Intervista a Manuela Ventura in TV in “Questo nostro amore 80”

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“Vi racconto la mia Teresa negli anni 80”esclusiva

“La mia Teresa è una donna semplice, genuina e di grande coraggio”. A parlare così è l’attrice Manuela Ventura, in tv in queste settimane nella terza stagione della fiction “Questo nostro amore 80”. Teresa Strano, personaggio da lei interpretato, è riuscita a conquistare il pubblico televisivo sin dalla sua prima apparizione. L’accento siciliano, l’ironia e la generosità sono marchi di fabbrica che la contraddistinguono regalandole un’aria familiare. Ed è proprio Manuela in questa intervista a raccontare alcuni aneddoti del rapporto con i suoi fan svelandoci anche novità importanti sui suoi prossimi progetti.

Manuela, in queste settimane la stiamo vedendo in tv nella terza stagione della serie “Questo nostro amore 80” in cui lei interpreta Teresa Strano. Qual è il segreto del successo del suo personaggio?
E’ un personaggio in cui è insita sin dall’inizio una possibilità di cambiamento e al tempo stesso di sorpresa che Teresa riserva a se stessa e agli spettatori. L’abbiamo conosciuta nella prima serie come una donna emigrata dal Sud Italia che arriva a Torino ricongiungendosi al marito Salvatore e al resto della sua famiglia. Pur volendo conservare le tradizioni della sua terra, l’aria di modernità e di libertà che trova al Nord non la lasciano indifferente. Grazie poi all’amicizia instaurata con Anna Ferraris, interpretata da Anna Valle, Teresa intraprende a piccoli passi un’evoluzione. Infatti, pur essendo una donna semplice e priva di strumenti culturali, riesce a cogliere quel che c’è di nuovo in questa fase della sua vita.

Manuela Ventura

Manuela Ventura – Famiglia Strano

Che donna è Teresa? E in che modo affronta l’evoluzione della società?
E’ una donna cresciuta in un ambiente di grandi tradizioni e valori tipici della sua terra d’origine che nonostante si sia trovata ad affrontare da sola la maternità non si è mai data per vinta. Non si tira indietro, è coraggiosa e manifesta una voglia di andare incontro alla vita dimostrando generosità verso gli altri. Vuole definire ancora di più la propria identità e per questo si regala la possibilità di diventare una donna lavoratrice oltre che moglie e madre. Insomma, vuole emanciparsi.

Le somiglia?
Sì, ci sono aspetti in cui mi ritrovo in Teresa. Per esempio nell’ironia come capacità di prendere la vita con un sorriso anche nei momenti più difficili. Inoltre, Teresa come me non è una donna solitaria, ma cerca nelle relazioni un appoggio, una comprensione, una riflessione. E lo fa non solo all’interno del nucleo familiare, ma anche nelle amicizie.

Manuela Ventura

Manuela Ventura – Questo nostro amore 80

A distanza di tempo, come ha vissuto il ritorno sul set?
Quando ho saputo che avremmo girato questa terza stagione ero molto contenta ed emozionata. A questo progetto sono particolarmente legata perché mi ha dato tanto dal punto di vista personale e professionale. Tutti, me compresa, l’abbiamo vissuta come una scommessa perché fare una terza serie non è facile. Bisogna trovare una continuità, uno spunto di novità per il telespettatore. Abbiamo fatto un bel salto temporale di dieci anni in cui i personaggi sono maturati e hanno instaurato nuove relazioni. E’ stato un lavoro in profondità che ha permesso di raccontare attraverso le storie dei personaggi l’evoluzione dei costumi del nostro Paese.

La serie offre molti spunti di riflessione a partire dall’emancipazione femminile. Qual è, a suo avviso, la situazione della donna oggi nella società e nel mondo del lavoro? E che idea si è fatta del movimento #MeToo?
Alcuni passi avanti sono stati fatti anche solo perché oggi se ne parla. Parlare aiuta ad accendere la riflessione e il confronto. Fino a qualche tempo fa, non ci veniva concessa neppure la parola. Certo, è uno spazio conquistato a fatica. La strada è ancora lunga e le discriminazioni sono evidenti. La differenza rispetto al passato è che ora viene offerta la possibilità di controbattere pure se i problemi rimangono. Guardo con piacere e interesse ai movimenti sorti per denunciare le violenze subite perché mantengono viva l’attenzione. E’ chiaro che ogni dichiarazione va sempre approfondita. Mi auspico che tutto ciò porti ad una ricaduta sempre più profonda nel tessuto culturale. Sono dell’opinione che alcune dinamiche debbano essere affrontate all’interno di luoghi educativi come le scuole. I dati sconcertanti sono relativi alla piaga del femminicidio, una violenza materiale e morale che ancora si perpetua nei confronti delle donne.

Manuela Ventura

Manuela Ventura – Ph. Maria Vernetti

Un’altra tematica è quella della disabilità. Secondo lei, quanto è difficile in certi ambiti far passare un messaggio differente che non scada in banalità o in ridicoli pietismi? E in seguito alla sua esperienza, quali legami ha scoperto tra televisione e disabilità?
Con la disabilità avevo avuto modo di confrontarmi in altre occasioni. Infatti, nella mia esperienza professionale ho tenuto laboratori teatrali con gruppi misti. Mi piace coltivare il concetto che ognuno di noi abbia una diversità. Chi si trova in una situazione più favorevole deve darsi l’occasione di conoscersi attraverso gli occhi di chi porta in sé una diversità più accentuata. In “Questo nostro amore” abbiamo avuto la fortuna di lavorare con India che interpreta il personaggio di Rosa. E’ stata scelta per fare l’attrice mostrando doti e qualità straordinarie. Ci ha spesso sorpreso per i suoi tempi, per la sua capacità di ascolto e di improvvisazione. Abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con la tematica della disabilità senza calcare la mano in un contesto comune a tutti. Negli anni 80, avere un figlio disabile veniva vissuto come un problema e la società tendeva a ricorrere alla pratica dell’ostracismo. Fortunatamente oggi anche in questo campo sono stati fatti dei progressi. Aggiungo anche che la serie non ha mai avuto paura di parlare di diversità. Penso ad esempio al divario Nord-Sud o ai concubini ritenuti illegali negli anni 60.

C’è ancora la famiglia al centro di questa stagione. Eppure oggi si tende a percepire l’unione familiare come un ostacolo alla realizzazione di se stessi. Qual è il suo pensiero?
Per esperienza personale, ritengo che la famiglia rappresenti un vantaggio, un luogo di crescita, di confronto e anche di aiuto sia nei nuclei ristretti che in quelli più allargati. Senza le relazioni, l’uomo fa fatica a realizzarsi. Ognuno deve trovare la propria strada in base a quello che sente e costruire una solida base di relazioni a cui potersi aggrappare in qualsiasi momento. Non considero la famiglia un ostacolo, ma anzi un tesoro da salvaguardare.

Manuela Ventura

Manuela Ventura

Voltiamo pagina. A quali passioni si dedica quando non è impegnata sul set?
Mi piace la natura e quando ne ho la possibilità mi diverto a fare lunghe passeggiate, andare in bicicletta e partecipare a gite. E’ anche una fonte di ispirazione. Poi vengono i libri, il cinema, il teatro e ovviamente non possono mancare la famiglia assieme ai miei figli. Spero ancora di mantenere viva, lavoro permettendo, anche il rito della lettura della buonanotte.

Come è nato il suo desiderio di fare l’attrice?
E’ nato in modo precoce. Ricordo che da bambina mi piaceva perdermi dentro le immagini e in pensieri fantastici. Più cercavo di contenere la sensibilità, più quella esplodeva. Compresi allora che il mondo della tv, del cinema e del teatro potesse essere un megafono per tirare fuori quelle emozioni che vivevano dentro di me. Così, ho iniziato a frequentare prima delle piccole scuole e poi sono approdata all’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico. Ho capito così che la recitazione sarebbe diventata il mio lavoro.

Nella sua carriera ha fatto tutto: cinema, tv, teatro. Cos’è meglio?
Un meglio non c’è. Per un’attrice la possibilità di cambiare e sperimentare diversi linguaggi è fondamentale perché sono mondi interconnessi tra loro che tendono ad influenzarsi. Sono forme d’arte, di espressione attraverso le quali l’uomo racconta storie, comunica. A teatro, la relazione è diretta e immediata e il pubblico in sala diventa parte integrante dello spettacolo. Invece, al cinema o in tv, oltre che con il regista e il cast instauri un rapporto con la macchina da presa per cui lavori nel dettaglio. Non saprei prediligere l’uno rispetto all’altro. Credo tuttavia che alternarsi tra queste dimensioni possa fare solo che bene.

Manuela Ventura

Manuela Ventura

Al momento è felice dei copioni che le arrivano? E quale ruolo le piacerebbe interpretare?
Finora sono felice delle scelte che ho fatto. Ad esempio, ho avuto la fortuna di partecipare all’importante progetto televisivo su Rocco Chinnici nella serie tv “E’ così lieve il bacio tuo sulla fronte” assieme a Sergio Castellitto. I personaggi che ho interpretato mi hanno dato la possibilità di variare alternandomi tra la comicità, l’ironia e la drammaticità. Azzardando, mi piacerebbe vestire i panni in futuro di un personaggio fantasy, di avventura e perché no magari anche letterario.

Diventare un personaggio in qualche modo le ha cambiato la vita? Come vive la popolarità?
Non ci sono stati particolari stravolgimenti. Mi ha colpito però ricevere l’affetto di tante persone che mi considerano una di famiglia. Pensa che è capitato che qualcuno non mettendomi subito a fuoco mi abbia detto “ma noi dove ci siamo già visti?”(ride). E’ bello questo clima di familiarità e di accoglienza.

Prossimi progetti.
Il 23 maggio andrà in onda un film tv “Prima della notte” con Fabrizio Gifuni. Il personaggio che interpreto lavora presso la redazione de “I Siciliani”, giornale fondato da Giuseppe Fava. E’ stata un’opportunità importante per parlare della libertà di stampa e della forza di quest’uomo che ha impegnato la sua vita insegnando il mestiere di giornalismo a dei giovani apprendisti. Intanto, continuo la mia collaborazione con un’associazione culturale che si occupa di editoria organizzando presentazioni di libri con reading live e musica dal vivo.

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