Intervista a Ilaria Mariotti

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Ilaria Mariotti e il suo “È cosa buona e giusta”.

Ilaria è una giovane e brava attrice già con un curriculum teatrale alle spalle di tutto rispetto, una dolce ragazza socievole e allegra che ho conosciuto dopo lo spettacolo “È cosa buona e giusta” di Michele La Ginestra e Adriano Bennicelli. Insieme ad altri tre giovani ragazzi che ne completano il cast.

Facciamo due chiacchiere con lei.

Ciao Ilaria, ho apprezzato molto lo spettacolo, voi ragazzi siete stati molto naturali e siete riusciti a ricreare quella differenza e distanza tra la vostra generazione e quella di Michele, il fulcro della storia.

ilaria mariottiCom’è stato lavorare con Michele?

Ciao Riccardo, intanto ti ringrazio perché è un piacere essere qui oggi e poter parlare della mia esperienza.

Considera che conosco Michele da tantissimi anni, perché lui e i miei genitori sono amici storici e ho iniziato a studiare nel suo Teatro dall’età di 7-8 anni. In tutti questi anni mi è capitato di affiancarlo come assistente di palco e come aiuto regia in diversi suoi spettacoli, ma stare con lui sul palcoscenico e condividere il mio lavoro attoriale, spalla a spalla, è davvero bello. Il lavoro dell’attore si basa sull’esperienza e lavorare con Michele è una ulteriore crescita personale (oltre che lavorativa) perché trasmette tutto l’amore per il mestiere che ha fatto suo negli anni. Sono contenta che mi abbia scelto per questo spettacolo, significa che si fida di me, che mi considera una valida attrice che sa cogliere i suoi consigli e le sue direttive.

ilaria mariottiCome hai fatto ad entrare nel cast? Cosa cercava esattamente Michele per sceglierti?

Iniziamo col dire che ”E’ Cosa Buona e Giusta” andò in scena al Teatro Sistina per due anni di fila e sul palcoscenico c’erano una trentina di persone se non sbaglio tra ballerini, cantanti e attori. La versione da asporto di ”E’ Cosa Buona e Giusta” che stiamo mettendo in scena adesso, vede sul palco Michele e noi 4 ragazzi. Un bel taglio è vero, ma necessario per poter portare al Teatro7 e in giro per l’Italia uno spettacolo che è carico di insegnamenti e di divertimento. Il mio ruolo originariamente, nella versione del Sistina, era interpretato da Alessandro La Ginestra mentre il ruolo che ricopre attualmente era di un altro attore che però, per motivi di studio e lavorativi, non ha potuto prendere parte al progetto. Perciò un giorno ricevetti una telefonata da Michele, il quale mi chiedeva di incontrarci per fare una lettura del copione. Una sorta di provino per vedere se poteva reggere un ruolo molto maschile, trasformato al femminile. Il mio personaggio si chiama Lolla e vuole diventare un meccanico. Quindi Michele cercava un’attrice che mantenesse una femminilità senza trasformarsi nella ragazza di borgata che scimmiotta le movenze maschili. Quando mi disse che andavo bene per il ruolo ero al settimo cielo, perché con lui avevo sempre lavorato “dietro le quinte” e avere la sua fiducia anche come attrice, mi riempiva di gioia. E così Alessandro La Ginestra prese il ruolo che ricopriva l’altro attore ed io presi quello di Alessandro.

Che tipo di persona è Michele La Ginestra dietro le quinte con voi o quando scende dal palco?

Chi ha avuto modo di conoscere Michele, sa che lui è una persona semplice, tranquilla, sensibile e con la battuta pronta, il suo motto è ”meglio perdere un amico che una battuta”. Non si fa problemi a dirti se sbagli o se qualcosa non gli piace, è sempre sul pezzo ma pronto a venirti incontro in qualsiasi difficoltà. Sicuramente sul palcoscenico è esigente, sia come attore che come regista, ma credo che sia fondamentale per aspirare al meglio, per migliorarsi sempre.

In ogni caso con noi ragazzi, dietro le quinte, è sorridente e pronto a scherzare fino al momento in cui bisogna richiamare la concentrazione al famoso ”Quarto d’ora” prima di entrare in scena. E’ molto difficile vederlo arrabbiato.

ilaria mariottiCosa ti ha insegnato e che tipo di rapporto hai sviluppato con lui e con gli altri?

Nei confronti di Michele ho una profonda stima, sia perché ha costruito dal nulla la sua carriera di attore e regista, oltre che direttore artistico di due Teatri, sia perché riesce a trasformare sul palcoscenico un ”imprevisto”, in parte integrante della performance, con mestiere e con naturalezza… Ricordandoti sempre che il teatro è gioco e divertimento.

I miei colleghi invece, li avevo visti in diversi spettacoli teatrali ma non li conoscevo bene di persona e già dal primo incontro ho avuto la sensazione di conoscerli da sempre. Si è creata una bella atmosfera professionale e serena tra noi, sin da subito. Sono persone delicate, umili ed empatiche. Condividere con loro il palcoscenico è una boccata d’aria fresca! Quindi mi sento di dire che sia con Michele che con i miei colleghi ho sviluppato un bel rapporto di amicizia e mi auguro che non si perda mai.

Noi ragazzi e Michele, in questi mesi di spettacolo in giro per l’Italia e al Teatro 7, vantiamo diversi aneddoti molto divertenti che si sono palesati fuori e sopra al palcoscenico, ma uno che mi ha fatto divertire parecchio è stato durante una replica che portammo in un paese nei pressi di Ravenna: arrivammo in loco la mattina, per allestire e fare alcune prove tecniche con il fonico del posto che doveva prendere appunti sulla parte musicale e luminotecnica dello spettacolo. Iniziammo e tutto sembrava filare liscio, ma sul finale, nella parte più commovente della performance parte, inaspettata, la canzone che è poi la colonna sonora dello spettacolo, con tutti i suoi accenti energici e gioiosi. Michele immerso nel suo monologo fa cenno al tecnico, senza farsi capire dal pubblico, che non era quello il momento per far partire la musica, il fonico la leva ma la fa ripartire poco dopo su un altro suo monologo. A quel punto Michele rompe la quarta parete col pubblico e fa, rivolgendosi al tecnico: “vabbè tanto ormai la figuraccia l’abbiamo fatta no? Amico caro, questa musica è del finale, me la devi mettere all’attacco preciso che hai segnato sul copione” tutto questo con estrema naturalezza e col sorriso sulle labbra. Noi ragazzi, pietrificati sul palco, non sapevamo se ridere o contenerci. Ci siamo divertiti moltissimo perché l’errore era diventato “battuta” e a nessuno importava più nulla se il finale era stato reso pubblico prima del tempo.

ilaria mariottiDove hai studiato per diventare attrice?

Ho iniziato il mio percorso di studi proprio al Teatro7 quando avevo 7-8 anni. I miei genitori mi hanno convinta ad intraprendere questo percorso attoriale perché vedevano che ero timida con gli altri bambini e faticavo a fare amicizia. Inutile dire che all’inizio non mi convinceva la storia di “fare teatro” ma all’improvviso, non so dire bene quando, ho cominciato a non poterne fare più a meno. Ho iniziato con la mia insegnante Camilla Cuparo che mi ha catturata col “gioco teatrale” e crescendo amavo sempre di più studiare la psicologia dei personaggi, salire sul palco ed essere sempre qualcuno di diverso per dare voce a chi una voce non l’aveva. La mia sensibilità mi ha certamente aiutata nel mestiere, perché interpretare un ruolo diverso da quello che si è nella vita di tutti i giorni è faticoso e doloroso, significa dimenticare la propria vita e caricare la propria anima di emozioni ed esperienze diverse dalle nostre. Però la bellezza è tutta qui: essere qualcun altro in cui il pubblico può rispecchiarsi. Può anche capitare che ci siano elementi in comune tra l’attore e il personaggio… Ed in quel caso la crescita sarà sempre maggiore. Dopo aver studiato per 10 anni al Teatro 7 con la drammaturga Camilla Cuparo, ho proseguito i miei studi presso il Conservatorio Teatrale diretto da Giovanni Battista Diotajuti, altro punto di riferimento fondamentale per la mia formazione attoriale. Purtroppo il maestro ci ha lasciati all’età di 93 anni, ma credimi che ha insegnato quasi fino ai suoi ultimi giorni, con una lucidità invidiabile! Questa è la magia del teatro: nella sala dove faceva lezione ricordava a memoria ogni passo dei testi classici più famosi, ti urlava contro quando non vedeva la verità di un personaggio e ha sempre difeso a spada tratta la sensibilità di ogni suo allievo. Nel corso della mia vita attoriale ho seguito diversi workshop e seminari con Rita Forzano, Pino Pellegrino, Gianfranco Albano, Fabio Jephcott, Michael Margotta, Joseph Ragno, Giorgio Lopez, Roberto Chevalier e Massimiliano Bruno. E qui torniamo al fatto che il lavoro dell’attore si basa sull’esperienza, perciò solo vivendo potrai regalare la “verità” e la reale “vita” di un personaggio. Quindi pur non avendo frequentato accademie importanti e famose mi sto creando esperienze di vita che possano riportare nel modo più fedele possibile la storia dei personaggi che mi verranno affidati ora e in futuro.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Al momento, se il periodo storico ce lo concederà, è in cantiere uno spettacolo che dovrebbe andare in scena a giugno 2022 al Teatro Garbatella, un progetto molto grande (in tutti i sensi) pure come cast. Lavoro anche nell’ambito del doppiaggio e cerco di prendermi cura di questo nobile mestiere che richiede precisione e sensibilità, oltre che tanta esperienza sul campo.

Comunque c’è da dire che il lavoro dell’attore è imprevedibile, passi un mese intero con un solo progetto fra le mani e magari il mese dopo ti si presentano due o tre lavori tutti assieme! Da una parte è molto stimolante proprio per la sua imprevedibilità, dall’altra può essere senza pietà facendoti sprofondare nella depressione o portandoti a mettere in dubbio la tua bravura.

Quindi diciamo che al momento mi godo queste ultime repliche di “E’ Cosa Buona e Giusta” e poi adotterò uno stile bohemien vivendo giorno per giorno le opportunità che il futuro vorrà presentarmi.

ilaria mariottiQuali sono i tuoi sogni, i tuoi obbiettivi?

Quando studiavo con Giovanni Diotajuti lui mi disse “voglio vivere abbastanza da vederti calcare le tavole di un importante e famoso teatro”, purtroppo non ci sono riuscita perché il mio maestro se n’è andato prima che potessi farlo. Non so quanto tempo ci vorrà, ma gliel’ho promesso e uno dei miei obiettivi è proprio questo: farmi conoscere per la mia professionalità e bravura così da poter recitare in un grande ed importante teatro, glielo devo e lo devo a me stessa per tutto l’impegno e la dedizione che ho sempre dimostrato nel mio lavoro. Quando lo farò, piangerò sicuramente e so già che lui, da lassù, mi dirà : “poveretta, ora piange pure”. Chi lo ha vissuto come ho fatto io, sa con quale tono (scherzoso e fiero allo stesso tempo) lo direbbe. Un altro mio sogno è poter vivere come attrice e doppiatrice, senza dover mai elemosinare il lavoro, lasciando un segno come persona e come professionista. Sono molto determinata a voler lasciare un segno nei cuori della gente che sia su un palco o davanti ad un leggio… Perchè “il mondo ha estremo bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione” ed io voglio essere il mezzo attraverso il quale donare bellezza.

Che dire? Sono davvero soddisfatto di questa bellissima intervista, ricca di entusiasmo, di passione e di spunti di riflessione per poter dire una volta letta, di conoscere alcuni aspetti profondi di questa dolcissima ragazza e brava attrice. Aspettiamo di vederla ancora sul palco!

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