Un viaggio cominciato nel 2003, una promessa fatta in un luogo remoto e oltre vent’anni di vita attraversati attraverso immagini, memoria e generazioni.
È da questo intreccio che nasce “Mustang”, il nuovo film documentario di Kasia Smutniak, che sarà presentato in Concorso nella sezione Progressive Cinema della 21ª Festa del Cinema di Roma.
Per Smutniak si tratta di un nuovo ritorno dietro la macchina da presa dopo “Mur”, documentario che nel 2024 ha ricevuto il Nastro d’Argento Documentari per il Cinema del Reale.
Con “Mustang”, però, il cinema diventa qualcosa di ancora più personale. Al centro c’è infatti una storia che affonda le proprie radici nel primo viaggio compiuto dall’autrice nel 2003 insieme a Pietro Taricone, nella remota regione del Mustang.
Un viaggio destinato a lasciare una traccia molto più profonda di quanto potessero immaginare.
Una promessa nata in un luogo lontano
Nel 2003 Kasia Smutniak e Pietro Taricone si conoscono da poco quando decidono di partire per il Mustang, zaino in spalla e con una piccola telecamera.
Quel territorio, descritto nella sinossi come un luogo sospeso nel tempo e privo persino di strade, entra nelle loro vite.
È lì che nasce una promessa: tornare un giorno e fare qualcosa per contribuire a proteggere quella cultura.
Ma la vita prende un’altra direzione e quel ritorno insieme non avverrà.
La promessa, però, rimane.
Ed è proprio da quella promessa che molti anni dopo prende forma “Mustang”.
Dalle immagini ritrovate alla storia di una famiglia
A riaprire quella porta è Sophie, la figlia di Kasia Smutniak e Pietro Taricone.
La ragazza riscopre le immagini del primo viaggio dei suoi genitori e quelle dei viaggi che Kasia ha successivamente compiuto con lei quando era bambina.
Quelle immagini diventano così il punto di partenza per ripercorrere più di vent’anni di vita.
Nel percorso entra anche Kunzom, una donna con la quale la promessa nata anni prima può finalmente trasformarsi in qualcosa di concreto: la costruzione di una scuola destinata ai bambini della regione, permettendo loro di proseguire gli studi senza dover lasciare le proprie famiglie.
La vicenda personale si intreccia così con quella di una comunità e con il desiderio di preservarne la cultura tibetana.
Un film tra memoria, perdita e trasformazione
“Mustang” viene presentato come un racconto intimo, costruito nel corso di sette anni di lavoro e capace di attraversare oltre vent’anni di vita.
Non è soltanto il racconto di un viaggio geografico.
È un percorso attraverso il tempo, la memoria e ciò che rimane quando le persone, i luoghi e le circostanze cambiano.
La voce di Sophie accompagna questo attraversamento tra passato e presente, mettendo in relazione la memoria familiare con una storia collettiva.
Al centro emergono così amore, perdita e memoria, ma anche la ricerca di ciò che riesce a sopravvivere al cambiamento.
Un percorso che nel film viene accostato al Samsara, il flusso incessante nel quale, secondo la sinossi, il Mustang stesso sembra collocarsi.
“Un viaggio profondamente personale”
Kasia Smutniak descrive “Mustang” come un progetto nato senza sapere inizialmente dove l’avrebbe condotta.
«Sette anni di lavoro, oltre vent’anni di vita», racconta la regista, spiegando come la storia sia diventata progressivamente un viaggio profondamente personale, intrecciato al destino di una comunità e al suo desiderio di preservare la cultura tibetana.
Nel film, aggiunge Smutniak, c’è molto di ciò che ha vissuto, delle persone incontrate e di ciò che negli anni ha imparato a lasciare andare.
Il risultato è un’opera che parte da una memoria privata per allargare progressivamente lo sguardo verso una storia che coinvolge una comunità e più generazioni.
“Mustang” alla Festa del Cinema di Roma
La presentazione alla 21ª Festa del Cinema di Roma, in Concorso nella sezione Progressive Cinema, rappresenta il debutto del film davanti al pubblico italiano.
“Mustang” è scritto da Kasia Smutniak e Marella Bombini.
Il film è una produzione Fandango in associazione con Luce Cinecittà, con il contributo di Associazione Pietro Taricone, grazie al sostegno di Unione Buddhista Italiana.
Produttori sono Domenico Procacci, Laura Paolucci e Kasia Smutniak.
L’opera è realizzata e distribuita con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura.
La distribuzione nelle sale italiane è prevista a novembre, con Fandango Distribuzione, mentre le vendite internazionali sono affidate a Fandango Sales.
Il team del film
La fotografia è di Paolo Pisacane, il montaggio di Ilaria Fraioli, le musiche sono firmate da Lorenzo Tomio, mentre il montaggio del suono è curato da Gianfranco Marongiu.
Eleonora Savi è produttrice esecutiva.
Una storia che continua a viaggiare
Da un piccolo viaggio del 2003 nasce dunque un racconto che attraversa decenni, generazioni e continenti.
Prima c’erano una giovane coppia, uno zaino, una telecamera e una promessa.
Poi sono arrivati il tempo, la perdita, una figlia che ha ritrovato quelle immagini e una nuova possibilità di mantenere quella promessa.
“Mustang” parte da una memoria personale per arrivare a una domanda più universale: cosa resta di noi, delle persone che amiamo e delle promesse che facciamo quando tutto intorno continua a cambiare?
È questo il viaggio che Kasia Smutniak porta alla Festa del Cinema di Roma.
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