Intervista a Elio Belmare

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Il nuovo singolo di Elio Belmare “Mamma gioca in serie B” è una dedica all’omogenitorialità, ad oggi ancora non riconosciuta dalla legge.

esclusivaFirmano il videoclip che accompagna il brano Tommaso Lazotti e Marco di Mambro, nipoti di Ettore Scola. Tutti i ricavati del brano saranno devoluti alla tutela legale delle famiglie omogenitoriali.

Perché un ragazzo di 26 anni ha deciso di parlare di “Famiglie omogenitoriali”?
I miei genitori sono uomo e donna, eterosessuali, che io chiamo “mamma” e “papà” e lo Stato li riconosce come tali.
5 anni fa ho conosciuto una donna che successivamente si è unita civilmente con la compagna, con cui oggi ha 2 bellissimi bambini.
L’amore che ho avuto modo di sentire in quella “FAMIGLIA” non ha nulla di più né di meno rispetto all’amore che ho ricevuto io dai miei genitori, ma sfortunatamente lo Stato Italiano non la riconosce come tale. Ecco perché ho deciso di non parlare di me, ma di Giulio, un bimbo che in una metaforica partita di calcio non riesce a capire perché, nonostante la mamma non biologica faccia sempre goal, non riesca mai a passare in SERIE A.

In un momento musicale come questo, in cui spopola il trap e l’indie, come definiresti lo stile della tua canzone?
Sicuramente è un genere pop, molto orecchiabile. In realtà ho utilizzato parole a tratti infantili per sottolineare l’ingenuità di chi le stava cantando, in questo caso io, ma nei panni del piccolo Giulio. Ho cercato quindi di ricercare uno stile un po’ “Disneyano” sia dal punto di vista dell’arrangiamento che da quello vocale; Simone Gianlorenzi, già producer del mio primo singolo (Stabile) è riuscito a coniugare tutti i sound e il “groove” (curato anche da Matteo Di Francesco) che desideravo; Marta Gerbi, invece, è stata la mia vocal coach, nonché creatrice di tutte le lead vocali all’interno del brano.

La regia del videoclip porta i nomi di Tommaso Lazotti e Marco Scola Di Mambro, entrambi nipoti di Ettore Scola; quali sono state le scelte che vi hanno spinto a creare un soggetto del genere?
Feci ascoltare la canzone a Tommaso Lazotti esattamente 1 anno fa, gli piacque molto e mi propose di curare la regia; insieme abbiamo pensato alla sceneggiatura, a cui ha partecipato in parte anche Roberta Budicin (truccatrice del set). Volevamo ricreare le emozioni che si vivono durante una partita di calcio, sia da parte dei giocatori, che da quella degli spettatori; ecco perché abbiamo pensato anche a delle riprese dall’alto fatte da un tecnico di droni (Pierpaolo Salvaggio), unendole a quelle di Marco Scola Di Mambro. Abbiamo avuto molte difficoltà nella realizzazione: dal diluvio universale il giorno delle riprese sul campo da calcio, all’incidente di una delle attrici protagoniste…ma alla fine siamo sopravvissuti e abbiamo “partorito” Mamma Gioca in Serie B…senza di loro e a tutto lo staff non ce l’avrei fatta!

Cos’è per te il cosiddetto “X-FACTOR”? Pensi di averlo?
Per me l’X factor è quella qualità che ti consente di stravolgere l’emotività di chi ti ascolta, preferibilmente con elementi originali e caratteristici dell’artista.
Se penso di averlo? Diciamo che se dovessi riuscire a “sensibilizzare” il popolo omofobo con la mia canzone pro famiglie arcobaleno, assolutamente si!

Cosa pensi dei talent? Hai mai provato quella strada?
Ho tentato, ma ad ora non ho avuto riscontro positivo; quanto a Sanremo, Mamma Gioca in Serie B è arrivata in semifinale proprio ad Area Sanremo, purtroppo però non è andata molto avanti…

Che progetti hai per il futuro?
Innanzitutto quello di dare ampia visibilità al singolo, portandolo in tutti gli eventi possibili, sia LGBT che non, perché è da chi non è di quel mondo che bisogna partire.
Per quanto riguarda la parte artistica mi piacerebbe pubblicare un album, ma essendo un cantante totalmente indipendente e totalmente autoprodotto devo fare un po’ di conti…considerando anche che tutti i proventi di Mamma Gioca in Serie B saranno devoluti ad un fondo che avrà l’obiettivo di dare consulenza gratuita a tutte le famiglie omogenitoriali che non possono permetterselo, vista l’assenza di una legge.

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Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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