Disgraced di Ayad Akhtar regia Jacopo Gassmann dal 6 al 18 marzo al Teatro India

Dal 6 al 18 marzo al Teatro India
Disgraced diretto da Jacopo Gassmann, moderna tragedia sul rapporto
tra società occidentale e religioni che si consuma durante una cena tra vecchi amici
che esplode in un violento conflitto: le diverse identità culturali svelano la reciproca intolleranza
India

ph: Laila Pozzo

DISGRACED
di Ayad Akhtar
traduzione e regia Jacopo Gassmann
con Hossein Taheri, Francesco Villano, Lisa Galantini, Saba Anglana, Lorenzo De Moor
luci Gianni Staropoli – video Alfredo Costa – scene Nicolas Bovey – costumi Daniela De Blasio
assistente alla regia Mario Scandale – assistente scenografa Nathalie Deana
Produzione Teatro di Roma e Fondazione Luzzati -Teatro della Tosse
Joseph Jefferson Award nel 2012 come miglior Nuovo testo
Premio Pulitzer 2013 per il Teatro
Obie Award 2013 per la Drammaturgia

Dal 6 al 18 marzo al Teatro India in scena l’Occidente in cui deflagrano tensioni politiche, sociali e culturali, con Disgraced, dell’autore americano di origini pakistane, Ayad Akhtar, Premio Pulitzer 2013, tradotto e diretto da Jacopo Gassmann, coproduzione Teatro di Roma e Teatro della Tosse di Genova per uno spettacolo sulla difficile e necessaria convivenza fra le diverse identità etniche. Una tesa osservazione delle relazioni fra sessi, amori, amicizie, rivalità, in una seduta a cena tra quattro amici, con in tavola più religioni, che esplode in un violento conflitto, dove le tensioni culturali svelano le reciproche (seppur nascoste) intolleranze, ipocrisie.

Disgraced, uno dei testi più complessi di Ayad Akhtar, tra i maggiori successi drammaturgici degli ultimi anni, è una moderna tragedia greca, ambientata in una Manhattan ricca, colta e liberale, che Jacopo Gassmann porta in scena assegnando i ruoli dei protagonisti ad attori che appartengono realmente alle etnie descritte, aumentando così l’effetto realistico. Educato e cresciuto in America, ma di origini pakistane, Amir è un avvocato di successo che vive in modo contraddittorio la sua identità: la cultura islamica che porta dentro sembra in conflitto con il suo ideale laico del quotidiano, tanto da farlo allontanare dalle sue radici culturali. Fino a quando lui e sua moglie Emily, una pittrice newyorchese che porta avanti una ricerca su temi islamici, decidono di invitare a cena una coppia di amici, Jory, un’afroamericana, e il marito ebreo, il noto curatore d’arte Isaac. Quella che comincia come un’amichevole conversazione velocemente si trasforma in un acceso confronto su alcune delle più complesse questioni del dibattito politico e religioso contemporaneo. In un perfetto meccanismo drammaturgico, i rapporti umani fra i protagonisti ne verranno profondamente modificati.

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