Escher, abbiamo visitato la mostra a Palazzo Bonaparte

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Dal 31 ottobre è visitabile a Palazzo Bonaparte la mostra dedicata a Escher

Il percorso espositivo si articola su due piani: la prima parte è dedicata agli inizi dell’artista e al suo grande amore per l’Italia. Escher si trasferì nella Capitale nel 1927, nella casa di via Poerio 122, nel quartiere di Monteverde Vecchio. Proprio qui, l’artista realizzò una delle sue opere più importanti, “la mano con sfera riflettente”.

Un’intera area della mostra è dedicata proprio alla città di Roma. Proprio qui, l’artista realizzò alcune delle opere più importanti, come una serie di dodici xilografie del 1934 descritta come “Roma Notturna”. Dopo la parentesi su Roma, c’è un’altra parte in cui appare evidente il suo stile preciso e dettagliato. Deformazioni geometriche, illusioni, trasformazioni che rimandano al concetto di infinito. La sua incisione più famosa, Metamorfosi, è il riassunto visivo di tutte le opere. In questo modo, Escher invita a giocare con la nostra percezione e a modificare punti di vista che spesso assumiamo per pigrizia. Nulla nell’arte di Escher è come sembra ma è tutto frutto della fantasia.

Divertenti le installazioni presenti lungo il percorso che immergono i visitatori all’interno delle opere di Escher. Il visitatore potrà ritrovarsi nella sfera riflettente oppure diventare il volto di “Buccia”. Le coppie potranno suggellare la loro unione scattandosi una foto dentro il “Vincolo d’unione”. L’ultima parte della mostra è dedicata alle influenze che Escher ha avuto sull’arte moderna a partire dal mondo della musica e del cinema. Non mancano scene famose di serie tv come Squid Game o di film come Harry Potter e Una notte al museo.

La mostra si presenta come un’antologica di circa 300 opere che comprende nuove acquisizioni e molti dei pezzi più significativi che hanno reso Escher famoso in tutto il mondo: dall’ormai iconica “Mano con sfera riflettente” (1935) a “Vincolo d’unione” (1956), da “Relatività” (1953) a “Giorno e notte” (1938), dalla celebre serie degli “Emblemata” ai dodici notturni romani prodotti nel 1934, e tantissime altre che alimentano la curiosità del visitatore. Inoltre, è presente anche una ricostruzione dello studio dell’artista con all’interno i vari strumenti originali con i quali realizzava le sue opere.

Da menzionare che la mostra rientra nel progetto “L’Arte della solidarietà” realizzato con Komen Italia, charity partner della mostra e che ha come scopo quello di unire l’arte con la salute, la bellezza con la prevenzione.

Nel concreto, una parte degli incassi provenienti dalla vendita dei biglietti di ingresso alla mostra verrà devoluta da Arthemisia (che l’ha prodotta ed organizzata) per la realizzazione di specifici progetti di tutela della salute delle donne.

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