Intervista a Ray Morrison

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esclusiva“Sono un fotografo istintivo. Mi basta chiudere gli occhi e lasciarmi trasportare dall’immaginazione”

Quando lo chiamo mi dice di essere di nuovo in partenza per Los Angeles. Non so davvero come faccia ad essere sempre in movimento senza annoiarsi mai. Poi capisco però. E’ la passione per il suo lavoro che lo mantiene attivo e dinamico. Stiamo parlando di Ray Morrison, blogger e fotografo reportage per alcune importanti riviste. Un esempio? Alcuni suoi scatti sono stati pubblicati su Vogue a conferma di uno stile creativo e innovativo.
Ciò che mi ha colpito di Ray è stata però la sua profonda umiltà nel raccontarsi e nel raccontare alcune curiosità legate alla sua attività. I suoi lavori sono un concentrato di sguardi e forme, di volti che svelano emozioni senza essere privati della loro bellezza e autenticità. In questa chiacchierata, Ray ci parla del suo percorso professionale svelandoci il suo sogno nel cassetto.

ph: Nicola Dell’Aira

Ray, benvenuto su ViviRoma. Sbirciando il tuo curriculum ho letto che sei laureato in matematica. Com’è avvenuto il salto nel mondo della moda e della fotografia?
Il salto in campo artistico non era programmato ed è avvenuto per caso. Ho iniziato a seguire dei corsi di teatro e di danza contemporanea. Proprio in quell’occasione è maturato dentro di me un interesse per questo settore. Da lì, mi sono appassionato anche alla fotografia. Il mio ingresso nel campo della moda è avvenuto invece qualche anno fa quando sono stato invitato come modello da uno stilista emergente di Roma per dei corti in un festival di video arte. Ho conosciuto così delle persone che mi hanno voluto come blogger e foto reporter per eventi. Successivamente, alcuni magazine di Londra mi hanno contattato affidandomi alcune direzioni artistiche. Si tratta di studiare un articolo, buttare giù un’idea cercando di andare alla ricerca dello spazio emozionale della moda privandola dell’aspetto più decadente.

ph: Lorenzo Montagnoli

I tuoi genitori ti hanno sostenuto in questa scelta o immaginavano per te un futuro da matematico?
I miei genitori l’hanno presa bene anche perché da freelance non ho firmato contratti e posso considerarmi ancora libero. Riesco pertanto a gestire questa mia passione con purezza. A loro fa piacere vedere i miei lavori su una rivista anche se non hanno una vena artistica sviluppata.

Cosa rappresenta per te la fotografia? Ricordi la prima foto che hai scattato?
Ho scattato la mia prima foto durante un corso professionale di fotografia. Ricordo ancora che dopo una lezione venne organizzata un’uscita assieme all’insegnante che ci chiese di scattare 4/5 foto da presentare poi l’indomani. Si complimentò con me dicendomi che in quelle foto aveva individuato un forte estro creativo. Ho voluto proseguire su questa strada e cerco sempre di affidarmi all’occhio senza ricorrere a Photoshop. Nell’era dei social, la fotografia riesce a trasmettere qualcosa in maniera istantanea e a sfiorare il cuore e l’anima di chi la osserva. Attraverso un’immagine, si riesce a far veicolare un’emozione.

ph: Alex Danì

C’è stato un incontro in particolare che si è rivelato importante per la tua crescita?
A livello umano, ho avuto la fortuna di conoscere persone che mi hanno dato tanto. Tra questi, ricordo con piacere un ragazzo emergente nell’ambito della moda che mi fece indossare dei suoi abiti per un evento. Era piacevole sentirlo parlare perché era un cultore dell’arte e un pozzo di conoscenza. Ho toccato con mano la sua passione e questo è stato un incentivo per me nel continuare a crederci. Tra le attrici, Tilda Swanton rimane nel mio cuore. Ho conversato con lei per un quarto d’ora e ho percepito la sua eleganza e il suo carisma. Il suo corpo era un tutt’uno con la sua anima, così fiera e determinata.

Il tuo background nella moda in che modo ha influenzato il tuo stile e la tua tecnica fotografica?
L’esperienza che ho avuto nella moda ha sicuramente influenzato il campo della fotografia. Sono 4 anni che lavoro nella Fashion Industry e in questo tempo ho avuto modo di seguire tante sfilate. Ho potuto così cogliere geometrie, linee e forme. Come gusto personale, sono appassionato al minimalismo over size giapponese in cui si nota una destrutturazione e una rottura con gli schemi classici. Nella mia fotografia non c’è mai una composizione importante. Preferisco rappresentare un volto, una bocca, una stazione, un cactus. Sono foto minimaliste nella composizione cioè in quello che viene rappresentato.

Preferisci definirti un fotografo istintivo oppure c’è uno studio dietro i tuoi scatti? E da dove trai ispirazione per i tuoi lavori?
Mi definisco un fotografo istintivo. Nell’ultimo lavoro che ho realizzato per dei stilisti ho colto delle donne nella loro nudità. Addosso solo degli accessori a rivendicare la loro natura fiera e a sottolineare l’importanza dei diritti delle donne. Da direttore artistico, nel realizzare queste foto ho chiuso gli occhi cercando di capire quale potesse essere l’immagine giusta. L’ispirazione è partita dentro di me senza bisogno di affidarmi a studi.

A proposito del fenomeno delle influencer, in che modo la moda ne risulta condizionata?
Pensa che ne parlavo proprio ieri con uno stilista. Ho molti dubbi sul fatto che le influencer possano portare effettivi guadagni ad una casa di moda. E’ normale che se parliamo di Chiara Ferragni forse il discorso è un po’ diverso. Alcuni influencer sono pagati in relazione ai post che pubblicano sui social. Credo che questo fenomeno sia destinato a scomparire. E’ una mia sensazione ovviamente. Una ragazza curiosando sui profili delle influencer può sicuramente prendere ispirazione ma sul discorso economico delle vendite resto perplesso.

ph: Lorenzo Montagnoli

Negli ultimi anni, sempre più persone hanno puntato il dito su una fotografia di moda che promuove standard di bellezza non raggiungibili. Cosa ne pensi?
Da quando ho iniziato a lavorare come fotografo, ho sempre puntato all’autenticità della bellezza senza avvertire la necessità di ritoccarla. Ad esempio, è di pochi giorni fa la notizia che il famoso brand di abbigliamento H&M si sia avvalso per la nuova collezione estiva di modelle in sovrappeso e con cellulite. Sono stato contento anche se dietro ci saranno sicuramente strategie di marketing. Ho conosciuto personalmente Tess Holliday che è la modella oversize più famosa tanto da aver posato per la copertina di Cosmopolitan. E’ una ragazza che ha saputo fare un grande lavoro su se stessa e che riesce a trasmettere un messaggio positivo. Infatti, indipendentemente dal campo di abbigliamento che si indossa, l’importante è stare bene con se stessi.

Ormai vivi a Los Angeles da un po’ di anni. Credi che in Italia avresti avuto più difficoltà nel raggiungere questi traguardi?
Purtroppo l’Italia non è un paese meritocratico. Quando in America fai un colloquio di lavoro non sono interessati a sapere i titoli di studio ma cercano di valutare se si può essere adatti per un determinato ruolo in base a ciò che tu riesci a esprimere in quel momento. In Italia anche se si va in un ospedale non si sa mai in che mani si può capitare. Sarebbe meglio andare per conoscenze. Nella moda in Italia se sei un volto nuovo fai fatica ad emergere. Ti racconto questa. Una volta ero venuto a fare un colloquio con un capo di una maison di moda di Roma. Gli dissi che la mia idea era di svolgere una ricerca emozionale nei backstage raccontando attraverso gli occhi delle ragazze le loro storie. Rifiutò la mia proposta rispondendomi con un tono sprezzante. E invece poi dopo 3 anni quel lavoro ha avuto il riconoscimento e la stima di stilisti e colleghi del settore.

ray morrisonIn alcuni servizi fotografici che appaiono sulle riviste notiamo a volte dei ritocchi eccessivi. Quali sono le cose da evitare quando si ricorre al retouch?
Le foto che realizzo per Vogue sono tutte pulite nel senso che appaiono conformi alla realtà. A volte alcuni fotografi tendono a lucidare troppo le foto perché quando la rivista va in stampa deve risultare nitida e perfetta. Anche i direttori delle riviste possono dare delle direttive in merito. Il fotografo e il retoucher non sono per forza la stessa persona. In alcune immagini scattate in Namibia per esempio sui volti delle persone si tendono ad accentuare le rughe a voler sottolineare la crudezza del racconto.

Un sogno nel cassetto.
Mi piacerebbe collaborare con i giornali o aprirne uno tutto mio in modo da scegliere i collaboratori valorizzandone le capacità e il talento.

Prossimi progetti?
Ce ne ho molti, scollegati l’uno dall’altro. Sto terminando di scrivere un articolo a metà tra ritratti e poesia. Per l’occasione, sto cercando un paio di volti che mi possano soddisfare per scrivere l’articolo. Purtroppo per un problema di ernia alla schiena, mi sono saltati alcuni lavori a Los Angeles. Ora devo realizzare altri due servizi fotografici di moda e poi uno dei direttori di Liu Jo mi ha chiamato da Shanghai per propormi di andare lì due volte l’anno per seguire le collezioni da uomo.

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