A salvare il pianeta non è l’indipendenza energetica ma il contribuire insieme alla diffusione di soluzioni maggiormente sostenibili

I progressi scientifici legati al solare e le aziende che si sono impegnate per una maggiore diffusione della tecnologia fotovoltaica stanno portando ad una crescita economica e sociale che va di pari passo con gli investimenti nelle rinnovabili. A metterlo in evidenza sono gli analisti di Solar Power Network (SPN), la multinazionale canadese che riorganizza le strategie energetiche di decarbonizzazione delle aziende.

«Can we have capitalism and a planet?». Questa la domanda che si pongono gli analisti di Solar Power Network (www.solarpowernetwork.ca), la multinazionale canadese che, dal Canada agli Stati Uniti passando per il Giappone e per l’Australia ha già cambiato il mercato del fotovoltaico in tutto il mondo e lo sta cambiando ora anche in Italia. E, proprio come Barack Obama, si danno anche una risposta: «yes we can».

Gli analisti della multinazionale che ha al suo attivo contratti per la generazione ed autoconsumo “in situ” di energia elettrica per oltre 400 MW di potenza generata attraverso il sole in ben 678 località, tra siti industriali ed edifici commerciali, partono dall’analisi del contesto basandosi su 2 fatti/notizie che ritengono «fondamentali».

Il primo fatto/notizia riguarda le grandi società di «Oil&Gas», che hanno subito un downgrading del rating dei loro titoli a WallStreet proprio a causa del loro modello di business fortemente legato alle fonti fossili.

«Al contrario le rinnovabili aiutano le quotazioni borsistiche» osservano gli analisti di Solar Power Network (SPN). «Anche perché la finanza considera la sostenibilità ambientale e la propensione a sviluppare business riconducibili a tecnologie orientate a contrastare la crisi climatica come elemento fondamentale per il futuro delle aziende» essi sostengono.

Ed è infatti vero che EXXON è uscita dalla top-10 del listino di New York ed ha subito un downgrade da «buy» a «sell», così come anche Royal Dutch Shell e Repsol, su «sell» da parte di «hashtag» #redburn, e così come nel mirino, seppure in giudizio «neutral» di «hashtag» #redburn, anche BP, ENI ed OMV (dati Solar Power Network tratti da IlSole24Ore).

Poi ancora, secondo fatto/notizia, negli ultimi giorni due dei più grandi fondi di investimento hanno subito l’incapacità di modificare la propria cultura finanziaria riportando notevoli perdite dirette e di rendimento. Black Rock e Vanguard hanno infatti respinto le proposte dei propri soci investitori di spostare il focus su temi riconducibili alla sostenibilità ambientale ed alle rinnovabili (report Solar Power Network tratto da TheGuardian – bit.ly/2LT8YQe – e Reuters – reut.rs/2J9rpNe -).

«Oggi l’economia si ritrova nella possibilità di vedersi trainare dalla sostenibilità e non vi è più di strumenti additivi o artificiali. Gli indirizzi politici e le scelte della finanza hanno segnato il passato. Il futuro è del good-business-as-is, profittevole e sostenibile» puntualizza l’ingegner Peter Goodman, presidente e ceo di Solar Power Network, commentando questi fatti.

Certo forse neanche dalle grandi proteste o manifestazioni pubbliche rivolte proprio a questi due iper-soggetti. Ma allo stesso tempo, mentre tutti noi analizzavamo tali supposti scambi e dialoghi ed attendevamo le decisioni a seguire, personaggi come Greta Thunberg sono riusciti in un altro miracolo: quello di spingere tutti noi a cambiare il modo di relazionarci nei confronti del mondo in cui viviamo, ed in particolare quello dei consumi.

«Dove ha fallito la finanza, dove ha fallito la supposta forza degli investitori, dove hanno fallito i politici e le preghiere piuttosto che le offese loro rivolte, sono riuscite le persone attraverso il mercato e le loro scelte in quella dimensione: sono i consumatori, le semplici persone, che ce la faranno, attraverso il loro gesti quotidiani ed il modo di scegliere. Basti immaginare che ogni giorno, solo considerando i Paesi Atlantici e la Cina, almeno 5 miliardi di persone si alzano e comprano prodotti o usano servizi che, non prima o poi, ma domani dovranno essere sostenibili, perché è questo chiedono e chiederanno» sostiene con ottimismo l’ingegner Peter Goodman.

Quotidianamente assistiamo al sollevarsi di sempre più voci della società civile che si interrogano non solo su quanto possa essere giusto continuare a fondare un modello di business sulle fonti fossili -o su ciò che è più dannoso per il Pianeta- ma addirittura sulla necessità di non continuare ad avere più relazioni commerciali, seppure molto proficue, con loro.

Non ultime le proteste negli Stati Uniti contro Microsoft, azienda che ha sbandierato la propria virata verso energia 100% rinnovabile, ma che oggi continua a fornire soluzioni di cloud computing alle grandi corporation del settore Oil&Gas, osservazioni condivise anche dall’interno dai dipendenti della tech corporation.

«E, quotidianamente, nella nostra esperienza operativa, vediamo sempre più aziende spinte dalla pressione socio-ambientale, divenuta oggetto della trattativa commerciale dei loro servizi o prodotti con i clienti, e quindi necessitate a dover trovare un partner affidabile ed efficace che possa produrre risultati rapidi verso la decarbonizzazione» spiegano gli analisti di Solar Power Network – SPN.

«Le nostre strategie ed il nostro impegno sono concentrate nel trovare soluzioni di impiego della tecnologia solare per la produzione di elettricità green che possano ottenere risultati concretamente misurabili in appena 6 mesi. E l’Italia sta divenendo il centro, il punto di partenza di questa rivoluzione che a nostro giudizio farà la differenza per il successo del business delle aziende in futuro. Per una multinazionale, così come per una media impresa, la rapidità è oggi fondamentale per rispondere alla competitività green imposta dai consumatori» sostiene Paolo Baldinelli, managing director di SPN Italia.

Certo è che il mondo dell’imprenditoria sperimenta oggi un’onda green che non è solo lunga, ma che si sta gonfiando. In particolare per le aziende, private o pubbliche, che hanno importanti consumi di energia, rimarranno solo due opzioni, cavalcarla o rimanerne travolti.

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ViviRoma

Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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