Il Cinema Azzurro Scipioni ha registrato ieri una forte partecipazione di pubblico per la proiezione di You Love, il nuovo cortometraggio scritto e diretto da Janet De Nardis, regista, giornalista e conduttrice televisiva, prodotto da Iperuranio Film di Stefano Masi.
Un’opera corale che sceglie un approccio leggero solo in superficie per affrontare un tema centrale del presente: il rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale, e il confine sempre più sottile tra libertà di scelta e delega tecnologica.
Alla serata erano presenti numerosi interpreti del progetto e ospiti del mondo dello spettacolo. Tra questi Sara Ciocca, Riccardo Maria Manera, Carolina Sala, Max Vado, Sofia Fici, Ivo Cotani, Stefano Vergano, Mattia Tassi, Cristina Alby e Giulia Zuccaro.
Presenze anche dal mondo televisivo e digital, con Savino Zaba e l’attrice e content creator Alessia Francescangeli, legata al collettivo “I Due e Mezzo”.
Il film, con la fotografia di Andrea Arnone e l’aiuto regia di Giovanni Dentici, nasce da un interrogativo diretto: può un algoritmo decidere chi dobbiamo amare?
- Janet De Nardis, Stefano Masi , Antonella Balsamojpg
- Janet De nardis, Max Vado e Joy La Torre
- Janet De Nardis , Riccardo maria Manera
Da qui si sviluppa una riflessione che attraversa la quotidianità contemporanea, in cui la tecnologia non è più solo uno strumento ma un elemento sempre più presente nelle scelte personali, dalle relazioni affettive alle decisioni individuali.
Attraverso un linguaggio narrativo immediato ma stratificato, You Love costruisce una metafora sul rapporto uomo-macchina, richiamando anche il concetto filosofico del legame servo-padrone: ciò che viene creato per essere controllato può, nel tempo, trasformarsi in un punto di riferimento dal quale dipendere.
- Janet De Nardis e Alessia Francescangeli (collettivo due e mezzo)
- Janet De nardis, Ivo Cotani, Giulia Zuccaro, Cristina Alby, Stefano Vergano
Il tema dell’amore diventa così il campo di osservazione principale di una società che si muove tra connessione digitale e perdita di centralità del gesto umano.
Dopo Good Vibes, Janet De Nardis torna a indagare le trasformazioni indotte dall’innovazione tecnologica, confermando una linea autoriale coerente e riconoscibile.
Il risultato è un lavoro che non si limita alla narrazione, ma apre una domanda che resta sospesa: fino a che punto le nostre scelte sono davvero nostre, e quando invece iniziano a essere guidate da ciò che abbiamo costruito?
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