Intervista a Lino Guanciale

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esclusiva“Anche se solo per fiction, ho realizzato il sogno di mio padre”

Nonostante il successo l’abbia travolto come un fiume in piena, Lino Guanciale continua ad essere il ragazzo della porta accanto. Il pubblico lo ama per la sua semplicità e la sua umiltà oltre che per una straordinaria bravura nell’interpretare qualsiasi personaggio. Dopo lo straordinario successo di “Non dirlo al mio capo 2 “ Lino torna a vestire i panni del dottore Claudio Conforti nella seconda stagione della serie Tv de “L’allieva”. Un personaggio a cui è particolarmente legato e che gli ha permesso di realizzare il sogno del padre di vederlo in camice bianco. Lo abbiamo avvicinato al termine della conferenza stampa per farci svelare qualche novità in più sulla serie e per farci raccontare qualcosa di lui e dei suoi progetti futuri.

Lino, cosa succederà a Claudio Conforti in questa nuova stagione?
Claudio quest’anno è costretto a uno scatto in avanti e non ne capisce le motivazioni perché è un uomo del tutto appagato dal punto di vista relazionale. Si trova per contro una ragazza che è cresciuta assai. Il problema è che è difficile per un uomo ammettere che la donna che ha vicino stia più avanti. Claudio impara questa lezione a colpi di gelosia, ma non è detto che la impari del tutto.

lino guanciale

L’allieva ph: P.Bruni

Ti ritroviamo sempre ad interpretare il ruolo del capo.
Le serie “Non dirlo al mio capo” e “L’allieva” hanno la stessa struttura drammaturgica e la funzione del personaggio è identica. La differenza è caratteriale. In “Non dirlo al mio capo” Enrico Vinci è estremamente introverso e ombroso mentre nella serie de “L’allieva” Claudio Conforti ama divertirsi ed è un uomo estroverso, forse molto più di quanto dovrebbe (ride). Visto che la faccia da capo è assodata spero che ci saranno in futuro altre idee interessanti.

In una recente intervista, hai dichiarato di essere molto legato al personaggio di Conforti. Come mai?
Sul set si è creata da subito una bella intesa con Alessandra Mastronardi. Siamo molto simili a livello di modalità di approccio al set e al lavoro. Ciò ha contribuito a rendere un clima magico. Abbiamo cercato di preservare anche nella seconda serie quella freschezza che aveva contraddistinto la prima.

Secondo te ci sono buone possibilità di vedere in futuro la terza stagione de “L’allieva”?
Innanzitutto bisogna vedere che riscontro avremo in questa stagione. Spero che il responso del pubblico sia ottimo. Per quanto riguarda il mio personaggio, non mi sembra che abbia esaurito le sue possibilità. Anzi, credo che abbia ancora molto da raccontare. Sai, ho rinunciato a continuare di far parte della serie di “Che dio ci aiuti” perché Guido, il mio personaggio, aveva esaurito il suo iter espressivo. In ogni caso, se la seconda stagione de “L’allieva” andrà bene non avrò alcun problema a portarla avanti. Per un calcolo matematico, preferisco orientarmi bene nelle scelte. Anche perché se vi stancate di me, tra un paio d’anni non vi ricorderete più neanche come mi chiamo.

Si è conclusa da poco la seconda stagione di “Non dirlo al mio capo 2”. Già si parla di una eventuale terza serie ma anche della tua assenza.
Da un certo punto di vista il finale della seconda stagione è perfetto. Ci sono aspetti che possono essere ulteriormente sviluppati. Come ho già detto in relazione alle altre serie, è importante capire se il personaggio ha ancora da raccontare.

Tuo papà sarà felice di vederti in camice bianco. Almeno sul set hai appagato il suo sogno.
Infatti è sempre felice di quella visione (ride). Se fosse per lui mi farebbe fare 9000 serie de “L’allieva”.

Hai già acquistato i biglietti per il tuo viaggio in Patagonia?
Sì. Spero di non doverli rettificare però (ride).

Quando hai capito che la tua carriera era arrivata ad un punto di svolta?
Il meccanismo di affezione del pubblico nei miei confronti si è consolidato in tempi rapidi. I due passaggi di svolta sono stati “La dama velata” e “L’allieva”. Quest’ultima ha chiamato in causa un target di pubblico nuovo per me. Il cappello finale ce l’ha messo “La porta rossa”.

La famiglia continua ad essere il tuo approdo sicuro.
Sì. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che ha avuto il coraggio e la capacità di starmi vicino anche quando mi sono imbarcato in una scelta che, per me che vengo da Avezzano, poteva non essere facilmente condivisa. Il fatto di averli sempre vicini anche su questa strada tortuosa è per me fondamentale.

Prossimi progetti?
Mi dedicherò molto al teatro. In questi mesi infatti sarò impegnato nello spettacolo “After Miss Julie” con Gabriella Pession per il Teatro Franco Parenti di Milano e nel frattempo riprenderò anche la tournée dello spettacolo “La classe operaia va in paradiso” a cui sono particolarmente legato.

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