Marco Perretta, attore talentuoso dalla spiccata personalità

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esclusivaIntervista a Marco Perretta

Italo-britannico, 30 anni, modello e attore. Estremamente versatile e professionale con una spiccata personalità ha una carriera in forte ascesa con dei grandi progetti futuri. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per avere più dettagli in merito.

Ciao Marco, puoi presentarti ai lettori di ViviRoma?
Prima di tutto voglio ringraziarti per avermi dato l’opportunità di condividere il mio percorso artistico con te e i tuoi lettori. Non mi sarei mai aspettato nella mia vita di trovarmi nella posizione di dare consigli ad altri che, come me, si vogliono affermare.
Mi chiamo Marco Viorel Perretta, sono un promettente attore cinematografico e televisivo. Sono cresciuto in una grande famiglia italiana e ora risiedo a Toronto, in Canada. Durante tutta la mia vita ho sempre cercato di (essere) diventare un leader forte, sviluppare la mia mente e perfezionarmi nella recitazione.
Pertanto, voglio incoraggiare coloro che ancora non sono riusciti ad emergere in questo mondo e voglio dirgli di tenere duro perché la speranza non muore mai. Gli consiglio di avere sempre una forte personalità, lavorare duramente con perseveranza e dedizione. Al giorno d’oggi ancora è possibile sperare di raggiungere le stelle e coltivare i propri sogni. Spero che la mia storia trovi un eco e possa essere da sprone per chiunque si sente scoraggiato.

Puoi raccontarci come è nata la tua passione per la recitazione?
Fin da bambino mi è sempre piaciuto essere al centro dell’attenzione facendo ridere e piangere le persone. Mi piaceva intrattenere. Ricordo bene quando ripetevo all’infinito “Be Our Guest” un musical della Disney “Beauty and the Beast”, immedesimandomi in quel mondo. Le immagini della Disney mi hanno permesso di immergermi in un mondo di pura fantasia e ingenuità infantile che ancora oggi mi porto dentro.
L’azione nella sua forma più pura dovrebbe essere divertimento, ma dietro c’è anche molto lavoro e dedizione che ho capito solo dopo. Era necessario per me capire che ho bisogno di sviluppare competenze per ritrarre personaggi tridimensionali che vivono e respirano in circostanze immaginarie. Capire l’arte di recitare mi ha reso più forte e mi ha permesso di entrare in personaggi complessi.

Tu sei nato come modello, ancora ti dedichi a questo mondo o l’hai accantonato per il cinema?
Io amo la moda. Ho una grande dedizione per la moda. Non direi che ho completamente abbandonato, ma ho spostato la mia attenzione su una forma d’arte che è più vicina al mio cuore e al mio essere. La recitazione è più varia, più intima, più esigente. La moda è una forma artistica, mentre il cinema lancia un messaggio.

Sappiamo che hai dei progetti lavorativi in Italia. Ci puoi dare qualche anticipazione?
Vorrei (ride n.d.r.). Sto lavorando in un avvincente film storico su Gesù Cristo, raccontato da un altro punto di vista. Posso anche dire che si tratta di una collaborazione franco-italiana tra Studio Canal e RAI Italia, gireremo in luoghi come Casablanca e Roma e sono molto entusiasta per questo. Avere la possibilità di crescere come artista per me è una benedizione. Il mio personaggio è complesso e spero di riuscire a ritrarlo come è stato pensato dal regista. Sarà una sfida. Ti direi di più, ma sfortunatamente, al momento, sono legato al silenzio professionale.

Marco Perretta intervista

ph: Edris Davarian

Cosa ti piace del cinema italiano?
Senza i grandissimi maestri del cinema italiano come De Sica, Fellini, Zeffirelli, Visconti o Bertolucci, i film al giorno d’oggi non esisterebbero – con tutto il rispetto per la New wave francese o per il cinema tedesco.
Mi hanno molto affascinato “La vita è bella” di Roberto Benigni o “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti. Film come questi mi hanno fatto credere che ci sia ancora bellezza, amore e verità nella nostra attuale società problematica. Fellini con “Amacord”, “La Strada”, “8½”, “La Dolce Vita” ha mostrato un talento artistico nella sua forma più pura, così come la superba cinematografia che mi ricorda la mia infanzia e l’Italia che conoscevo. La creazione di tanti personaggi e di colonne sonore importanti sono l’eredità del cinema italiano. Voglio dire, quale bambino non sogna essere nei panni di Totò mentre coltiva la sua passione per il cinema in “Cinema Paradiso”? O chi non ricorda il rilassante tema di Amacord di Nino Rota? Questo è quello che mi piace del cinema italiano. È come una cartolina della bellezza.

Hai origini italiane, cosa pensi dell’Italia e, in particolare, di Roma?
Quando penso all’Italia penso alla famiglia. Stare insieme, essere l’uno per l’altro, non importa quanto sia dura la vita e quale strada prendiamo, ma continuiamo a combattere e a remare insieme, aiutandoci a vicenda, per sviluppare il proprio potenziale e soddisfare i sogni degli altri.
Questo, per me, è ciò che significa essere italiano. Avere valori forti, rispetto, amore e unità. In senso figurato, Roma incarna tutti questi valori. La città ha storia e la storia per me è un valore inestimabile. Conoscere il passato del mio paese mi dà un’identità. Mi piace la vita a Roma. È un posto sempre di fretta che ti tiene sulla lama di un rasoio. Finché tutte le strade portano a Roma ci arriverò sempre.

Star Trek cosa ci puoi raccontare di questa esperienza?
Questa è una domanda difficile. Onestamente, semplicemente travolgente. E’ stata ed è una grande esperienza. Ovviamente le persone vedono solo il prodotto finale, quando gli episodi vengono trasmessi in televisione, ma dietro c’è molto di più. Entrare in un set di quello spessore può intimorire, ma sono stato molto fortunato a lavorare con un team di artisti molto professionali e generosi, che mi hanno fatto sentire a mio agio nella grande famiglia di Star Trek. Sono stati tutti incredibilmente talentuosi, ho trovato delle belle persone dentro e fuori e gli sono molto grato per tutto il supporto che mi hanno dato. Per spiegarti cosa vuol dire lavorare in un set del genere avremmo bisogno di un’altra intervista (ride n.d.r.). Puoi chiamarlo caos organizzato. Come un orologio ben oliato, tutti lavorano duramente ogni secondo per far prendere vita a una scena. Ho cercato costantemente di comprendere il processo di costruzione di una scena dall’angolazione dell’inquadratura, alla disposizione delle movimentazioni oltre a lavorare a stretto contatto con il regista per entrare nell’essenza della vita dei personaggi di fantasia magistralmente creati.

C’è un attore da cui trai ispirazione?
Ad essere sincero no, perché credo che ogni artista, in particolare l’attore, sia capace di interpretare in modo univoco la verità e la bellezza di ogni personaggio che ritrae.
Da John Garfield a Anna Magnani, a Gina Lollobrigida, a Sophia Loren, a Marcello Mastroianni a Brandos’, Pacinos’, DeNiros ‘e Hoffmanns’ per quanto riguarda l’attuale, ma molti molti altri…Loro ci hanno lasciato una grande eredità da cui poter attingere per condividere la propria realtà artistica con il mondo.

Qual è stata la difficoltà maggiore che hai dovuto superare in questo lavoro?
Il processo è stato ed è ancora molto terapeutico. Ho imparato a superare il nervosismo, a controllare la mia voce, il mio corpo e, in generale, tutte le mie caratteristiche. Ho imparato la terminologia su un set cinematografico. Una grande interpretazione non viene fatta verbalmente o istintivamente, ma cercando di tradurre in una scena artistica ciò che mi viene chiesto. Uno dei compiti più difficili di un attore è quello di non giudicare il personaggio che sta interpretando. Devi chiedertelo: quanto sono uguale e quanto sono diverso dal personaggio. Che punti di forza possiedo che lui non possiede o viceversa? Se sto interpretando un personaggio d’epoca, quali erano le norme sociali di quel tempo in termini di linguaggio, movimento e morale? È sempre una simbiosi della propria personalità incarnata nella mente del personaggio immaginario della storia. E’ come se si osservasse qualcuno attraverso uno specchio. Io sono molto lontano, ma devo fare il possibile affinchè il pubblico possa avvicinarsi a me. Sono diventato un narratore. Questa è stata la più grande difficoltà da superare e capire.

Marco Perretta intervista

ph: Edris Davarian

Da quale regista ti piacerebbe essere diretto?
Ci sono tantissimi bravissimi e superlativi registi che non mi sento di escluderne qualcuno, ma se dovessi dirti i miei 3 preferiti risponderei senza dubbio: il grande Martin Scorsese, Luca Guadagnino e Steven Spielberg. Il modo in cui ritraggono le loro storie e affascinano il grande pubblico, ma soprattutto me, è straordinario. Sembra che la loro guida, passione e visione per il cinema sia infinita e io spero di avere un giorno il grande onore di essere diretto da uno di loro.

Un ruolo che ti piacerebbe interpretare
Accidenti, ce ne sono così tanti (ride n.d.r.). Amo i pezzi d’epoca come “Romeo e Giulietta”, o i film con re, regine, principi, cavalieri che combattono grandi battaglie per orgoglio e onore. “Il mio regno per un cavallo” per citare Riccardo III di Shakespeare. Sono anche molto attratto dai personaggi oscuri, misteriosi, sensuali, malvagi, ma in definitiva rappresento ruoli appassionati, significativi e altruisti. Credo che questi si addicano alla mia personalità, ma sono ancora giovane e all’inizio del mio percorso artistico.

Qual è il lavoro che ti ha emozionato di più e perché?
Devo ammettere che ancora non ce n’è uno, ma non vedo l’ora di avere nuove opportunità che mi faranno provare quel brivido. Devi capire che l’industria cinematografica è molto eccitante, intricata, complessa, a volte disperatamente dura, ma tutto sommato elettrizzante.
Quando c’è un’offerta per un ruolo parli con Produttori, Registi, Scrittori e il tutto crea una certo sentimento pungente, che io, al momento per fortuna, trasformerò in un brivido duraturo nel corso della mia carriera. Parlando di questo aspetto, l’artista che è in me ha bisogno di farsi da parte per permettere al business di fare il suo corso. Si chiama Show-Business per questo motivo.

Come vivi la popolarità e, soprattutto, come ti ha cambiato?
Onestamente non mi considero popolare. Preferirei dire che mi trovo nella posizione per realizzare un grande cambiamento in questo mondo. Questo mi permette di vedere meglio ciò che deve essere fatto e di usare il mio nome per dare il meglio. C’è tanto bisogno di attenzione e se riesco a infondere consapevolezza nelle persone per attirare la loro attenzione avrò la pace nel mio cuore Aiutare è ciò che conta per me, rendere il mondo un luogo migliore giorno per giorno.

Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere questo percorso lavorativo?
Gli direi di essere consapevole che il percorso che ha scelto è difficile. Di trovare e accettare la verità in tutto ciò che fa. Di lavorare ancora più duramente soprattutto quando la maggior parte delle porte si chiudono davanti ai suoi occhi. Ogni negatività è una lezione che lo renderà più forte e lo guiderà verso il successo. Gli direi: sii affamato e non accontentarti. Guarda la sfida in modo positivo e per crescere. La chiave di tutto in questo mondo è la conoscenza. Gli direi di trovare l’amore in tutto ciò che incontra e coraggio dentro sè stesso. Gli direi: sii consapevole di tutti i talenti e prendi ciò che ti rende più forte. E se fallisci? Va bene, la maggior parte delle persone non si rende conto che va bene fallire. Ma soprattutto: sii gentile con gli altri e con te stesso. Solo tu prevarrai in questo settore.

Qual è il tuo motto?
Dare valore in tutto ciò che fai

Quali sono i tuoi hobbies?
Hobbies …. piaceri peccaminosi (ride n.d.r.). Sono uno “shopper” compulsivo, amo viaggiare in tutto il mondo. Riccamente. Come Christian Grey (ride n.d.r.). A parte gli scherzi, cerco di vivere la mia vita al massimo, condividendo il mio percorso con le persone che amo e rispetto. A parte il mio lavoro, ho sempre avuto il grande desiderio di avere una fondazione senza scopo di lucro dove noi artisti, lavorando nell’intrattenimento, possiamo assistere e aiutare nei loro desideri e sogni i bambini che soffrono di depressione, cancro o altri casi sfortunati che necessitano di un forte sostegno sia finanziario che emotivo. Dobbiamo fare in modo che un bambino, affetto da una certa malattia, possa incontrare gli eroi dei suoi sogni per permettere al loro stato mentale di dimenticare le loro sofferenze e il loro dolore. Questo è ciò che creerò. “C’è un po’ di magia in tutto ciò che facciamo, tutti noi dobbiamo trovarla in noi stessi per renderla vera.”

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ViviRoma

Il Gruppo ViviRoma fondato da Massimo Marino nel 1988, nasce come giornale murale per ampliarsi nel tempo in un magazine, TV e WEB.

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