendette ‘solo’ 45 milioni di copie) ricorda: “Ricevetti tante critiche quando produssi ‘Thriller’. Ma io ho sempre pensato che si potesse fare qualunque tipo di musica purché buona. Non ho mai scelto pensando al successo o ai soldi ma alle emozioni. Quincy Jones che ha lavorato, solo per citarne alcuni, con Dizzy Gillespie, Frank Sinatra, Barbra Streisand, Tony Bennett, Henri Salvador, Charles Aznavour, Jacques Brel, Herbie Hancock, e non ha perso la curiosità e la voglia di produrre buona musica (stravede per la 38enne francese Zaz di cui ha prodotto l’album ‘Paris’, “sembra Etta James”), dice di avere un “forte legame con musica italiana grazie a dei cari amici come Armando Trovajoli, Romano Mussolini e Ennio Morricone” e di apprezzare molto anche la nuova generazione di musicista, come Paolo Fresu.

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Andrea Arriga

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