L’Oratorio di San Silvestro: il gioiello medievale nascosto nel cuore di Roma

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Dove si trova l’Oratorio di San Silvestro

L’oratorio di San Silvestro si trova nel rione Celio, all’interno della Basilica dei Santi Quattro Coronati.

Nel cortile che precede l’ingresso alla chiesa, posto sulla destra compreso nel convento delle suore agostiniane, è possibile visitare questo piccolo gioiello. In realtà tutta la struttura dei SS. Quattro è un piccolo tesoro: la chiesa, il chiostro, lo stesso doppio cortile, la sala gotica e poi questo oratorio… tutto l’ambiente è straordinario, un angolo di medioevo nascosto e ben preservato in questo angolo di Roma.


La Basilica dei Santi Quattro Coronati

La chiesa è dedicata ai Quattro Coronati, quattro soldati di nome Sinforiano, Claudio, Nicostrato e Castorio. Erano degli scalpellini cristiani, martirizzati sotto l’impero di Diocleziano per essersi rifiutati di scolpire una statua che avrebbe dovuto rappresentare il dio Esculapio.


La nascita dell’Oratorio di San Silvestro

L’oratorio risale al 1246, venne edificato dal cardinale Stefano Normandis e consacrato lo stesso anno, come ricorda anche una lapide commemorativa.

Decorato nel 1248 da maestri bizantini, nel XVI secolo divenne l’oratorio dell’Università degli scultori e degli scalpellini o marmorai.

Sulla porta d’ingresso si trova un affresco che raffigura Cristo giudice, Maria, san Giovanni e gli Apostoli.


Gli interni dell’oratorio

L’interno dell’oratorio è a pianta rettangolare. Il pavimento è in classico stile cosmatesco piuttosto ben conservato e coperto da una volta a botte decorata con motivi a stelle e croci.

Al suo centro si trovano cinque maioliche che formano una croce greca.

La base della volta è decorata con un bellissimo fregio composto da foglie.

Sulla parete d’ingresso è dipinto il Giudizio universale, in cui è raffigurato Cristo su un trono, la vergine Maria, san Giovanni Battista, gli apostoli e due angeli, di cui uno sta ripiegando il firmamento.


Gli affreschi su Costantino e San Silvestro

Sotto questo affresco, nelle pareti di sinistra e di destra, c’è un ciclo di affreschi composto da undici scene che ricordano la vita leggendaria dell’imperatore Costantino I e di San Silvestro.

Costantino colpito dalla lebbra

Nella parete d’ingresso si vede chiaramente Costantino colpito dalla lebbra. Il viso, dall’espressione piuttosto provata, riporta gli inequivocabili segni di questo male.

Il sogno di Pietro e Paolo

In un’altra scena troviamo Pietro e Paolo che appaiono in sogno a Costantino malato. I santi invitano l’imperatore a far tornare papa Silvestro a Roma.

I messi imperiali sul monte Soratte

Così i suoi messi imperiali, in un altro pannello, vengono ritratti mentre si dirigono sul monte Soratte, dove si trova Silvestro, per esortarlo a tornare nell’Urbe.

Silvestro mostra le effigi dei santi

A seguito si vede Silvestro che, rientrato a Roma, mostra a Costantino le effigi dei santi Pietro e Paolo.

Il battesimo di Costantino

Costantino in un’altra scena è posto in una vasca dove sta ricevendo da Silvestro il battesimo.

Costantino guarito

Subito dopo, Silvestro è raffigurato mentre siede su un trono di fronte a Costantino ormai guarito dalla peste.

Il corteo imperiale

Nella scena di fianco, Silvestro è rappresentato a cavallo mentre partecipa ad un corteo accompagnato da Costantino.

Il toro resuscitato

Sulla parete destra, Silvestro sta resuscitando un toro precedentemente sacrificato da un sacerdote ebreo.

Elena ritrova la vera Croce

Di seguito Elena, la madre di Costantino, ritrova la vera Croce che poi porterà a Roma.

Il drago sconfitto

Infine Silvestro libera il popolo romano da un drago, l’animale mitologico è una chiara rappresentazione del male.


La Donazione di Costantino e il potere della Chiesa

La sala è la prova di quanto resistette, grazie alla propaganda politica clericale, il falso mito della donazione di Costantino.

Questa venne sapientemente sfruttata dal papato nelle lotte contro l’impero che durarono per gran parte del medioevo. Attraverso questa “prova”, la chiesa voleva dimostrare la superiorità del potere papale su quello imperiale.

L’opera risale infatti ai tempi di papa Innocenzo IV, proprio quando questi era in forte contrasto con l’imperatore Federico II.


Il ruolo del cardinale Stefano Conti

Il committente degli affreschi è il cardinale Stefano Conti, che durante la fuga del papa in Francia venne eletto vicario papale.

Il cardinale, che viveva proprio in questo palazzo, utilizzò lo spazio a disposizione nell’oratorio per ribadire il concetto che il papa, oltre che successore di san Pietro, lo era anche di Costantino e di tutti gli altri imperatori romani.


Lorenzo Valla smaschera il falso

Ma si tratta di un falso smascherato dall’umanista, storico e filosofo Lorenzo Valla già nel 1440.

Costantino e Silvestro, come spiega Valla, non erano giuridicamente nella posizione legale per prendere una decisione simile. Il primo non poteva assumere la figura di donante, né poteva trasferire le proprietà imperiali, l’altro non aveva il potere per poterli accettare legalmente.

Valla, pur rischiando di mettersi in urto con la chiesa, mostra l’inverosimile incoerenza storica della Donazione, sottolineandone l’assurdità: un imperatore che cedeva la città di Roma per sola liberalità.

Valla osserva come nessun sovrano avrebbe mai rinunciato all’Urbe, così come a tutto l’Occidente. La storia dimostra al contrario come ogni sovrano voglia accrescere i propri domini e ricchezze e non certo ridurli.


Il paragone con Naaman

La Donazione non può neanche essere considerata un segno di riconoscenza per la guarigione dalla lebbra.

Valla ritiene che questa messa in scena derivi da una leggenda biblica, quella di Naaman, risanato da Eliseo.

Questa si trova nel libro dei Re sulla Bibbia: Naaman era un potente generale arameo affetto da lebbra, Eliseo un sacerdote, che consigliò all’uomo di immergersi per sette volte nel fiume Giordano per poter guarire.

Nonostante forti reticenze, ubbidendo il militare trovò la guarigione.


Le incongruenze del documento

Valla aggiunge poi che mai nessun cristiano depose il proprio impero per donarlo a dei sacerdoti per onore a Dio.

Valla aggiunge come non esista alcun documento che attesti l’accettazione da parte del papa di questi domini.

La lingua utilizzata nel documento che riporta la Donazione poi, risente fortemente degli influssi barbarici, molto più recenti.

Come se non bastasse, i riferimenti nello scritto rimandano ad un periodo in cui Costantinopoli era già la nuova capitale dell’Impero Romano.

Tutte incongruenze che ne sottolineano l’inconsistenza.


Il diadema imperiale

La Donazione a papa Silvestro, oltre al Palazzo Lateranense, comprenderebbe anche il diadema imperiale di Costantino, che il documento descrive come un aureo ornato di pietre preziose.

Storicamente è attestato però che non fosse di metallo prezioso, ma di semplice stoffa o seta.

L’autore del falso documento non conosceva dunque come fosse il diadema e lo aveva immaginato simile alle corone d’oro dei re medievali.


Gli affreschi del XVI secolo

Con questo si chiude la parte che riguarda la Donazione affrescata sulle pareti. Ma l’oratorio ci riserva un’altra bella sorpresa.

Nel XVI secolo venne aggiunto un piccolo presbiterio sopraelevato su tre gradini posto in fondo alla sala dietro all’altare.

Gli affreschi che lo decorano sono datati al 1574, si riferiscono al martirio dei santi Quattro Coronati e sono opera di Raffaellino Motta da Reggio.

Sulla cornice che precede queste immagini sono rappresentati specularmente San Silvestro (sulla sinistra) e Costantino (sulla destra).


Informazioni per la visita

L’oratorio è visitabile previa piccola offerta da elargire presso la portineria.

Gli orari di apertura sono piuttosto flessibili.

Il consiglio è di controllare sul sito i vari aggiornamenti prima di recarvisi.

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