“Anna Cappelli”

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Teatro Cometa Off
-Storia di un impiegata nella Latina degli anni 60-
Di Annibale Ruccello
Con Giada Prandi regia di Renato Chiocca
Scena Massimo Palumbo costumi Anna Coluccia
luci Gianluca Cappelletti, musiche originali Stefano Switala

Mi piace quando riesco ad arrivare prima dello spettacolo in teatro. Non tanto per trovare un parcheggio vicino, quanto per scambiare due chiacchiere con qualche artista incontrato per caso o con i gestori del teatro.

Stasera ho incontrato Daniele e Cristina, del Cometa Off, e abbiamo parlato dello spettacolo di stasera e di altre proposte della stagione. Sempre particolarmente gentili e disponibili, si è poi unito a noi anche Rodolfo Barattolo, anche lui legato al Cometa Off.

Ho ancora avuto il piacere di conoscere il regista che ha lavorato con Giada Prandi, Renato Chiocca, di cui ho apprezzato la particolare e suggestiva regia su cui si è mossa la valida attrice. Da questi scambi si esce sempre arricchiti.

Il monologo di stasera è molto particolare e ha già riscosso successo. L’anno scorso ha fatto il tutto esaurito, così quest’anno viene di nuovo riproposto.

Il testo è stato scritto da Annibale Ruccello, uno dei più grandi rappresentanti della nuova drammaturgia napoletana. Racconta, attraverso un monologo tragicomico, le vicende di un’ impiegata nella Latina degli anni Sessanta.

anna cappelliLa donna si trasferisce nella cittadina da Orvieto, dove viveva con la famiglia, per occupare un posto da impiegata comunale. Si allontana dunque dai suoi affetti non senza traumi, per approdare ad una vita nuova ma monotona e noiosa che la svilisce e deprime, in ufficio come lei rivela, che “la ricopre di polvere”. Polvere che sembra un’ analogia con la sua vita, che pare dimenticarla, eclissarla, scansarla, come qualcosa di superfluo ed inutile.

Ma Anna, attraverso Giada, cerca di imporsi, di ritagliarsi un posto in questa vita che la snobba, seppur con grandi difficoltà.

Costretta a convivere con una signora che le affitta una camera in una casa che odia perché piena di gatti maleodoranti e fastidiosi, incontra Tonino Scarpa, un ragioniere scapolo e suo collega che vive in una casa molto grande con una vecchia cameriera. Tonino le propone, contro ogni convenzione dell’epoca, di andare a vivere con lui senza sposarsi.

Anna, sempre succube degli altri, reprime ogni suo desiderio per sentirsi accettata ed amata, e tra i pettegolezzi delle colleghe bigotte asseconda l’uomo. Ma Anna sembra inseguita, perseguitata da un destino avverso e la sua convivenza non ha un buon esito. Precipiterà in uno stato di forte delusione e disperazione che la porterà a compiere un estremo ed insano gesto.

Giada è solo l’ultima attrice a presentare questo testo, l’hanno preceduta Anna Marchesini e Maria Paiato. Non le ho viste cimentarsi in questo ruolo, ma posso dire di sicuro che Giada si rivela all’altezza nel portare in scena un testo così forte. L’attrice dalle mille sfumature si dimostra struggente, intensa, profonda e anche sottilmente ironica.

anna cappelliLa canzone di Patty Pravo “La bambola” che la introduce e su cui danza, come quelle piccole ballerine dei carillon, è emblematica e molto rappresentativa. La seguirà come una colonna sonora che ne sottolinea il destino, raccontato per i sessantacinque minuti del monologo, che si rivela uno sfogo intenso, una richiesta d’aiuto inascoltata.

Una brava, povera ragazza bistrattata dalla vita e dalle persone, proprio come fosse la bambola della Pravo. Cominciando dalla famiglia, fino a chi le affitta casa, dai colleghi di lavoro al suo compagno e alla sua cameriera.

Giada impersona con stile e personalità questo triste personaggio, rappresentandolo a metà strada tra un umano ed un automa. Lo fa muovere dapprima come svuotato di ogni sentimento, con piccoli scatti convulsi mentre tiene gli occhi sbarrati o roteanti che mettono in soggezione e provocano brividi che attraversano l’anima dello spettatore in sala, poi con atteggiamenti dolci ma servili e remissivi; infine lascia intravedere una sorta di lucida follia causata dalla disperazione che vive.

Giada sembra una donna di altri tempi, ricorda le Signorine Buonasera degli anni Sessanta della televisione pubblica. Dal viso tondeggiante traspaiono simpatia e dolcezza che sa trasformare e rendere ipnotico. Il suo taglio di capelli è molto particolare, come la sua fisicità che insieme ai costumi deliziosi in tema, ci portano inevitabilmente indietro a quegli anni.

anna cappelliGiada colpisce ed affascina dando vita ad un persona singolare a cui dona una lunga serie di buffe espressioni, ma anche intense e toccanti in cui si sente un urlo soffocato, una richiesta di aiuto e di amore. Lascia il segno quando strabuzza gli occhi che manifestano tutto il suo dolore, o quando si muove come un automa dentro un cubo vuoto della scenografia che sembra un riquadro di un fumetto, che vuole contenerla, trattenerla e poi vomitarla. Giada ci propone un dramma molto forte che finisce peggio di come comincia, in un lento e inesorabile declino che è capace di rappresentare.

Vediamo la vita di questa donna sfuggirle sempre più di mano o forse non essere mai riuscita neanche a sfiorarla. Sempre più disperata e sfruttata da tutti, finché trova il coraggio per un gesto eclatante, che in qualche maniera la riscatta attraverso una decisione tutta sua.

anna cappelliEssendo palesemente insicura ed una dipendente affettiva, trova un tragico e grottesco espediente per diventare tutt’una con il suo amato che vuole lasciarla. Ma questo non le impedirà di precipitare e perdersi in una dimensione che annichilisce tutta la sua umanità. Quella stessa umanità che le è stata negata, che non l’ha protetta e privata dell’amore che ogni essere umano dovrebbe avere.

Giada? Neanche a dirlo: superlativa, commuove, diverte, fa rabbrividire, colpisce, spiazza, emoziona, stupisce, incanta e rapisce… ma d’altronde ama il suo personaggio e lo si capisce da come gli dona ogni sfumatura possibile per rappresentarlo nel più profondo e farlo amare invece di giudicare.

Questo viene ben recepito dal pubblico, che a fine spettacolo sembra non volerla più mandare via e in un applauso interminabile la costringe più volte a ritornare sul palco…

Quando uno spettacolo riesce…

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