Intervista a Tiziana Sensi

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TEATROVID-19 Il teatro ai tempi del Corona (La rinascita del teatro).

esclusivaHo avuto l’immenso piacere di vedere Tiziana sul palco nello spettacolo “Ma il cielo è sempre più blu”, nei panni di una barbona. Sono rimasto impressionato e colpito dal suo personaggio e dalla splendida interpretazione.

Poi ho avuto modo di conoscerla, e con piacere ho scoperto in lei una persona profonda, passionale, appassionata, sensibile ed empatica.

Mi avevano rapito le parole che aveva scritto su un post di Facebook, quando descriveva la preparazione del suo personaggio, sia dal punto di vista scenico che interiore, facendo un lavoro impressionante. Lo ha sezionato, studiato, assimilato, interiorizzato e lo ha presentato sul palco vivendolo e regalandoci così una strepitosa performance.

“Ho modificato il corpo, la postura, la voce… ” ha scritto. “Ho amato questo personaggio con tutta la mia anima”, “Non mi preoccupo di apparire ma di essere…”

Ho avuto l’occasione di fare quattro chiacchiere con lei ed ho approfittato della sua disponibilità e cortesia per intervistarla ed approfondire il suo personaggio in relazione all’artista. Ho trovato Tiziana una persona ricca di esperienze, dallo sguardo pieno, concreto e al contempo sognante. Quando si è in sua compagnia, ci si sente subito a proprio agio e sentirla parlare con il suo tono pacato e calmo dona serenità…

Bello e profondo ciò che hai scritto su Facebook sulla barbona. Ti rispecchi in questo personaggio? Se sì, perché?

Sono sei pillole, sei post scritti da un’attrice, io, che lavora sul suo personaggio.
No, non mi rispecchio in questo ruolo, mi rispecchio però nella sua profondità e nelle sue parole.
In questo periodo post lockdown, dove “Tutti stanno a correre, correre, correre”, come dice la Barbona, c’è da riflettere sulla vita. Poco tempo fa ho perso mio padre e mi sono fermata a pensare. Non alla morte, ma alla vita. Se non lo fai in queste circostanze, sei una persona superficiale… E la barbona, tra le varie figure che la affiancano nello spettacolo, è l’unica che riesce a parlare e a comprendere quell’ uomo su un cornicione che vorrebbe gettarsi nel vuoto.
Mi interessava il parallelismo vita/morte, a cui penso spesso, dove la morte non ha però un’accezione triste, perché è conseguenza della vita.

Ti piace il personaggio perché attraverso di lui riesci ad esorcizzare le tue paure? Che so, invecchiare, essere dimenticata, “diventare invisibile” come dici sul post, o finire sotto un ponte…

Non ho paura di invecchiare, non mi importa. Questa è una paura che viene tra i trenta e i quarant’anni a causa di un condizionamento sociale che vuole la donna essere sempre giovane e bella. Non ho paura della morte, né di finire sotto un ponte perché sono una donna organizzata, che ha saputo gestire la sua vita con intelligenza e ponderatezza.

Intendevo paure recondite anche infondate…

No, io ho paura solo dei pennuti! Uno shock avuto da bambina… Amo la vita, dunque non ho paura di vivere. Ho imparato ad accettare tutto ciò che mi accade, facendo pace con me stessa.
Non ho paura di essere invisibile, perché lo sono! Oggi posso dire di non temere le banalità che ci vengono messe in testa.
Carpe Diem!

Da alcune frasi che scrivi sembra che tu abbia raggiunto una grande serenità interiore e una profonda saggezza. È così?

Sì, è successo nel momento in cui mi sono rapportata con un dolore molto grande, quello della perdita di una persona cara. Ma anche con quello si devono fare i conti. Dobbiamo imparare a fare pace con tutto, e io l’ho fatto. Il vuoto rimarrà per sempre, il dolore anche; mio padre è morto d’infarto, nel miglior modo possibile. Lui e mia madre si amavano tantissimo. Vedi, i nostri genitori ci mettono al mondo per essere felici; il nostro scopo è quello di dare loro gioia. Il fatto che non ci siano più non vuol dire che io non debba essere più felice, anzi.

Sul tuo post, quando parli della trasformazione di Tiziana nella barbona, sembra tu subisca una sorta di trance, o che esegua un rituale… È solo una mia impressione?

Non si tratta di trance, no. C’è solo un lavoro scrupoloso che riguarda il minimo dettaglio. Ho avuto dei bellissimi feedback dal pubblico e da chi fa parte del settore. Lavoro in maniera meticolosa su ogni personaggio: il corpo, la voce, le movenze; non c’è un passaggio a cui io non abbia pensato e sul quale non abbia lavorato.
Il trucco per la preparazione è durato ben due ore. Ad esempio ho utilizzato il sughero bruciato per sporcare la pelle, seguendo un consiglio di Felice Della Corte, il direttore del Teatro Marconi dove mi sono esibita, il quale aveva usato questo espediente per un altro spettacolo. Sapevo che avrei sudato indossando quattro vestiti uno sull’altro, senza contare le buste di plastica, quindi necessitavo di una base di trucco forte per rimanere sporca…
Se vogliamo trovare un rito, quello è il rito della costruzione del personaggio: quando sto sul palco, voglio che chi mi vede non veda me, ma quello che interpreto, mentre io devo scomparire.
Qualcuno dei miei amici neanche mi aveva riconosciuta in questa veste…

tiziana sensiQuali sono gli “infiniti motivi” a cui fai riferimento nel post che ti fanno amare la barbona?

Durante il lockdown ho inventato “Il salotto di Titty”, dove ho intervistato le donne di ogni parte del mondo per sapere come stessero vivendo quel periodo. Lo trovi sul canale YouTube, sulla pagina Facebook e su Instagram. È legato alla scuola del Teatro Marconi, di cui sono direttore artistico e in cui insegno recitazione in alcuni corsi.
In quel periodo sapevo che molte persone, a causa della pandemia, erano rimaste senza lavoro e senza casa. Ad esempio alcuni camerieri siciliani che lavoravano a Milano e che non sono potuti tornare a casa. Ragazzi, giovani, belli, costretti a vivere per strada perché, perso il lavoro, non hanno più potuto permettersi di pagare l’affitto di una casa.
Gli “infiniti motivi” sono la culla dove sono nata; non ci dimentichiamo che siamo fortunati perché siamo nati nella culla giusta, bastava qualche chilometro più in là e sarebbe cambiato tutto. Sono stata fortunata a nascere nella la mia famiglia, che mi ha permesso di vivere la mia vita come io l’ho scelta.
Vivere la mia passione e vivere la mia vita con le persone che mi vogliono bene, ma anche con quelle che non mi sopportano. Questo perché sono una donna determinata, stacanovista, severa con me stessa e di conseguenza anche con quelli che lavorano con me.
Sul lavoro con me non si scherza, dunque sono amata, e forse anche odiata…
“Infiniti motivi” sono avere una casa, essere nata nella mia famiglia… (Qui Tiziana si commuove, vedo
nei suoi occhi un mondo di emozioni: il dolore per la perdita del padre, ma anche tanta gioia, tanto amore che la lega al ricordo di una famiglia che ha amato e che l’ha amata).
Io sono così! Sono naturale: se voglio ridere, rido; se voglio piangere, piango.

Credo tu sia molto empatica e che questo ti sia utile per creare dei personaggi più realistici. Condividi?

L’empatia significa avere una marcia in più. Non dimentichiamo che si tratta di una soft skill, di una competenza trasversale, fondamentale anche nel lavoro. L’empatia è il motore del mondo.
C’è una cosa più bella che parlare bene di una collega brava? Qualcosa di più bello che aiutare una persona che ha bisogno o ascoltare chi necessita di essere ascoltato? Non credo.

Forse metterti nei panni della barbona ti fa apprezzare di più il rientro nei tuoi?

Mettermi nei suoi panni mi ha dato un privilegio: capire cosa significa essere davvero libera. Una sensazione che ho provato dal primo giorno di prove. Non ero preoccupata di come stavo, del mio trucco, dei capelli, del vestito, insomma del mio aspetto. Essendo un’attrice ed avendo fatto tanto cinema e televisione, sono sempre stata obbligata a pensare alla mia immagine. Nei panni della barbona sento il senso della libertà.

Di quali esperienze lavorative parli?

Ho fatto la protagonista di alcune serie sulla Rai e su Mediaset, tra cui “Incantesimo”, “Un posto al sole”, “Sospetti”; e poi sono stata testimonial della Ferrero e il volto di Bilba di Cadey, dove l’immagine era molto importante.
Qui invece… ho sperimentato un senso di libertà.

Quale altro personaggio vorresti interpretare ora?

Vorrei riprendere questo spettacolo insieme agli undici attori meravigliosi e al nostro regista Claudio Boccaccini, con cui siamo amici. Solo lui poteva darmi questo ruolo, quello della barbona… Claudio ha visto oltre, è stato fantastico. Abbiamo lavorato insieme, ci siamo confrontati, lui ha anche ascoltato e messo in pratica alcune mie proposte.
Il prossimo personaggio sarà l’opposto di questo, Jacqueline Kennedy. Una donna ricchissima che ha avuto il mondo in mano ma che, paradossalmente, non era libera e anche piuttosto infelice.
Debutterò a gennaio con la regia di Luca Gaeta, ma sto già studiando il personaggio, di cui mi arriva un’infelicità cosmica. Sposata con un uomo che la tradiva, tutta la sua vita era impostata sull’immagine, sull’apparire e non sull’essere. Una donna che aveva per antagonista Marylin Monroe, e che è stata la prima influencer della storia perché ha dettato uno stile, il suo. È un testo molto difficile, sarò sola in scena perché si tratta di un monologo, tra l’altro scritto da un premio Nobel.
Il testo comincia così: “Sono la bambina dentro la donna”…

Beh, non so voi, ma io aspetto con ansia di vedere Tiziana Sensi in questa nuova avventura.

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