All’alba del 13 gennaio, nei pressi dell’Ambasciata iraniana di via Nomentana, è apparso Rivoluzione, l’ultima provocatoria opera della street artist Laika.
Il poster ritrae una manifestante iraniana in corsa, mentre brandisce l’immagine dell’Ayatollah Khamenei in fiamme. Alle sue spalle, una scia si trasforma nella bandiera iraniana, con al centro la scritta Enghelab – “Rivoluzione” in farsi.
Con questo intervento, Laika torna nello stesso luogo a quasi tre anni di distanza. Nel marzo 2023 aveva infatti affisso Poisoned by the Islamic Regime, un’opera che denunciava l’avvelenamento delle studentesse iraniane da parte del regime. Tornare qui oggi significa, secondo l’artista, riaffermare la convinzione che “il regime della Repubblica Islamica debba essere rovesciato”, precisando però di non condividere le logiche geopolitiche di Israele o di Donald Trump, definiti portatori di “sole mire imperialiste su uno dei Paesi più strategici al mondo per la produzione di greggio e non solo”.
Per Laika, l’Iran che scende in piazza e si ribella è quello di Mahsa Amini e di “tutte le giovani donne stanche di una dittatura clericale che non sa fare altro che reprimere nel sangue il dissenso e diffondere terrore”. È anche l’Iran di “intere famiglie ridotte in povertà da teocrati che perseguono esclusivamente i propri interessi economici”.
Il bilancio delle vittime durante le proteste è stimato tra i 500 e i 2.000 morti, un vero “bagno di sangue”. Eppure, nonostante la violenza e la repressione, la popolazione continua a riempire le strade per chiedere libertà e dignità.
L’artista risponde infine agli attacchi della destra italiana, definendo l’azione “una risposta netta a chi accusa i sinistri di restare in silenzio sulla questione iraniana” e rifiutando “lezioni da chi si è reso complice di un terribile genocidio e da chi oggi contribuisce a distruggere la democrazia in Occidente”.
“Da questa parte non c’è alcun silenzio”, ribadisce Laika. “Sostengo con forza la lotta per un Iran democratico, senza Ayatollah, senza Shah e soprattutto senza Trump, al grido di ‘Donna, Vita, Libertà!’”.
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