Dopo il successo internazionale al Sundance Film Festival e alla Festa del Cinema di Roma, arriva finalmente nelle sale italiane come evento speciale It’s Never Over: Jeff Buckley, il documentario diretto dalla regista candidata all’Oscar Amy Berg (Deliver Us from Evil, Janis: Little Girl Blue, West of Memphis) e co-prodotto da Brad Pitt.
Il film sarà proiettato solo il 16, 17 e 18 marzo, a 60 anni dalla nascita di Jeff Buckley, artista irripetibile e figura mitica della musica contemporanea.
Le prevendite apriranno dal 4 febbraio, mentre l’elenco delle sale sarà a breve disponibile sul sito nexostudios.it.
🎬 Il trailer ufficiale è disponibile online
Jeff Buckley, una voce eterna
Un solo album, Grace (1994), è bastato a Jeff Buckley (1966–1997) per entrare definitivamente nella storia della musica. Figlio del leggendario Tim Buckley, Jeff ha attraversato gli anni Novanta come una cometa luminosa, lasciando un’eredità artistica profonda prima della tragica morte per annegamento nelle acque di un affluente del Mississippi, a soli trent’anni.
It’s Never Over: Jeff Buckley ripercorre la sua vita e il suo itinerario artistico all’interno della New York degli anni Ottanta e Novanta, un contesto culturale vibrante che ha visto nascere alcune delle esperienze musicali più radicali e influenti del periodo.
Il racconto prende forma attraverso materiali d’archivio inediti, provenienti dal patrimonio personale di Buckley, e testimonianze intime e dirette: dalla madre Mary Guibert, alle ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser, fino agli ex compagni di band Michael Tighe e Parker Kindred, e ad artisti come Ben Harper e Aimee Mann. Un mosaico di voci che restituisce il ritratto di una figura tanto iconica quanto enigmatica.
Il documentario come atto d’amore
Amy Berg racconta un legame artistico e personale durato decenni:
“Non ricordo un periodo della mia vita in cui non pensassi di fare un film su Jeff Buckley. Ci penso almeno dal 2006. O forse dal 1994, quando ho ascoltato Grace per la prima volta. Mary, la madre di Jeff, è stata la prima persona che ho incontrato. All’epoca si parlava di un biopic, ma il materiale d’archivio era così potente che ho capito subito che doveva diventare un documentario. Nel 2019 la proposta è stata finalmente accettata. È stato un vero travaglio d’amore”.
Il risultato è un film che non mitizza, ma avvicina, restituendo l’intensità creativa, la fragilità emotiva e l’assoluta unicità di Buckley.
Da Live at Sin-é al mito di Grace
Nato il 17 novembre 1966 nella contea di Orange, in California, Jeff Buckley emerse nei primi anni Novanta nella scena avant-garde dei club di New York. La sua prima registrazione commerciale, l’EP Live At Sin-é, uscì nel novembre 1993 per Columbia Records: quattro brani registrati dal vivo in un minuscolo caffè dell’East Village, con Buckley e la sua chitarra elettrica.
Quando l’EP vide la luce, Buckley stava già lavorando al suo album di debutto Grace insieme a Mick Grøndahl (basso), Matt Johnson (batteria) e al produttore Andy Wallace. In quelle sessioni nacquero brani destinati a diventare immortali, come Lover, You Should Have Come Over, Last Goodbye e la sua versione di Hallelujah di Leonard Cohen, accanto a Corpus Christi Carol di Benjamin Britten.
Il ritorno di Live at Sin-é in versione deluxe
A rendere ancora più significativo questo omaggio, dal 13 febbraio sarà disponibile per Sony Music la versione deluxe di Live at Sin-é in formato vinile e CD.
Il cofanetto rigido include quattro vinili, ciascuno con una copertina dedicata, un libretto con note e fotografie a colori e nuove versioni live di brani iconici come Grace, Last Goodbye e Hallelujah.
Un’edizione pensata per collezionisti e appassionati, che restituisce l’atmosfera irripetibile di quei primi, decisivi passi.
Un evento per chi ama la musica che lascia il segno
It’s Never Over: Jeff Buckley non è solo un documentario musicale: è un viaggio emotivo, un atto di memoria e un tributo a una voce che continua a risuonare oltre il tempo. Un’occasione rara per rivedere, ascoltare e comprendere un artista che ha cambiato il modo di intendere la canzone, l’interpretazione e il rapporto tra fragilità e bellezza.
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