Sara Valerio – “I reality mostrano il lato peggiore delle persone”

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In che società viviamo? Questa è la domanda che ci poniamo dopo aver visto lo spettacolo “Non si uccidono così anche i cavalli?” in scena alla sala Umberto dal 25 settembre al 14 ottobre.esclusiva

Uno spettacolo intenso e amaro in cui lo spettatore si troverà ad assistere ad una gara di ballo inconsapevole del destino a cui andranno incontro i protagonisti. Una infame lotta alla resistenza in cui l’ossessione per il successo si trasformerà in una trappola fatale. Abbiamo raggiunto telefonicamente Sara Valerio, che nello spettacolo interpreta Gloria, per farci raccontare qualcosa in più sullo spettacolo e sui suoi prossimi progetti.

sara valerioSara, hai debuttato pochi giorni fa a Roma alla Sala Umberto nello spettacolo “Non si uccidono così anche i cavalli?”. Parlaci un po’ di Gloria, il personaggio che interpreti.
Lo spettacolo è tratto dal romanzo di Horace McCoy da cui a sua volta è stato tratto il film con Jane Fonda. Nella nostra versione teatrale Gloria è la voce di tutti i partecipanti.
Nello spettacolo si contrappongono i due punti di vista che compongono il sistema dello spettacolo. Da una parte, c’è il personaggio del presentatore-mattatore e dall’altro ci sono i partecipanti. Gloria dà voce a tutti coloro che partecipano alla maratona.

Lo spettacolo offre un quadro desolante e spietato sullo show business e di conseguenza sulla condizione culturale del nostro paese. Prendiamo ad esempio i reality show. Qual è l’importanza del reality show nella costruzione dell’immaginario collettivo? In che modo la televisione sta influenzando la nostra società?
Questo è uno dei punti centrali dello spettacolo. Il regista Giancarlo Fares si è proposto di mettere in luce tutto quello che del mondo dello spettacolo non si vede. Viviamo un’epoca in cui il reality show la fa da padrone. Il reality ha aspetti positivi e negativi. Cercare di esporre l’essere umano anche nei suoi aspetti più intimi e emotivi porta alla spettacolarizzazione del dolore e alla ricerca spasmodica del rischio. Il pubblico è in un meccanismo nel quale ha bisogno di vedere qualcuno che sta peggio di lui per sentirsi migliore. Penso a trasmissioni come “L’isola dei famosi” o il “Grande Fratello”. Sono situazioni estreme che portano l’essere umano a mostrare la propria parte più animale.

sara valerioRivela ancora una sua attualità la tesi di Popper che nel libro “Cattiva maestra televisione” critica chi in favore dell’auditel predilige trasmissioni a discapito della qualità. Siamo tutti anestetizzati?
Siamo in una situazione in cui tutto questo è più facile del pensiero critico. Quella che definiamo qualità, che dal mio punto di vista è strettamente legata alla cultura, è qualcosa che implica un impegno, anche solo mentale. Vedere l’istinto animale non mi provoca alcuno sforzo. Siamo anestetizzati al livello emotivo. Infatti, non ci rendiamo più conto di quando si supera il limite. Anche gli stessi social hanno annullato la sfera privata che è necessaria all’uomo per intraprendere un percorso di crescita.

Che rapporto c’è fra la bellezza dell’apparire e quella dell’essere?
Questa epoca storica ci richiede di apparire con un’originalità che altri non hanno. Si cerca di essere particolari dimenticando che è nella peculiarità dell’essere umano essere particolare. Si vive molto di esteriorità e non c’è più tempo di approfondire altro.

Qual è il messaggio più forte che emerge da questo spettacolo?
Quello che il regista si propone di comunicare è sempre un messaggio di speranza. Centrale nei suoi lavori è il teatro inteso come atto di amore. Non si tratta solo di puntare il dito contro ciò che non ci piace ma di ricordarci che l’unica salvezza possibile è nell’amore inteso in tutti i sensi. Una possibilità di salvezza esiste, insomma.

A condividere con te il palco l’attore Giuseppe Zeno. Com’è lavorare con lui?
Ogni incontro umano è fonte di arricchimento. Giuseppe è uno straordinario professionista. Si divide tra teatro, cinema e televisione ed è un ottimo collega. Ci tengo però a ricordare anche gli altri tredici attori che sono con noi in scena perché sono la componente fondamentale dello spettacolo. Io e Giuseppe siamo gli unici due dotati di parola nello spettacolo mentre gli altri agiscono. Il loro agire è drammaturgicamente importante. E’ un ensemble vincente.

Sei molto attiva in teatro. Come descriveresti il tuo rapporto con questa forma creativa?
Credo che il teatro sia una sorta di virus per il quale non esiste antidoto. E’ un mezzo di comunicazione fondamentale per l’umanità. Sono fermamente convinta che non possa esistere il teatro senza il pubblico. Provo infatti un’avversione per i teatranti che fanno teatro solo per se stessi. Peccato che viviamo in un paese in cui la cultura non è incentivata.

La tua più grande soddisfazione e un tuo sogno nel cassetto.
La mia più grande soddisfazione è salire sul palco ogni sera. Per quanto riguarda il mio sogno nel cassetto, sono mamma di una bambina di sei anni e mi auguro per lei che possa essere libera. Libera di amare, di dire, di fare. Viviamo in un momento storico che mi mette molta paura.

Ti stai dedicando ad altri progetti?
Subito dopo le repliche romane di “Non si uccidono così anche i cavalli?” ripartirò con il tour di “Le Bal”. Debutterò poi al Teatro Eliseo a febbraio con lo spettacolo “La commedia di Gaetanaccio” sempre per la regia di Giancarlo Fares.

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