Sara Pastore, dalla Dolce Vita al cinema e alla musica: l’intervista tra carriera, famiglia e sfide
Sara Pastore, artista a tutto tondo e dalle mille sfaccettature è figlia d’arte ma soprattutto figlia “della Dolce Vita” come spesso la definiscono, essendo nata dall’amore travolgente tra il giornalista romano e regista indipendente di thriller cult Sergio Pastore e la ballerina turco-armena Aichè Nana (che col suo spogliarello mozzafiato al “Rugantino” nel ’58 diede il là all’epoca irripetibile della “Vita Dolce”).
Attrice, cantante soprano con una voce da usignolo che incanta, giornalista pubblicista, ha ideato il “Premio Cinema Indipendente Sergio Pastore”, intitolato e dedicato a suo padre, giunto alla V edizione.
Ha appena pubblicato una canzone contro il bullismo” Siamo tutti dei petali…anche se di fiori diversi” insieme all’attore Andrea Roncato e precedentemente aveva inciso un brano sugli animali e la loro salvaguardia, intitolato “Anime” e cantato in coppia con l’attore Enzo Decaro.
Segni particolari? Seno esplosivo, lunghissimi capelli biondi che le arrivano sotto il fondoschiena (pare non li abbia mai tagliati) e carattere dolce che conquista subito tutti.
L’età? Top secret, come ogni diva che si rispetti! Proviamo a conoscerla meglio con questa intervista.
Sara, non tutti sanno che lei ha iniziato la carriera giovanissima, anzi proprio da bambina, sia come attrice che come cantante, e ha lavorato per anni in televisione esibendosi anche nelle tv giapponese e coreana. Ci racconti tutto…
“E si… ero proprio piccolina: la prima apparizione è stata in teatro a soli 4 anni in uno spettacolo dell’attrice Paola Borboni anche se il vero debutto teatrale è avvenuto anni dopo quando con la regia di mia madre ho interpretato la moda nelle “Operette Morali” di Giacomo Leopardi.
Poi da adolescente sono stata praticamente spinta in scena con la mia chitarra da Rino Gaetano a cantare un’antica melodia francese. Lui in quegli anni collaborava alle musiche di alcuni spettacoli di mia madre.
Nel cinema, invece, ancora minorenne ho avuto un bel ruolo nel film “Sofia Loren, her own story” di Mel Stuart, poi è arrivata la Rai con Gianni Boncompagni e le domeniche su Raidue dove in “Acqua calda” accompagnavo Nino Frassica nelle sue scenette.
Nel frattempo avevo già cominciato a studiare come soprano e a 16 anni debuttai in un concerto di arie Pucciniane con il M° Sergio Oliva”.
Quando ha capito che questo lavoro sarebbe diventato la sua strada?
“Da piccolina volevo fare l’assistente sociale ma penso che da sempre ho sentito che il palcoscenico, sia come musicista che come attrice, era il mio futuro.
L’apprezzamento del pubblico e i premi presi all’inizio come giovane attrice da Diego Gullo al Teatro Argentina e come soprano di coloratura dal sovraintendente del Teatro dell’Opera di Roma Antignani, poi l’elezione a “Miss Stella del Domani”, mi hanno spinta a proseguire su questa strada.
Poi sono arrivate le pubblicità tormentone della Città del Mobile Rossetti, il famoso “nonno Ugo”, in onda in tutte le emittenti private: io ero la protagonista di tutte quelle scenette un po’ kitsch ma che in quel periodo mi hanno portato una certa fama.
Insomma sembrava tutto procedere bene però poi anche per il mio carattere poco combattivo e soprattutto per non aver voluto prendere alcune “scorciatoie” la mia carriera artistica si è trasformata in una gavetta a vita”.
Ci sono stati incontri o momenti chiave che hanno segnato il tuo percorso professionale, insomma qualcuno l’ha mai aiutata o ha cercato di fare tutto con le sue forze? O magari qualcuno le ha messo i bastoni tra le ruote?
“Aiuti non ne ho mai avuti fino all’incontro recente con Maria Rita Parsi che mi ammirava molto come cantante tanto da scrivere una lettera indirizzata alla Direzione di Sanremo e alla Direzione della Rai per farmi partecipare con il mio brano sul bullismo.
Purtroppo Carlo Conti non mi ha inserito nè in gara nè come ospite. Posso dire però che nell’arco della mia vita ho avuto la fortuna di conoscere personaggi che mi hanno incoraggiata come Marcello Mastroianni con il quale passavo tanto tempo durante le riprese del film “La storia di Piera” dove mia madre aveva un bel ruolo e devo dire che ero l’unica ad avere il permesso di stare accanto al regista Marco Ferreri durante i ciak;
poi Franco Franchi della famosa coppia Franco e Ciccio Ingrassia; Anita Ekberg.
Ma anche il Presidente Pertini e tanti personaggi tra pittori, giornalisti e cantanti lirici che frequentavo o con mia madre o con mio padre”.
Che ricordi ha dei suoi genitori, sono loro ad averle dunque trasmesso il sacro fuoco dell’arte nelle vene? E’ vero che lei è stata cresciuta più da sua nonna materna che da loro?
“Si sono cresciuta con la mia nonna materna, una sopravvissuta al genocidio degli armeni. Mia nonna era una donna molto elegante, parlava 7 lingue, suonava il pianoforte.
Quando viveva a Parigi era amica e lavorava con la sorella di Charles Aznavour, amava molto la musica e andava a tutti i concerti di Edith Piaf e come cantante italiano adorava Bobby Solo.
Mia madre viveva vicino a noi mentre mio padre non era lontano ma non sono mai stata a casa sua visto che i miei si erano separati, da bambina ci vedevamo dai nonni paterni anche perché mio nonno mi adorava”.
Che le raccontavano della “Dolce Vita” e del loro incontro che è stato un colpo di fulmine?
“Mio padre una sola volta mi disse che aveva conosciuto mia madre ad una festa e basta, invece da parte di mia madre ho sempre sentito solo la parola Scandalo.
Mia madre dopo quella famosa sera al “Rugantino” ha avuto tanti problemi, non ultimo la fine di una prestigiosa collaborazione artistica con Vittorio de Sica, il motivo per cui mia madre si trovava a Roma.
Scandalo, Scandalo, la mia infanzia è stata ossessionata da questa parola tanto che la canzone che ho scritto per mia madre e che potete sentire e vedere su Youtube s’intitola “Scandalo”.
Sì il loro è stato un amore passionale durato anni tra lasciate e riprese e terminato proprio subito dopo la mia nascita”.
Il dispiacere del divorzio tra i suoi genitori ha influito sul suo carattere e sulla sua carriera?
“Penso di sì. Mi veniva detto che tutti mi abbandonavano perché ero cattiva, ma chi me lo diceva era una persona dalla mente fragile, solo che quando sei piccolina non hai gli strumenti per analizzare il comportamento degli adulti, nonostante io quando avevo 4 anni sembravo una vecchia saggia che elargiva consigli soprattutto a mia madre.
Purtroppo vivevo tra persone depresse, mi tenevo tutto dentro così ho cominciato ad avere i primi problemi di comportamento alimentare, problemi che a periodi continuo ad avere”.
Quando ha scoperto di avere una voce così bella e potente e come la ha curata?
“Ho sempre cantato e composto canzoni, da ragazzina con la mia chitarra, alla Joan Baez, ero spigliata e già leggevo i racconti in radio con la regia di Mario Landi, ma ho scoperto di avere una voce da soprano lirico e una grande facilità nei sovracuti già dalle prime lezioni di canto infatti l’insegnante mi fece debuttare dopo pochi mesi di studio. Poi mi sono diplomata al Conservatorio e laureata in canto”.
C’ è un episodio divertente, surreale, memorabile o doloroso che ha vissuto nel suo lavoro? So che da giovanissima un Festival di Sanremo le ha lasciato l’amaro in bocca…
“La mia vita è stata costellata da episodi surreali e assurdi, alcuni saranno nel libro che sto scrivendo “Mon Coeur Agite”, dove oltre ai miei disegni e poesie ci sono diversi racconti reali della mia vita. Uscirà dopo l’estate.
Per quanto riguarda Sanremo stavo in un gruppo di Vip che si era ricostituito e dopo un brutto episodio ho mollato tutto, avevo già firmato 100 serate per la Russia.
Provavamo alla RCA, ma non mi sento di parlarne anche perché la persona artefice di questo episodio molto spiacevole è morta qualche anno fa. Per anni ho lasciato la musica leggera e mi sono dedicata solo alla lirica in Italia e all’estero”.
Come si approccia alle relazioni con i colleghi di lavoro e come queste influenzano il risultato finale?
“Ho sempre avuto un bel rapporto con tutti i colleghi di lavoro; ogni spettacolo teatrale si crea una nuova famiglia con amicizie che spesso restano negli anni, un po’ meno nel cinema. Ho mantenuto ottimi rapporti con Andrea Roncato che interpretò mio padre in un film di Pupi Avati”.
C’è un artista o un personaggio con cui sogna di collaborare, visto che è stata diretta anche da Pupi Avati?
“Con Pupi Avati ho girato da coprotagonista e spero di girare ancora in futuro con lui. Tra l’altro mi aveva promesso che nel prossimo film mi farà anche cantare; chissà se succederà!
Nei due film che ho fatto con lui ho dedicato al set l’Ave Maria di Shubert in un momento di pausa. I grandi registi con cui avrei voluto lavorare non ci sono più ma ho visto tanti talenti in giovani registi: mi piacerebbe essere diretta da una regista donna”.
Non ha mai scelto radicalmente se fare solo la cantante o solo l’attrice? Preferisce galleggiare tra le due cose o buttarsi anima e corpo in una?
“Non amo aspettare a casa una telefonata che non arriva quindi adesso alterno le varie opportunità: bisogna sempre reinventarsi.
Per esempio durante la pandemia ho cominciato a dipingere, poi ho diretto un cortometraggio contro la guerra. Il problema è quando dopo periodi di stressante silenzio magari ti cercano tutti insieme e allora devi avere la forza di un atleta.
Adesso sono in scena con 6 spettacoli, alcuni di prosa, alcuni concerti, dipende quale viene comprato prima. Ho debuttato anche in uno spettacolo con Pippo Franco scritto da lui dove oltre a recitare canto le più struggenti arie del repertorio operistico”.
E’ cambiato il suo lavoro con l’avvento dei social, delle nuove tecnologie e dei talent che scoprono e lanciano giovani cantanti a gogò?
“Devo aggiornarmi. Presto sarò più presente sui miei canali”.
Quali abilità e qualità ritiene essenziali per avere successo nel mondo dello spettacolo?
“Oltre ad avere il cosiddetto “Talento” la cosa fondamentale è la forza d’animo di non arrendersi dinanzi ai tanti no che capitano. Ho notato che molti tra quelli che sono riusciti hanno avuto il sostegno morale della famiglia, da soli è più difficile non scoraggiarsi”.
Come immagina che il suo mestiere si evolverà nei prossimi anni?
“Anche se il tempo corre come un dannato o come diceva De Andrè “siamo noi che ce ne andiamo” e “il tempo non ha età”, io sento che farò ancora delle belle cose, ho diversi progetti ma spesso mentre pensi di fare qualcosa compare all’improvviso un’altra opportunità…chissà!”.
Dopo tanti anni di esperienza, cosa continua a emozionarla del suo lavoro e quali elementi ritiene fondamentali per mantenere viva la motivazione?
“Mi sfido sempre a fare qualcosa di difficile e quindi sono sempre emozionata. Adesso debutterò in un oratorio che non ho mai cantato per intero e poi accetto sempre delle sfide.
Ho accettato proprio oggi mentre le sto rispondendo di andare a cantare in un convegno accompagnandomi da sola con il piano (e non sono una grande pianista) in un brano tedesco. Mi preoccupa l’accompagnamento al piano non il brano cantato.
Amo cantare in tante lingue straniere, mi sono diplomata con un brano in tedesco, poi ho cantato anche in russo, in greco, persino un brano della tradizione giapponese in duetto con un loro famoso tenore alla televisione principale di Tokyo.
Ho cantato anche in lingua originale l’inno dell’Uzbekistan. Lo trovate anche su Youtube in una registrazione casalinga che avevo preparato per gli auguri al loro Presidente in occasione dei 30 anni dalla Liberazione.
Questo filmato è finito anche nel portale del Ministro e così sono finita nei telegiornali dell’Uzbekistan come la prima cantante straniera a cantare il loro inno. Mi hanno poi chiamata all’Ambasciata dove in un grande ricevimento ho ricantato l’inno davanti ai diplomatici e alle troupe televisive: hanno anche fatto venire il loro tenore più famoso per cantare il nostro inno.
Un’esperienza particolare nata dalla mia idea di cantare il loro inno nei tre minuti che mi avevano chiesto per registrare degli auguri al loro Presidente visto che ero giurata in un loro concorso di giovanissimi musicisti. Ovviamente tutta questa grande popolarità ha suscitato in quel gruppo di persone non poche invidie e così hanno cercato di estromettermi da quei contatti.
Ma questa cosa è successa diverse volte nella mia vita, cioè che un successo ottenuto scatenasse la gelosia di persone fino a portarle a remarmi contro.
Per questo come ho risposto prima so che bisogna dare molta importanza al fatto di avere una famiglia che ti sostenga, che magari ti dia la forza di non arrenderti, di non sentirti solo di fronte alla cattiveria delle persone.
Io comunque sono stata molto fortunata nell’amicizia, quella con la A maiuscola e da diversi anni ho anche recuperato un ottimo rapporto con mia sorella Laura, nata dal secondo matrimonio di mio padre”.
Quale consiglio daresti a chi desidera intraprende oggi la sua carriera?
“Non mollare ai primi no e soprattutto farsi trovare preparati, la tecnica è importante anche perché permette poi di poter esprimere le proprie emozioni”.
C’è un progetto o un lavoro futuro che sogni di realizzare?
“Mi piacerebbe che una grossa produzione realizzasse il film che mio padre stava per girare ad Hollywood sulla vita di Giuditta Pasta, una famosa cantante lirica della fine del ‘700.
Ai tempi avrei dovuto interpretare lei ragazzina che studiava canto; adesso mi piacerebbe interpretare lei nella sua vita matura, una parte molto drammatica ma molto affascinante”.
Come bilancia creatività, impegni quotidiani e necessità pratiche nel tuo lavoro?
“Do la priorità al lavoro per motivi pratici e di sopravvivenza, che sia di attrice, di cantante o d’insegnate di canto o recitazione. Nei momenti liberi dipingo o scrivo soggetti.
Amo fare le escursioni nella natura ma in questo periodo ho dovuto smettere per varie problematiche che mi auguro di risolvere per riprendere a fare movimento. Del resto in passato ho fatto ginnastica artistica e poi danza classica e moderna con Nadia Chiatti. Ora mi piacerebbe fare un corso di danza tribal oriental fusion”.
Con l’amore come sta messa? Ha un compagno?
“Una tragedia! Ma la speranza è l’ultima a morire. Milena Vukotic che adoro ed è stata la prima madrina del premio cinematografico dedicato a mio padre che vedrà la sesta edizione il 24 settembre prossimo alla Casa del Cinema di Roma, si è sposata a 70 anni. Io dunque ho tempo!”.
Auguri allora!
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