50 Pasolini – Petrolio, Stefano de Majo riporta in scena lo scandalo di Pier Paolo Pasolini

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«Siamo tutti in pericolo». Le parole attribuite a Pier Paolo Pasolini risuonano come un avvertimento che continua a interrogare il presente.

Da questa tensione prende forma 50 Pasolini – Petrolio, lo spettacolo multisensoriale scritto, diretto e interpretato da Stefano de Majo, in programma venerdì 23 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Petrolini di Roma, in via Rubattino 5, nel quartiere Testaccio.

Prodotto da Laros di Gino Caudai, con le coreografie di Marika Brachettoni e la visual art di Paul Harden, lo spettacolo attraversa l’universo inquieto di Pier Paolo Pasolini attraverso il corpo, la parola e le immagini, mettendo al centro Petrolio, il romanzo rimasto incompiuto che rappresenta uno dei nodi più complessi della sua eredità letteraria.

pasolini petrolio

Non un semplice omaggio a un intellettuale scomodo, ma un confronto con le sue contraddizioni, le sue intuizioni e le domande che continuano a mettere in crisi le certezze del nostro tempo.

“Petrolio”, il romanzo incompiuto che continua a interrogare il potere

Al centro di 50 Pasolini – Petrolio c’è un’opera difficile da ricondurre a una definizione univoca. Romanzo, saggio, denuncia e costruzione allegorica convivono in un testo frammentario, attraversato da appunti, deviazioni narrative e immagini capaci di destabilizzare il lettore.

Petrolio è il libro-testamento di un autore che non sembra intenzionato a offrire risposte rassicuranti. La sua struttura incompiuta riflette una scrittura che procede per contrasti, intuizioni e frammenti, lasciando aperti interrogativi sul potere, sulla società dei consumi e sulle trasformazioni dell’Italia.

È proprio questa frammentarietà a diventare la cifra stilistica dello spettacolo di Stefano de Majo. Le contraddizioni di Pasolini non vengono ricomposte artificialmente in un ritratto pacificato: restano vive, si sovrappongono e si scontrano sulla scena.

Il risultato è un percorso teatrale che invita il pubblico a guardare oltre la superficie, a collegare indizi e a confrontarsi con una personalità che continua a sfuggire a qualsiasi interpretazione definitiva.

Perché 50 Pasolini? Il corpo, le identità e lo scandalo

Il titolo dello spettacolo richiama la molteplicità delle personalità, delle tensioni e delle visioni che attraversano l’opera pasoliniana.

Nella costruzione scenica di de Majo, l’attore sovrappone le diverse dimensioni dell’intellettuale, dando vita a una pluralità di figure che compongono allegoricamente i 50 Pasolini. Non un’unica immagine da celebrare, dunque, ma una polifonia di identità, pensieri e contraddizioni.

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Il corpo diventa il centro di questo processo. Un corpo che parla, provoca, si espone e rompe gli schemi, proprio come accade nell’opera di Pasolini, dove la rappresentazione della fisicità si intreccia con le disuguaglianze sociali, il desiderio e la critica alla società borghese.

Lo spettacolo attraversa così il mondo del sottoproletariato, le baracche e la dimensione popolare, mettendoli in relazione con la mercificazione dei corpi e l’omologazione prodotta dalla società dei consumi.

La scena diventa uno spazio nel quale le contraddizioni non vengono nascoste, ma portate all’estremo. Perché lo scandalo, nella prospettiva di questo lavoro, non è soltanto una provocazione: è uno strumento per rendere visibili le fratture di un’intera società.

Da Enrico Mattei a Eugenio Cefis: i volti e gli enigmi di Petrolio

Il percorso evocato da Petrolio attraversa personaggi storici, figure narrative e riferimenti culturali che compongono una trama complessa.

Nello spettacolo riaffiorano i nomi di Enrico Mattei, Eugenio Cefis, Carlo Valletti e Aldo Troya, insieme ai richiami all’ENI e agli enigmi che attraversano il romanzo. Si affacciano anche il vello d’oro degli Argonauti, le figure di Accattone e Mamma Roma, le verità taglienti di Petrolini e la violenza pittorica di Caravaggio.

Non si tratta di una semplice successione di citazioni. Questi elementi entrano in una costellazione di segni che richiama la struttura frammentaria dell’opera e la sua capacità di intrecciare piani diversi, dal racconto letterario alla riflessione politica, dall’immaginario mitologico alla rappresentazione artistica.

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Il pubblico è chiamato a compiere un lavoro di collegamento, senza la garanzia che tutti i frammenti possano convergere in un’unica spiegazione.

È una scelta coerente con la natura di Petrolio, testo che continua a generare interpretazioni e a sollevare interrogativi sul rapporto tra potere, società e verità.

Stefano de Majo: «I veri poeti non lasciano un testamento, ma un’eredità»

È nelle parole di Stefano de Majo che emerge con maggiore chiarezza il senso dell’intero progetto. L’attore e autore non presenta lo spettacolo come una celebrazione commemorativa, ma come un confronto collettivo con ciò che Pasolini ha lasciato.

«I veri poeti non lasciano però un testamento, ma un’eredità», afferma de Majo, sottolineando che un’eredità richiede una scelta: può essere accettata oppure rifiutata.

Da qui nasce l’idea di trasformare la rappresentazione in una sorta di atto pubblico di assunzione di responsabilità. Accettare l’eredità di Pasolini significa confrontarsi con le sue domande, senza cercare necessariamente risposte definitive o interpretazioni rassicuranti.

Secondo l’autore, con Petrolio Pasolini tenta un attacco finale al potere, affidandosi a punti enigmatici, allegorici e apparentemente slegati, più che a una spiegazione organica degli eventi.

«Ma le domande sono più importanti delle risposte», osserva de Majo. Le risposte possono essere ritrattate, smentite, interpretate o messe a tacere; le domande, invece, continuano a vivere e a mettere in movimento il pensiero.

Il senso dello spettacolo si concentra proprio qui: nella disponibilità a raccogliere un’eredità senza trasformarla in una verità intoccabile.

Uno spettacolo multisensoriale tra teatro, coreografia e visual art

50 Pasolini – Petrolio costruisce il proprio linguaggio attraverso l’incontro tra diverse forme espressive.

La scrittura, la regia e l’interpretazione di Stefano de Majo dialogano con le coreografie di Marika Brachettoni e con la visual art di Paul Harden, in una produzione firmata Laros di Gino Caudai.

Il corpo e il pensiero diventano due poli di un racconto che procede per contrasti e sovrapposizioni. La dimensione fisica della performance si intreccia con quella intellettuale, mentre immagini, gesti e parole contribuiscono a restituire la natura frammentaria e inquieta di Petrolio.

La rappresentazione non cerca una ricomposizione definitiva delle contraddizioni pasoliniane. Al contrario, le mantiene in tensione, invitando gli spettatori a entrare nel racconto e a partecipare al processo di interpretazione.

È una proposta teatrale che richiede attenzione e disponibilità a lasciarsi attraversare da una narrazione non lineare, nella quale ogni elemento può diventare un indizio e ogni indizio può aprire nuove domande.

“50 Pasolini – Petrolio” al Teatro Petrolini di Roma: data e informazioni

L’appuntamento con 50 Pasolini – Petrolio è fissato per venerdì 23 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Petrolini, in via Rubattino 5, nel quartiere Testaccio a Roma.

Lo spettacolo è scritto, diretto e interpretato da Stefano de Majo, con le coreografie di Marika Brachettoni e la visual art di Paul Harden. La produzione è a cura di Laros di Gino Caudai.

La rappresentazione si rivolge a chi vuole confrontarsi con il pensiero e l’opera di Pier Paolo Pasolini attraverso una forma teatrale che unisce performance fisica, riflessione e ricerca visiva.

De Majo invita il pubblico a non fermarsi alla superficie, a entrare nei segni e negli indizi disseminati nel racconto, come in una mappa composta da punti che attendono di essere collegati.

Non è promessa una soluzione conclusiva. Al termine, secondo le parole dell’autore, resteranno soprattutto le domande.

E forse è proprio questa la sfida di 50 Pasolini – Petrolio: capire se siamo ancora disposti ad accettare un’eredità che non offre certezze, ma ci obbliga a pensare.

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Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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