Tre Coins nella Fountain, un omaggio a Duchamp per il 101° anniversario della prima esposizione di Fountain

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10 aprile ore 16 Aula I – Dipartimento di Storia dell’Arte
Facoltà di Lettere e Filosofia – Piazzale Aldo Moro, 5 Roma
lezioni performative di Andrea Lanini ● Pasquale Polidori ● Cesare Pietroiusti
introduce Carla Subrizi
a cura di Carolina Latour

Il 10 aprile 1917, in occasione della mostra della Society of Independent Artists al Grand Central Palace di New York, veniva per la prima volta esposto e rapidamente nascosto Fountain di Marcel Duchamp. In totale alterità con la prassi delle celebrazioni legate al centenario, festeggiamo “duchampianamente” i cento e uno anni da quella data con tre lezioni performative che tenteranno di raccontare il celebre orinatoio con un approccio inedito e trasversale.

Le relazioni tra l’opera di Duchamp e La dolce vita di Fellini verranno messe in luce da Andrea Lanini e graficamente rappresentate nella sua complessa opera/mappa concettuale; in seguito, una nuova proposta interpretativa della firma “R. Mutt” sarà presentata da Pasquale Polidori e accompagnata da una lettera di Colette a Jean Cocteau; infine, il concetto di reversibilità sarà al centro della lezione di Cesare Pietroiusti e verrà sperimentato attraverso una performance “idraulica”. Tre nuovi spunti di riflessione, tre monete (coins, ma anche to coin = coniare, creare) da spendere insieme, conservare nel proprio salvadanaio o lanciare all’indietro come desideri nella Fontana.

Andrea Lanini – Dolce Sélavy
Tema centrale e filo conduttore dell’intervento sono le inattese e talvolta sorprendenti relazioni tra l’opera di Marcel Duchamp e il film di Federico Fellini La dolce vita. Rivelato da alcune suggestioni visive e soprattutto sonore, tale rapporto viene analizzato nella sua articolazione attraverso una serie di immagini che riguardano direttamente le opere dei due artisti, ma anche il contesto storico-culturale che può averlo prodotto. La speranza è quella di riuscire a far interagire discipline diverse con strumenti anche eterodossi, ma forse capaci di avventurarsi in territori inesplorati del fare artistico.

Pasquale Polidori – L’altra fontana. Nuovi risultati sull’Orinatoio di Duchamp
Una proposta interpretativa della misteriosa firma sull’Orinatoio di Duchamp prende in considerazione il rapporto di amicizia tra l’artista francese e Charles Demuth, il pittore americano che fece conoscere a Duchamp la vita delle strade di New York, secondo quanto affermato dallo stesso Duchamp in un commosso ricordo dell’amico. Demuth era un assiduo frequentatore dei Lafayette Baths, una sauna ritrovo per omosessuali che più volte il pittore prese a soggetto di disegni e dipinti. È più che probabile che Demuth abbia portato Duchamp al Lafayette, e che Fountain sia stato un pegno d’amicizia (o d’amore) di Marcel a Charles (o di Charles a Marcel), in ricordo di un pomeriggio passato insieme ai Lafayette Baths. La proposta, esposta in un breve saggio, è accompagnata da una lettera di Colette a Jean Cocteau. Scritta il 7 novembre 1925, otto anni dopo l’opera di Duchamp e in corrispondenza con il ritorno dell’artista a Parigi, nella lettera si trova testimonianza del fatto che Duchamp era solito frequentare i bagni pubblici della Gare d’Austerlitz, in cerca di incontri sessuali occasionali con un giovane pittore postimpressionista, allievo d’accademia di Nozal. La lettera è un falso, ma un falso che avrebbe potuto esser vero. Come molte altre cose che riguardano Duchamp.

Cesare Pietroiusti – Acqua in bocca
Il corpo è fondamentalmente un sistema idraulico e la sua vita è assicurata dalla circolazione dei liquidi. Le funzioni organiche, da quelle fondamentali per la sopravvivenza a quelle più legate al piacere o all’espressione, prevedono opportuni e complessi movimenti di liquidi. L’Orinatoio di Duchamp si presenta staccato dal sistema idraulico di cui faceva parte, e quindi né riceve né emette alcun liquido. Eppure il suo nome, Fountain, sembrerebbe indicarci altro; forse l’appartenenza ad un diverso sistema, in cui gli oggetti rifiutano di essere afferrati dal desiderio, oppure in cui si pongono, beffardamente, in attesa di una ri-attivazione in cui però il concetto stesso di attività si sottrae alla logica binaria di opposizione alla passività.
La parola-chiave di questo testo è “reversibilità” e la consonante-chiave è la erre. Anche quella, soprannumeraria, di Rrose Selavy.

Con la collaborazione di:
Giorgio Coen Cagli / documentazione fotografica
Mauro Piccinini – Hour Interview / documentazione video
Giada Benesperi / lettura e azione scenica
e Vittoria Agrò, Carlotta Barillà, Giorgia Basili, Arianna Casarsa, Riccardo Chesti, Julie Pezzali, Viola Novarini

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Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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