Teatro 7 Di Roberta Skerl
Regia: Vanessa Gasbarri
Aiuto Regia, Luci e Audio: Gabriele Gualandris
Scenografie: Giulia Bornacin
Con:
Alessandro Salvatori, Andrea Perrozzi, Walter Del Greco, Veronica Milaneschi
Ci troviamo in un appartamento romano, una casa in disordine mentre fuori è in atto un temporale. E un altro si sta per abbattere all’interno…
Una scenografia accurata ed attenta che arricchisce lo spazio di dettagli, riproduce efficacemente un ampio salone dove si svolgerà la storia. Anche i costumi sono ben curati ed esaltano i personaggi.
In questa confusionaria dimora che farebbe orrore a qualsiasi donna delle pulizie, emerge Rodolfo (Alessandro Salvatori), un soggetto meticoloso e pignolo, tanto ossessionato da attuare comportamenti maniacali ed eccessivi al limite della follia. Ascoltando i suoi sfoghi, però, si capisce che è solo un uomo depresso, sopraffatto dalle avversità e dalle sfortune che la vita gli ha riservato.
È uno scrupoloso correttore di bozze, molto attento a ciò che accade nel mondo e per questo con una paranoica attenzione verso i fatti quotidiani. Nel suo mondo, dove cerca di tenere tutto sotto controllo, viene disturbato dall’intrusione di Sandro (Andrea Perrozzi), un operaio romano schietto e diretto, a cui si aggiunge un simpatico ed irresistibile collega napoletano, Alfio (Walter Del Greco). I due sono goffi personaggi; tecnici dei citofoni, sono sopraggiunti per cambiare l’apparecchio dell’appartamento.
L’unica figura femminile della storia è Ionela (Veronica Milaneschi), la travolgente e portentosa colf della casa; una donna moldava, così sembra…
Tra citofoni guasti e colpi di scena, due mondi opposti si incontrano a caccia di refusi, quegli errori da “riparare”, che tanto imbestialiscono e destabilizzano il povero correttore. Forse, invece di aggiustare l’errata dialettica dei tre che lo circondano, gli sproloqui verbali dei giornalisti e le numerose follie della società e del mondo, quest’uomo dovrebbe mettere mano alla propria esistenza destabilizzata, anche perché se è vero che il mondo è imperfetto, è anche da apprezzare per la sua varietà, i suoi controsensi, gli eccessi e i paradossi.
Il microcosmo di Rodolfo non è sbagliato, va semplicemente ricalibrato e risistemato per riportarlo alla tranquillità. Grazie proprio all’incontro con i tre sgangherati personaggi la sua vita potrebbe cambiare, perché sembra che possano essere la cura ai suoi mali, anche se inconsapevolmente. Si scopre infatti che sono in grado di ascoltarlo, comprenderlo e anche proteggerlo da se stesso.
Ecco che l’ordine maniacale del rigoroso e ossessivo correttore si confronta con la vita di tre persone tutt’altro che perfette e che neanche cercano di esserlo. Consapevoli delle loro scelte errate, vanno avanti per la loro strada con il loro fardello e le loro problematiche, affrontandole semplicemente con disarmante semplicità.
La storia si finge commedia strappando sorrisi attraverso situazioni e battute spontanee, ma ha la sostanza del dramma: quello di un uomo che non sa più tollerare le cose sbagliate che ha intorno a sé ed è travolto dalla scelta di combatterle. Non che non abbia ragione, ma forse si sobbarca un onere troppo pesante che finisce per farlo sentire inappropriato. Ma come potrebbe essere altrimenti? La commedia ci offre uno spunto di riflessione: perché accettare per forza le cose che non vanno e cercare di cambiarle? Forse, per vivere meglio, è necessario prenderle sì con fermezza, ma anche con leggerezza.
La Skerl, con l’ausilio dell’ottima regia della Gasbarri, ci dà un assaggio di come un uomo in cui possiamo trovare noi stessi possa finire destabilizzato arrivando sull’orlo del baratro, travolto da eventi più grandi di lui. La Skerl lo fa usando una buona dose di comicità per stemperare quello che in realtà è un dramma esistenziale. Con delicatezza, ma anche con forti aspre dosi di cinismo, affronta il delicato argomento della depressione che sfocia nella follia.
Sul palco quattro portentosi attori ci travolgono con una commedia profonda ma anche assolutamente divertente, ricca di battute e gag dai ritmi serrati.
Alessandro Salvatori, dopo “Belive it” (sempre proposto dalla coppia Skerl-Gasbarri), è diventato per me qualcosa di indescrivibile; un attore profondo e intenso che passa dalla comicità alla drammaticità dei suoi personaggi trascinandoci nella loro disperazione con perizia e maestria. Colpisce nel profondo lasciando incantati, ma anche intenerendo.
È spesso in coppia con un altro grande del palco, un artista poliedrico e bravissimo: Andrea Perrozzi. Con disinvoltura e tanta fresca spontaneità riesce a far ridere e a toccare il cuore, soprattutto quando svela con la sua semplicità e naturalezza le parti più profonde e drammatiche dei personaggi. Con perizia mostra la loro parte più recondita proteggendoli attraverso il filtro della comicità.
Walter Del Greco si dimostra come sempre un attore piacevolmente ingombrante. Sempre presente, anche quando è fuori scena, lo si trova perennemente impegnato con espressioni e movenze esilaranti. Sa essere protagonista, spalla o fare da contorno senza mai passare inosservato. Un ciclone irrefrenabile.
Veronica Milaneschi è un furetto che si insinua in ogni spazio; prepotente, divertente, onnipresente, vulcanica e tempestosa. Si fa valere con un ruolo che nasconde una personalità inaspettata, proponendolo con estrema crudezza, amarezza e drammaticità ma anche tanta grazia e simpatia grazie alla sua innata comicità.
Oltre a giocare con i punti deboli della psiche e dei sentimenti umani, la tragicommedia usa l’errore (il refuso) come forma di leggerezza e libertà per scardinare gli schemi, permettendo agli attori di esprimersi in maniera vera e spontanea per arrivare poi ad una morale.
Altro aspetto è l’importanza dell’empatia e dell’amicizia, come quella che nasce tra i personaggi che si riconoscono nel mal di vivere ma insegnano a Rodolfo a vivere meglio con se stesso e con gli altri. Il protagonista paradossalmente insegnerà ai tre a liberarsi di quelle sovrastrutture che imprigionano il loro animo. Ecco il frutto dell’amicizia e dell’ascolto reciproco.
Cast e pièce sono riusciti appieno a veicolare questi messaggi alla platea.
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