“Pierino e il lupo”

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Teatro Golden
Di Sergej Prokofiev
Con Stefano Fresi

Flauto Carlo Tamponi; oboe Antonio Verdone; clarinetto Alessandro Crescimbeni; fagotto Alessio Costanzi; violino Giuliano Bisceglia; violoncello Cristiano Bellavia; pianoforte e direzione musicale Federico Amendola

Una produzione Accademia degli S.Vitati

Questa estate ho visto Stefano Fresi, in occasione del centenario di Italo Calvino, cimentarsi nel racconto di alcune Fiabe italiane in compagnia di Lucia Mascino. I due erano accompagnati da un musicista che riproduceva elettronicamente suoni musicali e rumori della natura.

Stasera Stefano invece è da solo nelle vesti di narratore e ci propone la famosa fiaba musicale di Sergej Prokof’ev “Pierino e il lupo”, in cui ogni personaggio è rappresentato da uno strumento dell’orchestra che con il suo timbro specifico lo rende identificabile.

pierino e il lupoIl compositore, amato ed acclamato durante l’epoca zarista per le sue opere ardite ed innovative, dopo un lungo periodo passato all’estero tornò in Russia ma fu osteggiato dal nuovo regime stalinista; così, per mettersi al riparo dalle critiche della “Commissione per la Cultura” si dedicò ad opere per l’infanzia.

È in questa fase della sua attività compositiva che scrisse la fiaba musicale Pierino e il Lupo. Il suo intento non era educativo ma semplicemente artistico. Lo scopo del compositore, infatti, era di utilizzare la favola per far conoscere gli strumenti musicali ai bambini ed avvicinarli alla musica.

In realtà si tratta di un lavoro assolutamente adatto ad un pubblico eterogeneo. All’inizio dello spettacolo Stefano Fresi, con la verve che lo contraddistingue, interagisce simpaticamente con i componenti dell’orchestra e presenta ciascuno degli strumenti, in modo che sia più facile per il pubblico riconoscerli e seguirne il percorso musicale durante la narrazione. Questa introduzione mi ha ricordato quelle del compianto Ezio Bosso, quando con la sua delicatezza spiegava al pubblico non preparato come capire la musica, riuscendo farla apprezzare ed amare. Lo stesso espediente veniva utilizzato dal compositore russo.

La storia si ispira ad un’antica tradizione russa secondo cui ogni animale simboleggia un diverso carattere o attitudine umana, elementi sottolineati qui dalle caratteristiche timbriche e melodiche di ogni singolo strumento.

Ecco allora che l’uccellino amico di Pierino, leggero e allegramente svolazzante, cinguetta attraverso il flauto; l’anatra lenta, goffa e anche buffa si esprime con l’oboe; l’incedere cauto del clarinetto invece descrive il gatto, furbo e guardino.

Anche i personaggi umani prendono vita attraverso la musica. Così, il nonno che borbotta e si lamenta è rappresentato dal fagotto, mentre l’intrepido Pierino dagli archi (stasera violino e violoncello). Infine i corni prendono le sembianze del lupo, mentre i timpani rievocano i cacciatori con i loro spari di fucile (stasera tutti rappresentati dal pianoforte).

L’ esecuzione proposta è basata sulla trascrizione di Giorgio Federici che modifica l’organico orchestrale rispetto all’idea originale, e il direttore d’orchestra sarà seduto al pianoforte. Anche il finale subisce una modifica che verte verso una chiave di lettura ambientalista ed ecologista.

Mi è bastato chiudere gli occhi un attimo per rivivere, grazie al gruppo orchestrale e alla loro esecuzione impeccabile delle musiche, quelle emozioni suscitate dai cartoni animati della mia infanzia, quando vedevo Tom e Jerry, Willy il coyote e Bip Bip, oppure il fantastico Fantasia.

Le loro note hanno incantato, ci hanno riportato i sogni di un tempo ma anche i ricordi più recenti quando, al termine della serata, hanno eseguito un medley con le colonne sonore di film famosi tra cui “Il Padrino”, “Colazione da Tiffany’, “I Magnifici sette”…

pierino e il lupoStefano Fresi ha una classe e una simpatia coinvolgenti che ammaliano lo spettatore. È un artista preparato, simpatico, raffinato che sa proporre, sempre in chiave personale, lavori che fanno breccia in chi lo segue. Credo sia l’artista più adatto a questa proposta. Da spettatore lo adoro, ho visto molti dei suoi film che non disdegno di riguardare di tanto in tanto. Mi piacciono la sua ironia, il suo modo di far ridere ma anche riflettere, il suo essere un vero personaggio che in qualsiasi veste lo si trovi, riesce sempre a comunicare e a trasmettere grandi emozioni.

Nel finale Stefano ha cantato un brano estratto dal “Gobbo di Notredame”, rivelando anche di essere un ottimo cantante con una voce bella e potente.

Il Teatro Golden ha fatto un bel centro nell’ospitare questo brillante ed originale spettacolo, che nonostante fosse di lunedì, ha riempito la sala di spettatori attenti ed entusiasti.

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