Legambiente aderisce alla Manifestazione RIFIUTIAMOLI di Colleferro contro la riaccensione degli inceneritori

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“Il ciclo dei rifiuti non diventerà certamente virtuoso attraverso la riaccensione degli inceneritori o l’ampliamento delle discariche”

Appuntamento il 7 luglio a Colleferro (RM), Piazza Italia, ore 16, per sfilare tra le vie della cittadina della Valle del Sacco

Il 7 luglio a Colleferro, in uno dei luoghi più critici della Valle del Sacco, ritornerà a sfilare la manifestazione RIFIUTIAMOLI, contro la riaccensione degli inceneritori. Dopo 235 giorni di presidio, 4 camion fermati, 564 giorni di chiusura degli inceneritori, 541 giorni di chiusura della discarica, la società civile torna a sfilare tra le strade di Colleferro e Legambiente, presente nelle scorse giornate di manifestazione rinnova la sua adesione e presenza.

“Aderiamo alla manifestazione contro la riaccensione dell’inceneritore perché il ciclo dei rifiuti non diventerà di certo virtuoso se si prevede di accendere termovalorizzatori o ampliare la discarica di Colle Fagiolara – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -, soprattutto in un area messa a durissima prova come la Valle del Sacco sui parametri ambientali, con una bonifica del suolo malato in partenza e smog è alle stelle. Servono invece impianti adeguati per la gestione delle frazioni e una spinta definitiva al porta a porta dovunque nel Lazio.

Nella scorsa edizione dell’Ecoforum regionale abbiamo premiato 84 comuni ricicloni, quelli che hanno superato il 65% di raccolta differenziata, nella prossima edizione saranno ancora di più perché le comunità virtuose del Lazio cominciano ad essere numerose e cresceranno ancora, anche grazie alla nuova tariffa puntuale della Regione che prevede per tutti i comuni il passaggio alla Tarip entro il 2020. Chiediamo alla Regione di non permettere la riaccensione degli inceneritori e che venga costruito il nuovo piano rifiuti nella maniera più condivisa possibile, allargando la discussione, oltre che a tavoli tra amministratori e tecnici, anche a percorsi di partecipazione per associazioni e cittadini.

Tutte le amministrazione comunali hanno invece il compito di ampliare immediatamente il porta a porta e i numeri della raccolta differenziata, a partire da quella di Roma che deve uscire da uno sterile rimpallo di responsabilità, indicando le aree per gestire i rifiuti prodotti, oltre la metà del totale regionale, e che ora vengono conferiti tutti in impianti di altre città del Lazio e d’Italia. La capitale deve arrivare velocemente su ben altri numeri di raccolta differenziata, visto che l’attuale estensione del porta a porta è di una lentezza drammatica e intanto le strade della Capitale sono sempre più sporche, ogni cassonetto è diventato una discarica e i rifiuti sembrano invadere ogni quartiere”.

Legambiente pubblicava proprio nelle scorse settimane il dossier sui rifiuti nella Capitale e i dati di Ama erano infatti fermi al 44,3% di differenziata nel 2017 con una estensione del porta a porta a solo un terzo delle utenze. Da poche settimane il porta a porta è arrivato all’Axa in X municipio (10.000 residenti) e entro fine Luglio si prevede l’estensione nei quartieri di Fontana Candida (10.000 residenti) e Due Leoni (13.000 residenti) in VI municipio: un totale di 33.000 romani. Ma i romani ancora serviti da cassonetti stradali sono oltre 1.800.000 e le estensioni in corso riguardano quindi, appena l’1,1% delle utenze complessive.

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