Intervista a Filippo Santaniello

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esclusiva“L’horror è entrato nella mia vita da bambino. Mi piace però anche la commedia”

Ogni cosa che genera paura ha in sé un alone di mistero che la rende affascinante. Lo sa bene Filippo Santaniello, sceneggiatore e autore di “Sarcophaga”, horror diretto da Giuseppe Peronace che sarà trasmesso sulla piattaforma Hodtv.

Una incredibile storia d’amore che ha per protagonisti una mosca e una giovane ragazza in pericolo. Abbiamo incontrato Filippo che oltre a parlarci di questa avventura professionale ci ha raccontato qualcosa in più sulla sua passione per l’horror.

Santaniello_Filippo, da dove hai tratto ispirazione per realizzare questo corto?
Sinceramente non ricordo di essermi ispirato a qualcosa in particolare. Forse inconsciamente mi sono lasciato influenzare da “La Mosca” di Cronenberg e da un racconto di Irvine Welsh contenuto nella sua raccolta Acid House.

Dalla storia raccontata nel corto si evince ancora di più la verità del detto “più conosco gli uomini più amo gli animali”.
Hai ragione, non a caso ho voluto fare riferimento a Orwell che nella fattoria degli animali dice: “Quattro zampe buono, due zampe cattivo.” Ma qui il cattivo supera veramente ogni limite e il buono di zampe ne ha più di quattro, non essendo un animale domestico bensì un insetto.

Pensi che cinema e impegno sociale debbano andare sempre di pari passo?
Non per forza. Una storia può essere efficace anche se slegata dal messaggio sociale, e quando ne ha uno, non dev’essere mai troppo esplicito. Bisogna suggerirlo, non porlo in primo piano.

Come ti sei trovato a lavorare con Sergio Stivaletti?
Benissimo. Sergio è un grande professionista, un artigiano degli effetti speciali, fa parte della vecchia scuola e lavorare con lui è stato semplice e naturale. Spero ci sia occasione di lavorare di nuovo insieme.

Dalle tue opere sembra chiaro un debole per l’horror, è così? Che cosa ti ha portato al genere horror?
L’horror è entrato nella mia vita da bambino. Leggevo King, scoprivo Sam Raimi, scandagliavo i palinsesti televisivi per registrare gli horror a notte fonda, e mi sono sentito in paradiso quando ho potuto iniziare ad affittare tutte le VHS che volessi. Scrivevo storie dell’orrore già alle scuole elementari e non ho più smesso.

Chi è stata la prima persona a cui hai fatto leggere la sceneggiatura una volta finita?
Il regista Giuseppe Peronace. Aveva già letto il soggetto e non vedeva l’ora di azzannare il copione. Gli è piaciuto molto e ha iniziato subito la pre-produzione di Sarcophaga.

Quali sono i film horror italiani che ti hanno colpito di più negli ultimi anni?
Purtroppo gli horror italiani al cinema sono distribuiti pochissimo, per fortuna esistono i festival che danno loro lo spazio che meritano. Ricordo che mi era piaciuto molto Fairytale di Bisceglia e Malgarini.

Cosa ne pensi dell’attuale scena indipendente italiana legata all’horror? Pensi che sarai sempre fedele all’horror o ti piacerebbe anche cimentarti in altri generi?
La scena indie è florida, lo dimostrano i numerosi registi sempre in cerca di storie, molti dei quali mi contattano per leggere soggetti o sceneggiature. Penso ci sia parecchio fermento nell’underground ma ancora poco coraggio da parte dei produttori nel finanziare film di genere. Io non scrivo solo thriller/horror, mi piace anche la commedia. Ne ho scritta una tempo fa: “Goodbye Totti”. È stata prodotta e ne è nato un cortometraggio comedy molto divertente.

Prossimi progetti?
Stanno per essere distribuiti due film prodotti da mie sceneggiature: “Succubus” e “Charlotte”. E ho terminato la stesura di altre sceneggiature che spero di veder realizzate. Per passione scrivo anche narrativa. Se avete piacere di leggere qualcosa, vi segnalo un mio ebook horror da poco pubblicato da Nero Press: “Cinerama Holocaust”, una storia che prima o poi sceneggerò per darle vita attraverso le immagini, che sono tutto ciò che cerco quando scrivo.

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