Tommaso Labate ci racconta di una generazione di rassegnati

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Tommaso Labate, in edicola dal 2 ottobre con “I Rassegnati”.esclusiva

Per superare la rassegnazione occorre unirsi ed essere solidali.

Ciao Tommaso è appena uscito il tuo libro dal titolo “I Rassegnati”. Ci racconti intanto cosa ti ha spinto a scriverlo?
Massimo, ho capito di far parte di una generazione che non dorme tranquilla. Abbiamo mille pensieri, non conosciamo il nostro domani. I quarantenni dovrebbero essere genitori, invece sono ancora figli. E i nostri genitori dovrebbero avere la tranquillità dei nonni, invece hanno ancora le ansie dei genitori. Siamo angosciati. Da questa angoscia generazionale è nato il libro.

Tu, ad esempio, hai l’età dei soggetti a cui ti riferisci nella tua opera letteraria, ma non per questo ci sembri un “rassegnato”
No, non sono un rassegnato. Ma mi rendo conto, a volte, come gocce di rassegnazione arrivino anche su di me. Nei momenti meno aspettati, tra l’altro. Se perdo il lavoro, ho abbastanza soldi da parte? Chi penserà ai miei genitori quando non saranno più autosufficienti? E ai miei figli, quando arriveranno?

Secondo te quali sono i motivi per cui la generazione degli attuali quarantenni è rimasta al palo?
Semplice. Non abbiamo un momento fondativo. Siamo arrivati troppo presto all’appuntamento con la caduta del Muro di Berlino e troppo tardi per l’attacco alle Torri Gemelle. Chiedi a dieci persone che hanno fatto il ’68 o il ’77 che cos’erano gli anni Sessanta e Settanta. Sentirai tante risposte, se non uguali, simili. Con noi è diverso.

Secondo te dove vanno cercate le responsabilità di questa generazione in crisi d’identità?
Ciascuno ha le sue colpe. Anche la politica. I quarantenni al governo non hanno pensato agli altri quarantenni. Renzi si è circondato di una cerchia ristretta e su altri veterani. E se senti parlare Salvini, cita più i pensionati che i precari.

Saresti in grado di dire nomi e cognomi dei responsabili politici di questo fallimento generazionale?
L’elenco sarebbe talmente lungo che ti ruberei lo spazio per tutto il ViviRoma. Nel libro però c’è tutto, nomi e cognomi.

Qual è il percorso per restituire la speranza e la convinzione in un mondo migliore per le prossime generazioni?
Mettersi insieme, essere solidali. La nostra è diventata una generazione per nulla altruista. Sappiamo che c’è un tozzo di pane e ci azzanniamo per afferrarlo noi. Non abbiamo mai preteso tutti insieme di fondare un fornaio…

Grazie Tommaso permettimi di esprimerti un complimento pubblico: sei una bella persona e rappresenti quella parte di giovani sana su cui il paese può sperare in un futuro migliore per i nostri ragazzi!
Grazie fvaateeeee

i rassegnati tommaso labateI RASSEGNATI
L’irresistibile inerziadei quarantenni
«Trentanove è il numero simbolo di una generazione fallita o sull’orlo del fallimento. Una generazione fregata dai padri, che pure avevano consegnato l’illusione che a un’infanzia felice e a un’adolescenza bellamente turbolenta sarebbero seguiti anni di benessere, serenità, sollievo, pace. Una generazione che non genera figli, come impietosamente fotografato da tutte le rilevazioni statistiche. Trentanove è l’età media del Rassegnato.» Come siamo arrivati fin qui? Da dove ha origine quella che Mario Monti, da presidente del Consiglio, definì «generazione perduta»? Quali sono le responsabilità dei quarantenni di oggi e quali le colpe di una pessima visione politica e sociale nell’Italia degli ultimi cinquant’anni? Tommaso Labate, anagraficamente coinvolto in questa categoria vittima di un’inarrestabile parabola discendente, scava nel passato dei Rassegnàti per trovare la matrice della non-reazione, dell’inerzia, della sconfitta che segna il destino dei ventenni di vent’anni fa. Quelli a cui la dignità deve essere concessa per decreto. Dalle lotte (finte, sbagliate o troppo facili) degli anni Novanta a quelle individuali, quasi ombelicali di oggi, dalla crisi occupazionale a quella dei valori, I Rassegnàti è la cronaca precisa di un’occasione sprecata, di una partita persa all’ultimo rigore. Come quello di Baggio nella finale di USA 94, sparato alto sopra la traversa.

Tommaso Labate ha trentanove anni e viene da Marina di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria). Ha iniziato la sua carriera da giornalista a “Il Riformista” nel 2004. Dal 2012 scrive per il “Corriere della Sera”, occupandosi in particolare di politica interna, e conduce “Corriere Live” per il sito della testata. Cura una rubrica sul settimanale “Io Donna”. Su La7, con David Parenzo, ha condotto le trasmissioni In onda e Fuori Onda. Su twitter è @Tommasolabate

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Massimo Marino

Sono un caronte 2.0 che vi racconta e vi porta nella vita notturna e non solo...

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