“TROPS lo sport da un altro punto di vista”

TEATROVID-19 Il teatro ai tempi del Corona (La rinascita del teatro è anche all’aperto)

Giovanni Bonacci, Matteo Cirillo, Simone Giacinti e Giacomo Bottoni, alla chitarra Armando “Munendo” Valletta
Annibale/Corso Trieste
Piazza Annibaliano 1

In un bello spazio all’aperto, proprio a ridosso delle stupende chiese di Santa Agnese e Santa Costanza, prende vita questa manifestazione, che già l’anno passato aveva mietuto diversi consensi tra il pubblico.

Un accogliente chiosco fa da centro nevralgico della manifestazione, adatto a rifocillarsi, in una piazza molto spaziosa per ospitare i convenuti in pieno rispetto delle distanze anticovid.

Stasera il tema è lo sport, ora io non sono certo la persona più adatta a parlarne: detesto il calcio e non amo seguire nessuno sport, ma amo praticarlo e soprattutto amo il teatro; dunque non mi rimane che sintonizzarmi sulle frequenze emozionali di questi quattro artisti e attendere che le loro parole, ricche di intensità espressiva, mi coinvolgano.

Li conosco, so in che modo riescono a manifestare la loro passione per lo sport, dunque aspetterò sulla mia seggiolina in prima fila, ansioso di essere inebriato dal loro carisma.

Armando, il bravo chitarrista che partecipa allo spettacolo, padrone della sua pedaliera ricca di effetti, riesce a ricreare una sinergia di suoni come se fosse accompagnato da una band. Introduce i nostri, continuando ad accompagnarli o ad inserirsi tra un cambio e l’altro, con piacevoli brani ben eseguiti e ben cantati.

tropsLa serata si apre subito con il buon umore, i quattro rompono gli indugi coinvolgendo da subito il pubblico con battute, punzecchiandosi tra di loro, e ovviamente suscitano subito l’ilarità dei presenti.

Dimostrano, come immaginavo, quanto lo sport possa far sognare, e grazie a loro diventare spettacolo, teatro. Con un pizzico di fantasia, ogni storia ci trasporta attraverso questa esperienza ricca di retroscena, raccontata con professionale delicatezza, mira a sfiorare delicatamente le nostre emozioni e ad introdurci atipicamente in questo mondo.

Il primo è un esempio classico: un bambino di in paese del terzo mondo che gioca a pallone. Mentre corre dietro a quella sfera rotolante ricca di sogni, immagina di essere un grande calciatore, di raggiungere il successo che lo strapperebbe da quella vita di miserie. Da subito lo sport si trasforma in un motore di speranza, di salvezza, comunque in una spinta positiva per sopravvivere, una cura, una medicina per l’anima.

TROPS, lo sport raccontato diversamente, dunque, è un mix di esperienze toccanti, divertenti, passionali.

I nostri raccontano e si avvicendano alle note di Armando che tesse la colonna sonora della serata.

È il turno di Matteo. Il suo è un incedere progressivo, ha una comicità schizzata, divertente, isterica. Ci parla degli oratori della chiesa, ne ricorda gli odori, o meglio le puzze. Un’ esperienza che fa riaffiorare dal nostro profondo quel passaggio della nostra vita. Chi di noi non associa un odore ad un’esperienza? E così chi è passato per questo luogo, ne ricorda i momenti felici, gli scherzi tra amici, i calci tirati ad un pallone, le partite a biliardino… Un mondo a parte, una nicchia, un rifugio, un posto dove crescere sani, protettivo.

Poi Simone ci racconta, con una struggente e toccante narrazione, dei sentimenti di un bambino, che alterando i fatti, volutamente distorce in positivo i ricordi che lo coinvolgono con la sua famiglia, trasformandola in quella che avrebbe voluto avere, vivendola almeno in quei fittizi ricordi.

Tutti insieme poi raccolgono degli aforismi sullo sport, menzionando i personaggi famosi che li hanno citato. Tutti assai divertenti: Best, Allen, Rossi, Biscardi…

Matteo, coadiuvato dagli altri, racconta anche la storia di Agassi, il famoso tennista. In questo si sbizzarriscono e ci mettono chiaramente del loro. Ne viene fuori un riassunto favoleggiato, fantasioso ma divertente. I suoi genitori sono proposti con uno spiccato accento ciociaro… La storia ripercorre gli esordi di questo campione.

Il tennis diviene così una metafora della vita, con le sue difficoltà, l’impegno, la fatica, i fallimenti, anche i termini usati come “vantaggio, svantaggio, rovescio, punto di rottura, punto di decisione”… riportano alla mente alcune fasi della sua e nostra vita. Divertente sì , ma anche molto profondo.

tropsGiacomo riparte con la storia dei mondiali con l’Italia campione del mondo. Il calcio raccontato con la passione di un adolescente, conflittuale però, perché lui è appassionato di due squadre rivali tra loro. Dovrà fare una scelta. Anche qui si affaccia la metafora della vita.

Divertente poi la divagazione sui portatori di sfiga, quelli da tenere lontano durante le partite. Sembra che Mick Jagger sia un menagramo professionista, pare infatti, secondo le testimonianze raccolte dai nostri, che in sua presenza gli incontri sportivi abbiamo subito un inevitabile epilogo negativo…

Simone, invece, ci racconta di quel calcio vivace e variopinto giocato in provincia, in quei campi improbabili, scassati, con poca erba, con i suoi allenatori dall’aspetto e dai modi assai caratteristici e folkloristici, distanti dall’iconografia classica dello sportivo praticante.

tropsDulcis in fundo arriva Giovanni, è l’ asso nella manica della serata, gli altri lo hanno tenuto in serbo per il gran finale, lo “slegano” e lui sembra un cerbero liberato. Carico ed esplosivo, interpreta, pur leggendo come gli altri (siamo di fronte ad un Reading, una lettura teatralizzata). Parte a mille, gesticolando e giocando sui toni di voce, come fosse in un teatro. Racconta la storia e gli esordi di un’ atleta che parteciperà alla maratona di Boston del 1967. La prima donna della storia a farlo, mentre giudici di gara, tifosi e poliziotti cercano di impedirglielo. Kathrine Switzer capisce di correre non solo per sé, ma per tutte le donne che ancora non godono di diritti eguali a quelli degli uomini. Capisce di essere un faro di speranza anche per tutte quelle minoranze schiacciate dalla società americana e diventa la madrina di “quelli che non possono”, di “quelli che non devono”, un simbolo per chiunque sia ghettizzato.

Avvincente storia raccontata con fervente passione.

Quattro attori diversi tra loro, ognuno con un suo spiccato senso dell’umorismo e un suo modo di recitare, raccontare, parlare, esprimersi. Tutti giocano con le storie presentate per emozionare, intrattenere, divertire, colpire il pubblico, riuscendo (ma io ne ero sicuro) ad appassionare e coinvolgere il loro uditorio.

Bella serata ricca di emozioni…sportive.

Anche per me.

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