“Si cena alle otto”

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Teatro 7 Off
Scritto e diretto da Francesca Nunzi.
Con Simona Allodi e Giovanna Cappuccio.
Musiche di Marco Pietraggi.

Una madre e una figlia si incontrano ogni sera alle otto per cenare insieme. Durante la serata emergono i loro caratteri e i loro irrisolti, come può accadere nei momenti di vita quotidiana in cui ognuno di noi può ritrovarsi. Il tutto è sospeso in una sorta di non tempo bidimensionale.

Le due sembrano imprigionate in un loop temporale dove la cena gli consente di stare insieme, ma è anche una regola fissa che le vincola in un appuntamento ripetuto allo stremo.

Più e più volte vedremo la scena in cui Anna arriva frettolosamente a casa per essere puntuale, mentre Serenella sembra farle pesare che giunge sempre all’ultimo minuto.

Sentiremo l’orologio scandire i rintocchi puntuali al momento della cena quando si incontrano Serenella (Simona Allodi) e Anna (Giovanna Cappuccio). Sono assai diverse; temprate e forti ma con evidenti debolezze.

Entrambe affrontano le asperità della vita grazie ad un forte senso della famiglia che però piano piano si intaccherà pericolosamente dopo una serie di lutti e a causa dei loro comportamenti al limite.

Ogni cambio di scena, oltre che dal rintocco dell’orologio, viene evidenziato dall’arrivo di una nuova tovaglia sulla tavola; sul bordo di ognuna compare scritto il “tema” del confronto della serata.

Poi, terminata la cena, come fantasmi sgonfi queste candide tovaglie verranno gettate a terra, come a scandire il tempo che passa e le situazioni ormai passate, come piccoli cumuli bianchi di terra che fungono da sepolcri di qualcosa ormai andato, di archiviato.

Sono momenti di vita trascorsa che appaiono come ricordi nitidi in cui si rincorrono quelle situazioni che coinvolgono le donne o i loro familiari.

Sopra ogni tovaglia appare il nome di un componente, un luogo in comune, un’abitudine che ci accompagnerà in ogni scena fino all’epilogo della storia.

Dal loro profondo emergono la difficoltà di capirsi e di relazionarsi, avendo vedute e approcci differenti con la vita, che si ripercuotono sul loro modo di comunicare e sulla famiglia.

Terreno comune e di incontro sembrano proprio la cucina ed i cibi che si preparano; attraverso quelli, le due riescono ad esprimere e a manifestare il loro amore, tra un battibecco e l’altro.

Gli stati d’animo che le due attrici trasmettono empaticamente, attraverso una sceneggiatura non semplice ma profonda, sono realistici e forti. In questa sorta di limbo che le imprigiona, spicca una mobilia bianca inghiottita dal nero della scenografia, forse un’ allusione all’eterno conflitto della vita con la morte, o semplicemente la manifestazione di questa dualità in cui le donne, così come ogni altro essere umano, vivono.

In questo monotono susseguirsi delle cene, le due portano avanti anche la storia della loro famiglia, aggiungendo ogni volta un nuovo tassello alla storia che aiuta lo spettatore a seguire l’intricata o forse, più appropriatamente enigmatica trama.

Mentre le donne cercano, ignare di questa ripetizione ossessiva, di dare un senso alla propria esistenze, scavano sempre di più nel loro passato tentando di raccogliere i cocci di ciò che non è andato, forse nella speranza di trovare un’ assoluzione per gli errori compiuti, più per perdonarsi che per essere perdonate dagli altri.

si cena alle ottoLa storia si sviluppa a metà strada tra dramma e commedia e vede impegnate due brave ed affiatate attrici che, attraverso dialoghi dai ritmi serrati a tratti surreali, altrimenti molto realistici, ci svelano il loro intimo più profondo e le loro cicatrici psicologiche.

Francesca Nunzi che ha scritto la sceneggiatura dello spettacolo, si discosta nettamente dall’immagine che abbiamo di questa grande artista romana, più legata al genere comico e leggero.

Nonostante inserisca di tanto in tanto alcune battute ed uscite ironiche in cui almeno io ho riconosciuto la sua ironia, stavolta Francesca ci fa conoscere il suo lato più drammatico, capace di scavare nel profondo dell’animo femminile attraverso la sua grande sensibilità.

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