Albasax, “Hiroshima”: quando chiedere scusa non basta più

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Centoquarantamila. Non è una cifra scelta a caso, ma il numero che lega una storia d’amore alla tragedia atomica del 6 agosto 1945.

Con “Hiroshima”, disponibile dal 20 ottobre, il musicista romano Albasax, nome d’arte di Daniele Dominici, trasforma una relazione che si sta sgretolando in un racconto musicale e visivo sul peso delle decisioni, sugli errori che si ripetono e sulle conseguenze che nessuna scusa può cancellare.

Il nuovo singolo è il secondo capitolo di ACTVS PRIMVS, progetto artistico e teatrale nel quale musica, recitazione e narrazione cinematografica concorrono a costruire un universo espressivo unitario. Al centro c’è una domanda scomoda: quante volte si può chiedere perdono prima che sia troppo tardi?

La risposta prende forma in un cortometraggio interamente in bianco e nero, dalle atmosfere dark-noir, nel quale Albasax interpreta J. Robert Oppenheimer, mentre Giorgia Carletti dà un volto a Hiroshima, trasformando la città giapponese in una presenza femminile, fisica ed emotiva.

Il significato di 140.000 in “Hiroshima” di Albasax

«Dopo scuse chieste 140.000 volte». È il verso che concentra il significato più delicato e controverso del brano.

La cifra rimanda alle stime delle vittime del bombardamento atomico di Hiroshima. Il 6 agosto 1945, alle 8:15 del mattino, una bomba atomica statunitense colpì la città giapponese. Secondo le stime della municipalità, circa 140.000 persone morirono entro la fine di dicembre dello stesso anno. Il dato resta una stima, poiché il numero esatto delle vittime non è conosciuto; il bilancio comprende anche persone decedute per gli effetti delle radiazioni.

Albasax inserisce questo riferimento storico all’interno di una canzone d’amore, facendo della ripetizione delle scuse il punto di contatto tra due vicende profondamente diverse per natura e dimensioni.

hiroshima

Da una parte, una relazione sentimentale che si avvicina alla rottura. Dall’altra, una tragedia che ha segnato la storia del Novecento e la vita di intere generazioni.

Il parallelismo non rende equiparabili i due dolori. La sua funzione narrativa è un’altra: interrogare il momento in cui la consapevolezza arriva dopo l’errore, quando riconoscere le proprie responsabilità non significa necessariamente poter riparare il danno.

È qui che “Hiroshima” trova il proprio centro. Le scuse possono essere sincere, ripetute, persino disperate. Ma non sempre bastano a riportare le cose al punto di partenza.

Oppenheimer e Hiroshima diventano i protagonisti di un cortometraggio

Nel videoclip ufficiale, Albasax assume l’identità scenica di J. Robert Oppenheimer, il fisico statunitense che diresse il laboratorio di Los Alamos durante il Progetto Manhattan, contribuendo allo sviluppo delle prime armi atomiche.

Di fronte a lui c’è Giorgia Carletti, interprete di Hiroshima. La città non rimane una semplice ambientazione storica: diventa una donna, un corpo e un’anima con cui confrontarsi.

La scelta trasferisce sul piano teatrale il rapporto tra chi compie un’azione e chi ne subisce le conseguenze. La storia d’amore raccontata nel videoclip si trasforma così in una rappresentazione della responsabilità, nella quale i tentativi di riconciliazione si scontrano con decisioni che continuano a produrre effetti.

Il riferimento a Oppenheimer richiama una figura che ancora oggi pone interrogativi sul rapporto tra scienza, potere militare e coscienza individuale. Il suo nome è tornato al centro dell’attenzione internazionale anche grazie a Oppenheimer, il film diretto da Christopher Nolan e uscito nel 2023, vincitore di sette premi Oscar, incluso quello per il miglior film.

In “Hiroshima”, Albasax utilizza questa figura storica all’interno di una costruzione artistica che guarda alla tradizione tragica e shakespeariana. La vicenda non si limita a mostrare una catastrofe: accompagna i protagonisti verso il momento in cui le loro scelte rendono sempre più difficile immaginare un esito diverso.

«Mayday, Mayday»: il segnale di soccorso prima della rottura

Nel brano torna più volte il grido «Mayday, Mayday», la richiesta internazionale di soccorso utilizzata nelle situazioni di grave pericolo.

La ripetizione accompagna una relazione che sembra chiedere aiuto mentre continua a precipitare verso la propria fine. I protagonisti riconoscono i segnali, si chiedono perdono, provano a ricomporre ciò che si sta rompendo. Eppure, continuano a ripetere gli stessi errori.

L’esplosione rappresenta il punto verso cui converge la narrazione, ma l’attenzione dell’artista si concentra soprattutto su ciò che viene prima: le esitazioni, le scelte sbagliate e gli avvertimenti che non vengono ascoltati.

Il pericolo, in questa prospettiva, non nasce soltanto dall’ultimo gesto. Prende forma attraverso una successione di decisioni che, una dopo l’altra, restringono lo spazio per cambiare direzione.

È una dinamica che attraversa il racconto sentimentale e che Albasax mette in scena attraverso il linguaggio della tragedia. Quando arriva il momento di riconoscere fino in fondo il danno provocato, potrebbe non esserci più una strada per tornare indietro.

Il racconto di Albasax: «Ogni scelta lascia qualcosa dietro di sé»

Nel presentare il singolo, l’artista collega il tema della responsabilità individuale alle conseguenze delle decisioni che attraversano tanto la sfera pubblica quanto quella privata.

«Viviamo in un periodo storico in cui assistiamo ogni giorno alle conseguenze di decisioni che distruggono vite, città e intere generazioni – dichiara -. Con “Hiroshima” ho voluto raccontare qualcosa che, in proporzioni completamente diverse, riguarda anche la nostra vita privata: la facilità con cui ripetiamo gli stessi errori, pur conoscendone le conseguenze. A volte continuiamo a chiedere scusa, convinti che basti a rimediare, senza renderci conto che ogni scelta lascia qualcosa dietro di sé. E arriva un momento in cui il perdono, per quanto sincero, non può più riportare le cose come prima. Credo che assumersi la responsabilità delle proprie azioni significhi soprattutto questo: imparare a riconoscere il danno che possiamo provocare, prima che diventi irreparabile.»

Le parole dell’artista chiariscono la prospettiva del progetto: non sovrapporre una tragedia storica a una separazione sentimentale, ma utilizzare la narrazione privata per riflettere sul rapporto tra azioni e conseguenze.

Il perdono, in questa lettura, non viene negato. Viene messo alla prova. Perché riconoscere un errore è diverso dal poterlo annullare, così come comprendere il dolore provocato non significa automaticamente riuscire a porvi rimedio.

Dramatic Pop e atmosfere dark-noir: l’identità visiva di “Hiroshima”

Con questo singolo, Albasax prosegue la propria ricerca nel Dramatic Pop, definizione scelta per unire scrittura musicale, interpretazione vocale, strumenti, recitazione, coreografia e racconto cinematografico all’interno di un unico progetto.

Il videoclip di “Hiroshima” è costruito interamente in bianco e nero. L’assenza del colore accentua i contrasti tra luce e ombra, la gestualità dei personaggi e la presenza scenica dei costumi, contribuendo a delineare un’estetica dark-noir.

Tra i riferimenti dichiarati dall’artista figura Bruce Wayne, con il suo immaginario notturno ed elegante e il conflitto tra identità pubblica e dimensione interiore. Questo richiamo confluisce nella costruzione di Drama City, la città immaginaria nella quale Albasax colloca i personaggi e le vicende di ACTVS PRIMVS.

Il progetto si sviluppa come un racconto più ampio, nel quale ogni singolo occupa una posizione precisa e contribuisce a costruire un universo narrativo riconoscibile.

Anche il make-up partecipa a questa definizione del personaggio. Per “Hiroshima”, Albasax ha ideato e disegnato personalmente il trucco teatrale, successivamente realizzato sul suo volto dalla storica make-up artist Ester Lo Bianco.

La scelta si inserisce in una tradizione performativa nella quale l’immagine diventa parte integrante dell’identità artistica. Tra i riferimenti evocati ci sono David Bowie e Prince, figure che hanno fatto del costume, della trasformazione scenica e della costruzione del personaggio elementi centrali della propria ricerca musicale.

Il videoclip comprende anche un corpo di ballo con maschere protettive antiradiazioni, inserite nella coreografia come richiamo visivo all’immaginario nucleare.

La direzione artistica e le coreografie sono curate da Daniele Ingrassia e Albasax, che proseguono la collaborazione già avviata con il precedente capitolo del progetto.

Il sassofono contralto diritto e la ricerca musicale di Daniele Dominici

Tra gli elementi che caratterizzano la produzione di “Hiroshima” c’è lo Straight Alto Sax, un sassofono contralto dal corpo diritto, meno comune rispetto alla tradizionale versione ricurva.

Albasax lo ha scelto per la sua timbrica penetrante e per le caratteristiche sonore che lo rendono adatto a inserirsi nell’atmosfera della composizione. Nella dimensione post-apocalittica del brano, lo strumento contribuisce alla costruzione del racconto e al linguaggio drammaturgico del personaggio.

La scelta si lega al percorso musicale di Daniele Dominici, ventisettenne romano diplomato in sassofono jazz al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e impegnato nello studio e nell’utilizzo di diverse tipologie dello strumento.

La sua ricerca comprende i sei principali membri della famiglia del sassofono: sopranino, soprano, contralto, tenore, baritono e basso. Un percorso che confluisce in una produzione contemporanea nella quale pop, elettronica e performance teatrale convivono.

In questa prospettiva, il sassofono non è soltanto un elemento musicale, ma partecipa alla definizione dell’identità artistica di Albasax.

Da “Follie di Joker” a “Hiroshima”: il secondo capitolo di ACTVS PRIMVS

Il percorso di ACTVS PRIMVS è stato inaugurato con “Follie di Joker”, singolo che affrontava la difficoltà di riconoscere e accettare ciò che si tende a nascondere agli altri. La figura del Joker diventava uno strumento narrativo per esplorare le fragilità individuali e il rapporto tra ciò che si mostra e ciò che rimane celato.

Con “Hiroshima”, il racconto si sposta sulla relazione tra due individui e sulle conseguenze delle loro azioni.

Alla maschera del Joker subentra la figura storica di Oppenheimer. Alla ricerca di un confronto con sé stessi si affianca quello con il danno provocato a un’altra persona.

I due capitoli condividono una concezione dello spettacolo nella quale la musica guida la costruzione delle scene e gli elementi visivi partecipano alla narrazione. Un’impostazione che Dominici ha approfondito anche attraverso gli studi magistrali in Scritture e produzioni per lo spettacolo, intrapresi per sviluppare il proprio rapporto con la drammaturgia e trasferirne gli strumenti nel lavoro musicale.

Nel nuovo singolo, Monica Magnani, vocal coach già coinvolta nel capitolo precedente, cura i cori. La direzione artistica e il lavoro coreografico portano invece la firma di Daniele Ingrassia e dello stesso Albasax.

Hiroshima, ottant’anni dopo: la memoria storica incontra la musica

Nel 2025 sono trascorsi ottant’anni dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Le conseguenze di quegli eventi continuano a interrogare la coscienza collettiva e a richiamare l’attenzione sui rischi legati alle armi nucleari.

È in questo orizzonte che si colloca il riferimento storico scelto da Albasax. L’artista utilizza una cifra legata alla memoria delle vittime e la inserisce in una vicenda immaginaria, consapevole della distanza che separa una relazione sentimentale dalla distruzione di una città e dalla perdita di migliaia di vite umane.

Il punto di contatto proposto dal brano riguarda la responsabilità: riconoscere un errore, comprendere le conseguenze delle proprie azioni e capire quando sia ancora possibile intervenire.

“Hiroshima” racconta un uomo, una donna e un rapporto che non riesce più a resistere alle scelte dei suoi protagonisti. Le scuse si ripetono, il segnale di soccorso torna a risuonare, mentre la possibilità di evitare la rottura sembra assottigliarsi sempre di più.

È prima dell’esplosione che si gioca tutto. Prima del punto di non ritorno, quando esiste ancora la possibilità di cambiare una decisione, ascoltare un segnale o fermarsi.

Con il secondo capitolo di ACTVS PRIMVS, Albasax porta questa domanda nella musica e nel racconto cinematografico: quanto tempo abbiamo per riconoscere le conseguenze delle nostre azioni prima che diventino irreversibili?

Una domanda che attraversa la storia narrata nel videoclip e resta sospesa anche dopo la fine della canzone.

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Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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