Policlinico Gemelli, cresce la fuga dei professionisti sanitari: oltre uno su due cerca un’altra azienda

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Il 54,9% dei partecipanti al sondaggio COINA si è già attivato per cambiare azienda.

Il 94,7% segnala carenze nel riconoscimento economico e il 95,9% si sente poco o per nulla valorizzato. Sul tavolo anche il divario contrattuale con la sanità pubblica.

ROMA, 10 ottobre 2026 – Più di un professionista sanitario su due ha già iniziato a cercare una strada alternativa al Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Non si tratta soltanto di una possibilità presa in considerazione: il 54,9% dei lavoratori che hanno partecipato al sondaggio anonimo promosso dal COINA dichiara di essersi già attivato per cambiare azienda. Un altro 31,6% afferma di aver valutato questa scelta negli ultimi sei mesi.

I numeri riportano al centro una questione che riguarda il personale, le condizioni di lavoro e la capacità di trattenere competenze all’interno di una struttura sanitaria di riferimento. A raccogliere le risposte è stato il COINA, Sindacato delle Professioni Sanitarie, nato proprio al Gemelli nel 1992 e tra le principali rappresentanze sindacali della Fondazione, con 580 iscritti dichiarati nell’aprile 2026.

Alla rilevazione volontaria hanno partecipato 266 professionisti, per l’83,5% infermieri. Le risposte delineano un quadro di insoddisfazione diffusa, nel quale il riconoscimento economico, la valorizzazione professionale e la sostenibilità dei carichi assistenziali emergono come questioni centrali.

«L’eccellenza del Gemelli si costruisce ogni giorno grazie ai suoi professionisti, ma il prestigio dell’ospedale non può compensare il mancato riconoscimento economico e professionale», dichiara Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale COINA. «Quando oltre la metà dei partecipanti a un sondaggio cerca concretamente un’altra occupazione, siamo davanti a un segnale che la Fondazione non può ignorare».

Gemelli, il 94,7% segnala carenze economiche: quasi tutti si sentono poco valorizzati

Il dato che colpisce è la diffusione del malcontento sul fronte economico. Sono 252 i partecipanti su 266, pari al 94,7%, che indicano il riconoscimento economico tra gli aspetti maggiormente carenti della valorizzazione professionale.

Ma il problema, secondo le risposte raccolte, non si esaurisce nello stipendio. Il 95,9% degli intervistati dichiara di sentirsi poco o per nulla valorizzato professionalmente. Una percentuale che si accompagna alle difficoltà segnalate sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione delle esigenze assistenziali.

Per il 77,1% dei partecipanti, gli organici sono poco adeguati o del tutto inadeguati rispetto alle necessità dell’assistenza. Il 72,9% giudica pesante o molto pesante il proprio carico di lavoro.

Anche la vita privata risente della situazione descritta nel sondaggio: il 72,2% riferisce un impatto significativo o estremamente negativo dell’attività lavorativa sulla vita familiare.

Retribuzione, personale disponibile e possibilità di conciliare lavoro e famiglia compongono così un quadro nel quale la permanenza in azienda sembra diventare, per una parte consistente degli intervistati, una scelta sempre meno scontata.

Dal 2023 al 2026 aumenta la propensione a lasciare il Gemelli

Il COINA aveva già portato all’attenzione della Fondazione le criticità legate alle retribuzioni, ai carichi assistenziali e alla conciliazione tra vita privata e lavoro, attraverso un precedente sondaggio e una nota del 7 novembre 2023.

Il confronto con la nuova rilevazione mostra un aumento della quota di partecipanti che si sono già attivati per cambiare azienda: dal 30,4% del 2023 al 54,9% del 2026. La differenza è di 24,5 punti percentuali.

Nello stesso confronto cresce anche la percentuale di chi dichiara i livelli più bassi di serenità lavorativa, passata dal 49% al 68,4%.

Le due rilevazioni non coinvolgono necessariamente gli stessi partecipanti. I risultati, quindi, non consentono di seguire l’evoluzione delle opinioni dei singoli lavoratori, ma mostrano una maggiore propensione a lasciare l’azienda tra coloro che hanno risposto nel 2026.

A questo quadro si aggiunge quanto riferito dal sindacato sulle dimissioni registrate negli ultimi anni tra infermieri e tecnici sanitari di radiologia medica. Il COINA parla di diverse centinaia di uscite e segnala che, fino a cinque o sei anni fa, il fenomeno aveva dimensioni decisamente più contenute.

Secondo quanto riportato dal sindacato, in passato molti professionisti non partecipavano ai concorsi pubblici oppure, anche dopo averli vinti, sceglievano di rimanere al Gemelli. Una situazione che, nelle segnalazioni raccolte, sarebbe cambiata nel tempo.

«Quanto denunciamo da anni trova oggi ulteriore riscontro nelle risposte dei lavoratori e nelle dimissioni segnalate al sindacato», sottolinea Marco Ceccarelli. «Perdere professionisti significa disperdere esperienza e competenze, aumentando inevitabilmente la pressione su chi rimane. Servono interventi urgenti per invertire questa tendenza».

Contratto Gemelli fermo al 2019-2021: il confronto con la sanità pubblica

Tra i nodi sollevati dal COINA c’è il rinnovo contrattuale. Il Policlinico Gemelli opera nell’ambito della sanità privata e fa riferimento a un sistema contrattuale distinto da quello del Servizio sanitario nazionale.

Il sindacato richiama una differenza temporale che considera rilevante: mentre nella sanità pubblica il percorso di rinnovo contrattuale riguarda il triennio 2025-2027, al Gemelli il contratto di riferimento resta quello relativo al periodo 2019-2021.

È su questo divario che il COINA chiede di intervenire, con un accordo capace di riconoscere le responsabilità, le competenze e l’impegno richiesti ai professionisti sanitari.

«Non è accettabile che professionisti chiamati ogni giorno a garantire prestazioni di elevata complessità continuino ad attendere un adeguato riconoscimento contrattuale», afferma Ceccarelli. «Il rinnovo deve tradursi in miglioramenti economici concreti, valorizzazione delle competenze e condizioni di lavoro sostenibili. Non possiamo continuare a perdere professionisti mentre il divario contrattuale rimane irrisolto».

La questione economica si intreccia quindi con quella organizzativa. Per il sindacato, trattenere il personale significa affrontare sia il tema delle retribuzioni sia quello delle condizioni nelle quali infermieri e tecnici sono chiamati a svolgere la propria attività.

Concorsi pubblici, il 71,1% pensa di partecipare: il 57,5% preferirebbe il servizio sanitario regionale

Le intenzioni espresse dai partecipanti confermano la rilevanza del tema. Il 71,1% dei 266 professionisti che hanno preso parte al sondaggio dichiara di voler partecipare sicuramente o probabilmente al prossimo concorso pubblico.

Alla domanda su quale realtà sceglierebbero a parità di stipendio e distanza da casa, il 57,5% indica il Servizio sanitario regionale. Soltanto il 24,8% preferirebbe continuare a lavorare al Gemelli.

Le risposte sulle motivazioni del possibile cambiamento, raccolte da 189 partecipanti alla sezione dedicata ai concorsi, individuano tre fattori principali: la retribuzione, indicata dall’82,5%; la conciliazione tra vita e lavoro, segnalata dal 56,1%; il carico assistenziale, citato dal 49,7%.

Nello stesso gruppo, il 96,8% dichiara che lascerebbe sicuramente o probabilmente il Gemelli se ricevesse una proposta di assunzione compatibile con le proprie esigenze.

Il sondaggio indica anche quali interventi vengono considerati più efficaci per favorire la permanenza del personale. L’86,1% dei partecipanti individua nell’aumento della retribuzione la misura prioritaria, seguito da una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro e dalla riduzione dei carichi assistenziali.

Le risposte restituiscono una richiesta che va oltre il semplice adeguamento economico: i partecipanti indicano anche l’esigenza di condizioni lavorative più sostenibili e di un riconoscimento professionale coerente con le responsabilità quotidiane.

COINA chiede un confronto urgente e tempi certi sul rinnovo contrattuale

Di fronte ai risultati del sondaggio, il COINA chiede alla Direzione generale della Fondazione l’apertura immediata di un confronto sul rinnovo contrattuale. La richiesta comprende un calendario negoziale con scadenze definite, una proposta economica concreta e interventi verificabili sugli organici e sull’organizzazione del lavoro.

Il sindacato sollecita anche la disponibilità di dati aggregati su dimissioni, nuove assunzioni e posizioni rimaste scoperte. Informazioni che, secondo il COINA, permetterebbero di misurare con maggiore precisione le dimensioni del fenomeno e le sue possibili ricadute sull’assistenza.

La questione, dunque, non riguarda soltanto la permanenza dei lavoratori in una singola azienda. Al centro c’è anche la capacità di conservare esperienza e competenze professionali, evitando che le difficoltà organizzative segnalate si traducano in una pressione ancora maggiore su chi resta in servizio.

«Il Gemelli non può permettersi di perdere il patrimonio umano e professionale che ne sostiene quotidianamente l’eccellenza», conclude Marco Ceccarelli. «Chiediamo risposte, impegni verificabili e tempi certi. Non bastano dichiarazioni di principio: servono retribuzioni adeguate, organici sufficienti, una migliore organizzazione del lavoro e un vero riconoscimento delle competenze. Riconoscere il valore dei lavoratori significa tutelare anche la qualità dell’assistenza e la sicurezza dei pazienti. Senza professionisti valorizzati non può esserci un’eccellenza sanitaria sostenibile nel tempo».

I numeri del sondaggio COINA pongono così una questione precisa alla Fondazione: come trattenere i professionisti che oggi dichiarano di guardare ad altre opportunità? Per il sindacato, la risposta passa da un confronto contrattuale concreto, da condizioni di lavoro sostenibili e da un riconoscimento economico e professionale adeguato alle responsabilità del personale sanitario.

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Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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