Intervista a Stefania Polentini

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Stefania Polentini e il suo “Me ricordo, avoja si me ricordo!”

Vidi Stefania sul palco in “Gregory”, bellissimo spettacolo sull’autismo scritto da Veronica Liberale. Stefania, nella sua parte, rivelava tutta la sua sensibilità e schietta romanità. Simpatica, diretta, “de core”, questa volta ci propone uno spettacolo fatto di racconti e farcito di musica, in cui impersona una vecchia portinaia, Rosina, che racconta i suoi settant’anni di vita romana, dalla guerra alla deportazione alla liberazione, fino ad arrivare ai tempi moderni, che segnano però anche la perdita delle quotidiane e spontanee vecchie abitudini della gente comune. Pregna di simpatia e malinconia romana, la sua narrazione si svolge in “compagnia” della statua di un antico romano, con la quale ci intratterrà in un monologo ricco di nostalgia, condita però con una sana allegria, e accompagnata da musica dal vivo chitarra e organetto.

Facciamo due chiacchiere con lei in occasione del suo prossimo spettacolo al Teatro Porta Portese, il 22 e il 23 settembre.

stefania polentiniStefania, come nasce la tua proposta? So che dietro a questo monologo (non so se definirlo monologo visto che ho altri compagni di scena) c’è una storia bella ma anche triste, ce ne parli?

4 anni fa partecipai ad un provino per uno spettacolo teatrale di Claudio D’amico, dove si cercava una cantante romana. Mi presentai , ma quel giorno, destino beffardo ero completamente afona. Accennai ad una canzone di Gabriella Ferri ma il regista mi disse “torni quando la sua voce sarà migliorata”. Dopo qualche settimana mi chiamò e mi disse “ma lei è anche attrice? “Be’ Si “ pensai “Ma questo me stà a pià in giro?

Comunque la parte era Mia. Scoprii che lo spettacolo era con un solo personaggio il MIO. Gioia infinita soddisfazione alle stelle ma tanta, tanta umiltà.

Abbiamo lavorato su questo testo per due anni, solo io e lui, successivamente si sarebbero aggiunti un musicista e dei cantanti.

Il testo non era completo. Claudio mi disse …vado in ferie e scrivo il finale. Claudio dalle ferie non è più tornato. Morte improvvisa dopo un malore.

Inutile dire il dolore. Avevo perso una figura diventata nel tempo quasi paterna. Ed ora? Cosa faccio? Finisce qui? Il suo lavoro di anni andato via con lui.

No, dopo giorni di incertezza, affiancata da amici del circuito teatrale, ho rimesso mani, molto titubante sul testo, sul personaggio, sul finale, sullo spettacolo.

In accordo con le figlie di Claudio, ho chiesto il permesso, concessomi, di rivedere ed ultimare quello che a breve porterò al Comic off in suo ricordo “ME RICORDO, AVOJA SI ME RICORDO”

stefania polentiniQuanto sei legata alla romanità? A quella Roma sparita e nostalgica a cui fai riferimento?

Alla romanità sono legatissima, nata e vissuta a Roma non ho mai perso l’abitudine di parlare romanesco con modi e gestualità. Per un periodo della mia vita ho fatto la bidella, ed ai ragazzi dicevo sempre “a scola v’ensegneno l’italiano, ma nun ve scordate mai che sete romani de Roma e quindi siate sempre fieri del nostro dialetto…è come se a un toscano glie levi la “C” aspirata, nun sarebbe piu toscano e noi non nun saremmo piú romani se ce metteno la doppia erre o ce fanno finì le parole !!!”

Ovviamente non bisogna mai cadere nella volgarità. Un vattene a quel paese a Roma si traduce in MAVAFFANC… e bisogna saperlo dire per non sembrare coatti.

I racconti della sora Rosina attraversano la Roma della guerra, del Giubileo, delle serenate, del boom economico insomma situazioni che sono state anche dolorose ma che illuminavano la nostra meravigliosa città oggi direi quasi irriconoscibile dai molti atteggiamenti maleducati di chi la vive.

Ci sono tuoi ricordi che “presti” a Rosina?

In realtà molti ricordi della Sora Rosina sono racconti che sentivo uscire dalla bocca di mia nonna materna e di mio padre. E li rivivo esattamente per come me li hanno trasmessi. Mia nonna che diceva “il rumore delle bombe che cascaveno tutte intorno a noi” e mio padre “le prime puntate de Lascia o Raddoppia, le vedevamo a casa de zia ma se dovevamo portà le sedie da casa nostra sinò rimanevamo in piedi !”

Mi parli della collaborazione con un personaggio noto del tuo spettacolo? Sarà presente?

In realtà sono due, il primo Nicola Pistoia, presente emotivamente, che mi ha sostenuto non appena ho deciso di portare questo lavoro teatrale, con suggerimenti, arrangiamenti, battute che solo lui riesce a fare in un battito di ciglia. Devo a Nicola Pistoia la mia schiettezza, la mia romanità e naturalezza sul palco. Il secondo Pietro De Silva, presente nello spettacolo, ma non dico in che modalità per non svelare troppo. Pietro oltre alla sua bravura artistica è un mattacchione, sempre pronto a scherzi, ironia e sarcasmo immediato.

Il monologo rappresenta sempre un passaggio importante per un attore, che ne pensi?

Una responsabilità forte. Un lavoro duro e ansiogeno. Sai che trascinerai con te il pubblico, gli darai le tue emozioni. E se avrai studiato bene il personaggio, le intenzioni, i movimenti loro vedranno un camaleonte e non Stefania Polentini.

stefania polentiniChi ti accompagnerà sul palco?

In “ME RICORDO, AVOJA SI ME RICORDO” sarò in compagnia di Anna Sollinger, attrice di cinema e teatro, con la quale ho consolidato non solo una collaborazione artistica ma anche una sincera amicizia che ci sostiene nella vita artistica e soprattutto privata. Questo è il nostro 3° spettacolo insieme ed ogni volta ci riscopriamo unite empatiche in una sintonia immediata. In questo spettacolo siamo un po’ come Sandra e Raimondo Vianello, sempre in discussione!

Poi ci saranno sul palco due musicisti con la “M” maiuscola.

Silvano Boschin , cantante e chitarrista, con un curriculum ricco, amante della musica popolare e collaborazioni anche con Ascanio Celestini. Suona anche il mandolino, l’organetto e costruisce artigianalmente la lira calabrese.

Mauro Bassano, amico di lunga data, musicista poliedrico. Come Silvano suona tantissimi strumenti…0rganetto, fisarmonica, pianoforte, zampogna, lira calabrese. Concerti in tutta Italia di musica popolare.

Quale è stato il tuo percorso di formazione artistica?

Ho iniziato circa 20 anni fa con Annamaria Ghirardelli, attrice teatrale.

Inizialmente ero un po’ timorosa, impacciata, nonostante la mia rinomata “faccia da schiaffi” e poi lei mi ripeteva continuamente che c’era una parola “DIZIONE” che io non rispettavo. Purtroppo sò de core, e di una spontaneità disarmante per cui usare le labbra socchiuse (tipo culo de gallina) per pronunciare molte parole, è stata un’impresa ardua e faticosa. Ma giuro, che so recitare anche in un perfetto italiano…ora!

Quando Annamaria si è trasferita a Milano per lavoro, ho continuato a studiare e fatto stage teatrali e di cinema anche con Sergio Rubini, Michele Placido. Poi fare spettacoli teatrali sempre con diverse compagnie, registi e attori amatoriali e non mi hanno formato sino ad oggi.

Progetti futuri?

A dicembre riportiamo in scena al Teatro De Servi, lo spettacolo “Gregory”, una storia di famiglia, che hai citato in apertura di intervista.

Sempre prossima stagione 22/23 un lavoro sulla violenza femminile “Lo specchio dei Tempi” di Stefania De Ruvo con la regia di Francesco Nannarelli. In scena con me Paola Ottaviani, grande amica. Con la sua Compagnia teatrale “Buona la prima, meglio la seconda” porto ora al Comic Off 2022 questo spettacolo, festival che dopo due anni di fermo per la pandemia, ritorna in edizione speciale “Testaccio 100”, interamente dedicata al rione che compie 100 anni.

“Due copione in lettura” …. non dico altro.

stefania polentiniQual è lo spettacolo a cui sei più legata?

Naturalmente questo, che a breve, conoscerete sul palco del Comic off 2022

ME RICORDO, AVOJA SI ME RICORDO perché ti cattura, ti coinvolge, ti fa passare dal 1940 al 2000 in un batter di ciglia. Ci sono dei ricordi che abbiamo chiuso nei cassetti presi dalla frenesia dei tempi moderni e che farà piacere risentire e pensare a “quanno se stava mejo quanno se stava peggio!”

Cosa faresti e cosa non rifaresti nell’ambito dello spettacolo?

A Roma se dice “TUTTO FA BRODO” tutto ciò che ho fatto, bello brutto faticoso leggero amatoriale professionale costruttivo e non ….mi ha formato nel bene nel male, nella crescita e nella caduta come artista. Perché forte non è chi non cade mai, ma chi cadendo decide di rialzarsi. E a 54 anni sonati troppe vorte me so dovuta riarza’

L’esperienza più bella e che più ti ha dato nel lavoro a teatro?

L’esperienza piu bella ed emozionante è stata partecipando a “GREGORY”, una storia di famiglia, scritto da Veronica Liberale. Il mio personaggio è quello di Luciana, la nonna di Gregory, bambino tanto atteso dalla famiglia che nasce e poi si scoprirà autistico. Ho lavorato sul personaggio intensamente, poi iniziando le filate, si sono aggiunti suoni e voci. Mentre facciamo le prove, un giorno, ad un certo punto, si aggiunge la registrazione a tutto volume della voce di un bambino che recita una poesia. Scopro che la voce è realmente del figlio di Veronica Liberale con disturbo dello spettro autistico. Le lacrime cominciano a scendere. In quel momento è entrata dentro di me la consapevolezza e la comprensione del disturbo che viene da molti non compreso. Ho conosciuto Giosuè, con quegli occhioni meravigliosi, e sono diventata Nonna Luciana, perché ho capito realmente che il suo modo di comunicare non è incomprensibile ma diverso. E quella diversità mi ha conquistato. Ora ogni volta che portiamo in scena quello spettacolo ripeto a memoria la poesia che è diventato un mantra ed un portafortuna.

Mannaggia c’era na cosa che ve volevo di…

Mo Nun me ricordo…..a no aspè

ME RICORDO, AVOJA SI ME RICORDO.

Vi aspetto il 22 e 23 settembre al teatro Porta Portese.

Beh non so voi, ma io mi sono divertito in questa intervista e anche emozionato. Andrò sicuramente a vedere il suo spettacolo, augurandomi che anche voi sarete in platea con me.

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