Attraversando la terza fase, Shakespeare in plexiglass”

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Il teatro ai tempi del corona

Stavo pensando di archiviare il nome della mia rubrica TEATROVID-19, questo come gesto apotropaico e di buon augurio per una felice e definitiva riapertura dei teatri e come buon auspicio all’estinzione di questo virus, ma soprattutto nella speranza di non dover modificare in futuro il nome della rubrica in TEATROVID- 20…

Fa da cornice a Shakespeare in plexiglass il teatro Trastevere, locale a me assai caro a cui sono affezionato perché ha incorniciato i miei più piacevoli ricordi legati ai numerosi e graditi spettacoli a cui qui ho assistito.

Ammiro i gestori del teatro per il coraggioso modo di proporre un teatro sempre pronto ad esplorare nuovi territori e sempre all’avanguardia nel promuovere innovativi e originali spettacoli come quello di stasera.

La rappresentazione di queste due pazzerelle che rispondono al nome di Annabella Aurora Calabrese e di Giovanna Cappuccio entra di diritto in questa mia rubrica.

Cimentandosi in questo ‘Shakespeare in plexiglass’ si guadagnano il podio nella mia rubrica, tanto sono in tema con essa.

Anna e Giovanna hanno già fatto numerosi spettacoli insieme che si ispirano ai drammi di Shakespeare riproponendoli sempre in maniera originale e a tratti sperimentale riscuotendo sempre il successo del pubblico.

In questa nuova trasposizione hanno ridotto alle loro sole due figure attoriali la loro compagnia, accantonando per il momento la folta schiera di colleghi artisti con cui solitamente lavorano e che al momento non possono esibirsi insieme a loro a causa delle vigenti restrizioni sanitarie.

Nonostante tutto le nostre due fanciulle si tirano su le maniche e in pochissimo tempo danno vita ad una gustosa e stuzzichevole parodia originale e assai intelligente, giocando proprio su questi divieti e obblighi che giustamente hanno e stanno suscitando tante discussioni e perplessità nel comparto teatrale.

shakespeareImmaginate un medley di tutti i drammi di Shakespeare incollati tra loro in una versione bizzarra ma assai fruibile a tutti, farcita con innesti di magistrale recitazione drammatica che fa eco alle versioni originali.

In aggiunta ben innestate tra loro, le nostre amiche trovano lo spazio per inserire delle spiegazioni narrate deliziosamente che approfondiscono e chiosano con semplicità le storie qui riproposte del famoso drammaturgo e che diciamocelo francamente, solo gli appassionati e gli studiosi di teatro conoscono bene e possono debitamente apprezzare.

Apprezzarlo come le nostre due artiste, che possono permettersi di giocare con una velata irriverenza senza che Shakespeare si rivolti nella tomba.

Anzi probabilmente si sarà girato per accomodarsi meglio e poter ridere di cuore alle loro frequenti ed effervescenti battute.

Non immaginatevi lo spettacolo di Giovanna e Annabella come normale, bensì pensate ad una voluta parodia che le due attrici inscenano. Non una rappresentazione, bensì il tentativo di una sua preparazione.

Le due vorrebberono portare in scena con la riapertura limitata dei teatri uno spettacolo su Shakespeare scervellandosi su come poterlo fare in sicurezza senza incappare in sanzioni.

Insomma una sorta di dietro le quinte in cui viene scomodata tutta la produzione del maestro mentre le due inciampano inevitabilmente (e simpaticamente) nelle restrizioni anticovid.

Così facendo Annabella e Giovanna ci ripropongono storie e personaggi in un viaggio tra passato e moderno facendocele gustare con leggerezza grazie alla loro bravura e ironia e grazie a stratagemmi e trovate che forse solo un Mel Brooks e un Monty Python avrebbero osato proporre senza deturpare Shakespeare.

Molto coraggiosamente intrattengono il pubblico con un’ora e mezza di spettacolo, divertendo, interessando, stuzzicando e diciamolo, anche istruendo la platea su un tassello importante di teatro storico, tutto senza tediare mai i presenti.

Conosco queste due artiste avendole viste più volte sul palco. Devo dire che inizialmente ero perplesso su come potessero realizzare uno show da sole e poi toccando questo tema…

Non solo ho abbandonato il mio scetticismo con cui sono entrato nella sala a braccetto, ma ne sono uscito sempre a braccetto di altri due nuovi compagni: la soddisfazione e l’euforia.

Assai divertito ho ripensato alle loro esilaranti gag con le quali hanno celato la loro indiscutibile bravura e professionalità che però indolente ha fatto prepotentemente capolino in ogni momento dello spettacolo.

Vestite con tutine nere attillate le nostre Eva Kant hanno dimostrato la loro intelligenza in uno spettacolo ironico ma anche in un educato grido di aiuto verso le autorità competenti, facendosi portatrici di un ipotetico vessillo e così rappresentanti del settore dello spettacolo a cui appartengono.

Manifestando satiricamente senza additare, inveire, condannare o denunciare nessuno, hanno inscenato goliardicamente le difficoltà se non addirittura l’impossibilità di poter portare sul palco uno spettacolo rispettando tutte le limitazioni volute dall’Organo di Sanità e dello Stato, senza comprometterne l’esito.

Barcamenandosi egregiamente hanno creato così uno spettacolo costruendolo volutamente per incappare nei limiti imposti esorcizzando divertendo questo difficile momento in cui imperversa il mondo dello spettacolo, uscendone vincenti e lasciando una morale per chi vorrà e dovrebbe ascoltarle.

Dunque ecco apparire dalle loro valige in scena come dalle tasche inesauribili di un Eta Beta disneyano: mascherine, guanti, caschi, discutibili ed innovative protezioni e il fantomatico plexiglass che dà il titolo alla commedia, che loro usano nella loro performance ironica a mo’ di scudo trasparente.

Queste improbabili amazzoni oplitiche votate alla difesa dell’arte teatrale con la benedizione di Atena e Melpomene strappano sorrisi e risate di cuore.

Mi hanno sorpreso? In realtà neanche più di tanto conoscendole.
Hanno partorito un intelligente spettacolo figlio di questo periodo infausto e degno erede di un nuovo inizio, adatto a tutti e che strizza l’occhio a chi non conosce il teatro che può grazie a loro apprezzare un autore ostico a molti.

Poliedrica e versatile Annabella con la sua voce stentorea, varia, scivola e si adatta camaleonticamente ad ogni personaggio sia serio che ironico presentato, mentre Giovanna passa la palla, regge e serve la battuta facendo uso della sua tipica voce volutamente graffiata e sofferta che nasconde sempre però il suo lato sardonico. Entrambe riempiono con la loro presenza il palco e la nostra serata.

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