L’identificazione dell’area con la casa della moglie di Augusto, risale ai primi scavi condotti sotto l’egida di Napoleone III.
L’attribuzione venne fatta dopo aver rinvenuto una conduttura di piombo che portava il nome di Iulia Aug(usta). Si ipotizza che l’edificio fosse un appartamento riservato a Livia ed inglobato nella casa del marito Augusto.
Il sito si trova vicino al tempio della Magna Mater. L’accesso avveniva attraverso un corridoio inclinato, che conserva ancora il mosaico pavimentale originale composto da tessere nere e bianche.
Forse non si tratta dell’accesso originario, che invece doveva trovarsi sul lato opposto, dove restano tracce di un impluvium e di alcuni cubicola.
Troviamo poi un cortile rettangolare con dei pilastri che servivano a sostenere una tettoia. Il tablinium era posto tra due stanze che si affacciavano sul cortile raggiungibile attraverso un passaggio che comunicava tra le due parti della casa. Qui e nei due ambienti adiacenti, si trovano affreschi del secondo stile databili intorno al 30 a.C.
Le pareti più antiche evidenziano delle tamponature, queste vennero realizzate per poter disporre interamente della parete, che appare ora in opera reticolata risalente al 75/50 a.C.
La parete di destra del tablinium è tripartita con colonne corinzie dipinte, queste creano effetti illusionistici che sembrano voler sfondare la parete.
Sostengono un soffitto a cassettoni in prospettiva, che crea una sorta di quinta teatrale. Al centro è posta una finta porta aperta con all’interno un soggetto mitologico: si tratta di Io che viene sorvegliata da Argo mentre Mercurio sta giungendo per liberarla.
Ai lati si trovano altre due porte dipinte con i battenti aperti, al centro lasciano intravedere una città raffigurata con delle architetture in prospettiva anche se incongruenti.
La scena è popolata da vari personaggi. La parete di destra era molto probabilmente simile, ma è andata perduta.
A metà altezza si trovano quadri con scene di genere. Tutta la superficie è poi arricchita da elementi decorativi come sfingi, figure alate, infiorescenze e candelabri.
La parete opposta all’ingresso aveva al centro un quadro che ritraeva Polifemo e Galatea, un’opera che quando fu scoperta risultava piuttosto ben conservata, ma che oggi è purtroppo quasi del tutto svanita.
Nella stanza di destra invece si è ben conservata la parete sinistra, questa ripropone dei riquadri con ghirlande, frutta, fogliame, fregi a sfondo giallo con scene egittizzanti.
La stanza di sinistra era decorata da partiture simili, ma senza elementi figurati. Tutte le stanze conservano resti del pavimento composto da mosaici bianchi e neri.
Nel tablinium si è conservata una delle condutture di piombo che portava acqua alla casa.
Solo le persone particolarmente importanti ed altolocate avevano l’opportunità di avere acqua corrente in casa, gli altri dovevano recarsi alle fontane pubbliche per prelevarla.
Questa opportunità era concessa nominativamente e generalmente non era ereditabile.
Su di essa compare il nome del proprietario, Iulia Aug(usta), che ha fatto pensare a Livia Drusilla Giulia Augusta, ma anche alla figlia di Tito Giulia.
Il triclinio situato vicino al corridoio che portava all’accesso originario, era anch’esso decorato da pitture, tra le quali un paesaggio con simulacro aniconico, ovvero una rappresentazione simbolica di un oggetto inanimato e specifico, che riporta ad identificare una determinata divinità.
In questo caso si tratta del betilo (dall’ebraico Beith-El” o Casa di Dio), una pietra sacra solitamente di grandi dimensioni a forma conica con funzioni rituali, posta solitamente in luoghi sacri o tombe per proteggere i defunti, in questo caso è chiaramente associata al culto della dea Diana.
L’attribuzione della casa a Livia Drusilla è dunque basata esclusivamente sulla traccia del nome posto sulla tubatura e in parte dal fatto che fosse inglobata alla Casa di Augusto.
Non si tratta comunque della casa dove Livia visse col primo marito Tiberio Nerone, ma si tratterebbe di un appartamento ad essa riservato all’interno della proprietà del marito.
Fu dopo il ritorno dalla Sicilia nel 36 a.C., che Augusto si dedicò a migliorare la sua abitazione rendendo, attraverso una sostanziale modifica, la Casa di Livia una sorta di dépendance incorporata nella sua casa.
Le pitture, così come i restauri risalgono infatti agli anni immediatamente successivi al già nominato incendio che distrusse la proprietà.
Il super sito è visitabile sul Colle Palatino con un leggero sovrapprezzo sull’ingresso agli scavi. Va però consultato il sito del parco per orari e giorni che variano durante l’anno.
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