“È cosa buona e giusta”

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TEATROVID-19 Il teatro ai tempi del Corona (attraversando la quarta ondata)

Teatro 7

di Michele La Ginestra e Adriano Bennicelli

con Michele La Ginestra, Ilaria Nestovito, Ilaria Mariotti, Alessandro Buccarella, Alessandro La Ginestra.

Due anni di repliche al Sistina con numerose date, tutte mietendo successi dalla critica e dal pubblico. Michele ripropone con un cast ridotto, nel delizioso Teatro 7, questo spettacolo fatto di musica, canto, ballo, battute ironiche e tanto coinvolgimento.

Mea culpa è che conosco da poco questo grande artista, ma ogni volta che lo vedo lo paragono sempre più ai grandi dello spettacolo. Le sue proposte artistiche me lo fanno immaginare come un nuovo Jonnhy Dorelly, un Terence Hill, un Enrico Montesano. Ha una comicità che butta un occhio a quella passata, filtrata e modernizzata con gusto e personalità, senza mai involgarirsi. Efficace e genuina, diverte e che fa riflettere.

Quello di stasera è un confronto tra generazioni, quella di Michele e dei ragazzi che lo accompagnano sul palco, tra cui suo figlio. È il nuovo a confronto con il passato. Michele, cambiando abito e dando vita a simpaticissimi personaggi, racconta né più né meno quello che anche io ho vissuto quando ero ragazzino: le partite a pallone, le festicciole da ballo, i primi innamoramenti… Brandelli di vita passata che i più giovani non conoscono, ormai assorti tra telefonini, videogame e altre distrazioni che non gli permettono di avere quel contatto fisico che avevamo noi, quando l’unico modo per giocare e stare insieme era incontrarci nel giardinetto sotto casa, in quello del condominio o nell’oratorio per giocare a pallone, a volte rompendo qualche finestra con una pallonata o colpendo per sbaglio qualche passante. Michele si traveste da prete, da bidello che finge di essere un professore, da un buffissimo coatto di quartiere, poi rientra nei suoi panni. Così facendo entra in contatto con l’altra generazione, insegnandogli ad affrontare la vita attraverso la sua esperienza. I ragazzi che lo seguono sono come in una classe, a volte distratti, poi vengono rapiti dalle sue parole. Sempre più rapiti dai suoi discorsi, cominciano a mettere a frutto i suoi insegnamenti relazionandosi con lui e tra loro. Ognuno dei ragazzi, poi, ha modo di eseguire un suo “assolo”, uno spazio in cui racconta la propria vita, dimostrando la propria bravura nella recitazione. Michele ha scelto bene il suo cast.

Ilaria Nestovito, nei panni di una ragazza timida e deliziosa nascosta dalla sua frangetta, ci delizierà tirando fuori una voce melodiosa e delicata. Ilaria Mariotti interpreta una ragazza di periferia più smaliziata e sicura di sé, come Alessandro Buccarella, anche lui ragazzo di quartiere, determinato e un po’ bullo, mentre Alessandro La Ginestra è nei panni di un divertentissimo nerd. Tutti insieme inscenano dei balletti e cantano su delle basi di brani famosi: Jovanotti, De Gregori, Bennato… Molto bravi, affiatati e divertenti.

Lo spettacolo è delizioso. Michele ha una comicità soft, educata; non sono solo le sue battute a far ridere, ma è proprio lui con il suo atteggiamento spontaneo e schietto a divertire, per come simpaticamente affronta il pubblico e nel modo di coinvolgerlo improvvisando.

cosa buona e giustaNella seconda parte dello spettacolo, un problema tecnico che avrebbe potuto creare pensieri è diventato, nelle mani degli attori, un’occasione per esibirsi con disinvoltura nell’esecuzione a cappella de “Il gatto e la volpe” di Bennato. Poi, quando alla fine era prevista una canzone che avrebbero dovuto cantare tutti insieme per chiudere la serata, Michele con la sua professionalità e la capacità di improvvisazione è riuscito a creare un finale alternativo e divertente che il pubblico ha molto apprezzato.

cosa buona e giustaNon sono mancati momenti riflessivi e toccanti, soprattutto quando ha parlato commosso della scomparsa del padre, dal quale ha ereditato il sorriso e la voglia di andare avanti. Un momento davvero toccante e di grande poesia, un vero e proprio inno al ricordo del genitore. Il racconto è stato elegante, dolce, romantico, pregno di sentimento. Un momento che mi ha fatto riflettere. Empaticamente, ho risentito lo stesso dolore per la perdita di mio padre, perché come Michele anche io ho ereditato quel sorriso per andare avanti, ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti come ha fatto lui, e come lui ho trovato la mia strada, scrivendo le mie impressioni sugli spettacoli teatrali, attività che svolgo solo per passione.

Spettacolo coinvolgente, divertente, ricco di ironia e di morale per capire le nuove generazioni, ma anche perché le nuove generazioni capiscano quelle passate. In effetti c’è sempre un cordone ombelicale che collega tutto. Michele riesce a toccare le corde dei sentimenti con dolcezza attraverso un sorriso.

cosa buona e giustaIl suo Teatro 7 diviene il suo caldo abbraccio con cui accoglie il pubblico, che dimostra di amarlo. Lui lo diverte, lo fa riflettere e lo coccola. A fine spettacolo un piccolo gruppo di persone di ogni età si è fermato con lui per complimentarsi, per un autografo, per una foto. Michele, in fondo, sopra o sotto il palco non è molto diverso. Una persona gioviale, allegra e disponibile.

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