“Mary”

Pinterest LinkedIn Tumblr +
Teatro de Servi
di Filippo Maria Macchiusi
regia di Alessandro Cecchini
aiuto regia di Dafne Montalbano
assistente alla regia Sofia Ferrero
organizzazione di Susan El Sawi
distribuzione di Daniele Coscarella
con Clarissa Curulli, Federico Maria Galante, Filippo Maria Macchiusi.

Chi mi conosce, sa che ho cominciato a scrivere di attori che avevo già visto più volte, perché conoscendo più profondamente sia l’artista che la persona mi sento più libero di esprimere un mio parere sulla performance e sullo spettacolo. Mi piace entrare in empatia con quello che viene proposto e con la recitazione dell’attore, carpirne le sfumature, evidenziarne le particolarità, che ho imparato a conoscere nel tempo seguendolo. Credo sia più corretto e completo.

Stasera sono stato invitato da Daniele Coscarella, produttore della commedia, e questo è già sinonimo di qualità. Gli attori provengono dal laboratorio di Arti sceniche di Massimiliano Bruno, altro grande professionista della commedia italiana, e anche questa è un’ottima presentazione. Sono dunque qui davanti a questi tre ragazzi che ancora non avevo avuto il piacere di vedere sul palco.

Dunque, dopo una mia prima difficoltà iniziale in cui mi è sembrato di muovermi in un terreno sconosciuto, sono riuscito a godermi lo spettacolo e poi conoscere di persona gli artisti. Ho trovato delle persone piacevoli, visibilmente appassionate del loro lavoro, che mi hanno colpito sia sulla scena che dopo.

La simpatica commedia verte ed è incentrata sul tema dell’amore, e propone situazioni che abbiamo vissuto tutti in prima persona e in cui è facile riconoscersi.

Dinamiche che i tre molto brillantemente portano sul palco: l’innamoramento, la crisi, l’abbandono… In meno di due ore di spettacolo, tutto viene presentato con efficacie profondità, ma anche e soprattutto con estrema dolcezza, uno dei punti forti della sceneggiatura.

Mary, o meglio Maria Carmela, è impegnata con Federico, persona indubbiamente colta e profonda ma evidentemente poco attenta alla sua compagna e alle sue esigenze. Stanno insieme ma il rapporto comincia a fare acqua, allora arriva Filippo in quello che sembra diventare un triangolo.

Lui è l’esatto opposto di Federico: persona affettuosa e attenta, rozza ma simpaticissima, attrae la ragazza per la semplicità e la spontaneità, forse anche troppa per la ragazza.

I tre, in una scenografia praticamente inesistente, muovono tre cubi neri tutti uguali, neutri come fossero i contenitori che proteggono le loro emozioni e i sentimenti.

Li mescolano come dei Lego; spostati a piacimento, si confondono tra loro così come i loro animi e gli stati d’animo. Forse è una scelta della regia, che così vuole confondere le idee; forse li mescola e li agita per rappresentare l’instabilità emotiva e al contempo evitare che lo spettatore identifichi a chi appartiene quel determinato cubo.

Li rende uguali e così ingiudicabili, per mantenere il rispetto e l’inviolabilità. Perché i sentimenti sono e devono rimanere personali. I cubi sembrano rappresentare anche dei piedistalli su cui si svolge la vita, e racchiudono ciò che le persone si portano dietro, l’intimità.

Ecco allora che i tre li usano come una barriera ma anche come punto di incontro; ci giocano, ci girano intorno e ci costruiscono sopra tante piccole scene.

I dialoghi sono leggeri, simpatici, mai volgari, sempre molto delicati e non perdono di vista la realtà; di “fantasioso” c’è solo la scenografia, sospesa nel tempo. Sono loro che la riempiono con la presenza e l’inventiva. I tre si inseguono a vicenda e si alternano tra il presente e il passato, sempre con la regola di un profondo e reciproco rispetto dell’animo dei personaggi per la loro umanità e per l’amore o il loro dolore provato.

Viviamo la fine della storia di Mary e Federico. Presente l’immancabile scatolone con i beni personali da restituire, il rumore delicato dei cuori che vanno inevitabilmente in frantumi. Ma è anche il normale evolversi della vita, dove tutto ciò che comincia termina per poi ricominciare.

L’amore è un po’ come il susseguirsi delle stagioni, che qui delicatamente ed inevitabilmente si avvicendano. Luci e musiche sottolineano passaggi e stati d’animo con cura.

Ma Federico non sparisce completamente dalla vita di Mary, anzi, rientra in scena attraverso la rappresentazione del presente e del passato in un piacevole svilupparsi di scene che accavallano efficacemente i due spazi temporali. Incontrerà e si scontrerà con Filippo in una serie di confronti e rinfacciamenti costruiti in maniera assolutamente divertente ma anche con profondità.

Mary sembra vivere un triangolo amoroso fatto su un’interposizione tra il presente e i ricordi del recente passato. A lei diventa sempre più chiaro: le piacciono entrambi, evidentemente trova nell’uno quello che non trova nell’altro.

Le relazioni dei tre si intrecciano nella sceneggiatura, corrono per aggrovigliarsi e sciogliersi, andando verso un epilogo neanche troppo scontato. Tre cuori sballottati, due soli saranno felici; uno soffrirà per la gioia degli altri, o forse no. Rimarrà sempre qualcosa in sospeso, di irrisolto, o forse ci sarà qualche altro avvenimento, chissà… lascio allo spettatore la sorpresa.

Questi tre ragazzi si dimostrano all’altezza delle aspettative, divertono una sala piena di una Prima più che riuscita, davanti ad un pubblico composto anche di colleghi, dunque di esperti del settore. Tutti escono visibilmente soddisfatti alla chiusura del sipario. Loro sono molto dinamici e giocano molto con i ruoli. Federico ci appare un po’ come il secchione della scuola, impreparato nella realtà della vita. Molto colto e cervellotico ma anche immaturo per una relazione profonda; distratto, disattento e profondamente fragile.

Filippo invece è molto schietto, diretto, esuberante ed intraprendente, ma anche superficiale a causa della sua scarsa cultura. Si esprime in un dialetto romano essenziale, povero di vocaboli, ma si dimostra un ragazzo molto affettuoso. Mary invece sembra inseguire un sogno impossibile, è la rappresentazione di una donna forse non troppo coerente, innamorata dell’amore più che di un uomo, che cerca di trovare questo sentimento in persone completamente diverse tra loro, forse anche incompatibili con lei. È una persona che vorrebbe amare ma fondamentalmente è insoddisfatta; è difficile, però, darle torto, visti i soggetti che ha scelto.

La commedia è molto carina, dolce, coinvolgente, divertente e a tratti anche molto toccante. Ci porta con sé in questo turbinio amoroso senza sballottarci troppo, proprio per la sua profonda delicatezza.

Alla fine ci si affeziona a questi tre personaggi ai loro caratteri, ai dubbi, alle incertezze, alle loro sofferenze e anche ai loro punti deboli; così come ci si affeziona al grande desiderio di amare e di essere amati.

Scrivi a: redazione@viviroma.tv
Share.

Leave A Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com